sabato 12 marzo 2016

Trappola per Topi (mouse trap): Ecco perché Disney e Pixar uccidono i nostri genitori - e perché gli chiediamo di smetterla

Di Michael Cavna 
NOTA DELL'AUTORE: Questo pezzo è colmo di rivelazioni principali concernenti film Disney/Pixar, incluso il nuovo "Il Viaggio di Arlo". Tu, amico mio, sei stato avvertito.
— M.C.

Hiro Hamada (la cui voce è di Ryan Potter/Arturo Valli), a destra, e Baymax (Scott Adsit/Flavio Insinna) possono accogliere il bagliore degli Oscar per “Big Hero 6.” (AP Photo/Disney)
 JONATHAN PYTKO era davanti a una classe di un corso d'are alla Georgetown University questo autunno, il filmato trafugato del prossimo film del suo datore di lavoro al seguito.  Pytko, un tipo illuminato che ha film premio Oscar come “Up,” “Brave - Ribelle,” “gli Incredibli” e “Ratatouille” nel suo sfavillante curriculum, è un veterano da dodici anni dello stimato studio Pixar, i cui film sono distribuiti dalla Disney. Il che vuol dire che il signore conosce bene e da vicino le retoriche del racconto rese popolari da molti decenni dalla Casa del Topo. 

In questo pomeriggio, Pytko stava svelando i meccanismi del cinema quando mise su una clip bella da togliere il fiato e realistica in modo inquietante dall'ultimo lungometraggio animato Pixar, "Il Viaggio di Arlo". Il film è incentrato sul dinosauro del titolo, Arlo l'Apatosauro, e Spot, il ragazzo selvaggio con cui fa amicizia, e per introdurre propriamente la clip che li vedeva coinvolti, Pytko dovette fare un grande spoiler.

Arlo, rivelo il supervisore degli effetti di luce, tragicamente perde un genitore all'inizio del film. Oooof, grugnirono collettivamente i membri del corso d'arte prima di ridere della loro reazione viscerale condivisa. Pytko, rivelandosi un'oratore sveglio, si unì alla risata e poi replicò ironico: Abbiamo dovuto perché è Disney.

Intelligentemente, l'uomo della Pixar facendo questo tour avanzato dei college della East Coast stava indicando l'elefante nella stanza del raccontare storie - un pachiderma della trama persino più imponente dell'affettuosa madre di "Dumbo" che è rinchiusa, rendendo l'eroe omonimo dalle orecchie grandi della Disney un orfano virtuale.

Questo perché ciò per cui questi studenti d'arte si stavano sconvolgendo e ridacchiando era l'affidabile, banale ma autentico strumento su cui gli innovatori al Tragic Magic Kingdom hanno fatto affidamento sin da prima della Seconda Guerra Mondiale, e il quale fila classici, oscure favole (incluse quelle adattate dalla Disney) prontamente utilizzato per un secolo o più prima di quelle.  

Il quadro completo qui è che parte del formidabile genio del defunto Walt Disney è stato sapere che l'animazione non era una barriera - ed era spesso un vantaggio - per intrattenere spettatori di tutte le età. E forse nessun dramma intrattiene tutte le età in maniera così affidabile come il racconto di formazione.

Fin dal primo film animato dello studio, "Biancaneve e i sette nani" del 1937, gli eroi e le eroine Disney, principesse e poveri, lupetti e cuccioli hanno dovuto sistematicamente fronteggiare un crocevia che li forzava a crescere. Noi stiamo testimoniando la spesso biforcuta strada per la maturazione. E uno dei più immediati ed emozionati mosse che un tessitore di eventi possa far accadere, una svolta così efficace come il grano di Tremotino, è la scomparsa di uno o entrambi i genitori - sia letterale che virtuale, sia che che il protagonista sia reso orfano fuori scena o che siamo testimoni dell'evento fatale nel primo rullo del film, sia che che l'assenza dei genitori non venga spiegata, o persino se il pericolo alla fine si riveli solo quasi fatale. Niente distrugge il bozzolo di un bambino come l'evento che produce una farfalla ferita ma temprata.

Dallo studio principale della Disney, ovviamente, siamo abituati ad aspettarci questo gioco di prestigio. è parte del Dna dello studio, impresso per ogni generazione di creatori e tramandato come una sacca dorata di trucchi. E quindi siamo stati cresciuti da una parata di principesse ferite, specialmente, da Cenerentola a Elsa, da Belle ad Ariel a Jasmine a Tiana. E ancora, la falce della morte per i genitori Disney è stata brandita ampiamente: in “Big Hero 6 dell'anno scorso? da Disney/Marvel, sopportiamo persino una combo di due colpi fatali di genitori e poi l'amato fratello guardiano. O, quanto ancora possiamo essere condizionati senza diventare completamente insensibili?

(Inoltre accettiamo queste storie di più dal periodo di Walt Disney, forse, quando realizziamo che provò un grande cordoglio, ed era almeno parzialmente responsabile, per la morte di sua madre per asfissia, dovuta ad avvelenamento di monossido di carbonio, dopo che i fratelli Disney comprarono ai loro genitori  . una casa a Los Angeles che si scoprì avere una caldaia che perdeva. Pochi anni dopo la morte di Flora Disney,  il figlio Walt rilasciò “Bambi,” che in maniera interessante includeva un personaggio chiamato Fiore.)

Adesso, per essere sicuri, far fuori un genitore nella narrazione ancora offre un gruppo di benefici nella narrazione. Notare che, non solo è un appunto per segnalare allo spettatore una storia di formazione, ma inoltre stabilisce un coinvolgimento veloce del pubblico, e tipicamente simpatia, per un giovane protagonista vittimizzato. Quale metodo più veloce per farci affezionare a un personaggio he introdurre una tragedia da superare? Dai Fratelli Grimm a Ben Grimm dei Fantastici Quattro, è uno stratagemma testato nel tempo per creare una connessione risparmiando tempo. (E parlando di fumetti, a nulla vale che solo pochi mesi dopo che Walt stava presentando Biancaneve al mondo, un altro personaggio fondante di un impero creativo - Superman della Detective Comics, o DC - diveniva orfano e spedito in un nuovo mondo. Si, era un era particolarmente brutale per i genitori nella fiction.)

Ancora dopo otto decenni di trucchi simili, lo studio Disney, che è inoltre il proprietario del franchise di Star Wars, con tutti i suoi problemi Morte-al-papà, e dell'Universo cinematografico Marvel, con supereroi che perdono i genitori come Devil e Occhio di Falco - rischiano più che mai di .bruciare la carta dell'Orfano. Tutti da Dickens (che aveva conosciuto tempi duri da ragazzo) fino a Harold Gray (che ha dipinto tempi duri, con "la piccola orfanella Annie") a Lindgren (creatore di Pippi Calzelunghe simile a Peter Pan) ha trovato ricchezza artistica nei bambini che vanno alla deriva prima di trovare nuovi o potenziali guardiani.  Ma essere uno studio cinematografico popolare sempre bisognoso di nuove storie presenta diversi problemi: fai affidamento sugli stessi meccanismo narrativi per buona parte di un secolo, e il pubblico inizierà a reagire come quegli studenti d'arte di Georgetown. Alla fine se non di già, freddare un genitore prontamente come in "Frozen" potrebbe diventare una scorciatoia del pubblico per staccarsi dal film.

Ancora una volta, quello è la vecchia generazione Disney. Siamo abituati allo studio decidere, come in Biancaneve, di superarlo troppo spesso. Ma per quanto riguarda la grande Pixar, il termine di paragone moderno per una narrazione eccezionale?

Beh, siamo ottimisti che l'eccellente capacità di raccontare della Pixar non vada troppo in quella direzione con un meccanismo esausto. Loro sicuramente appaiono giudiziosi con la loro scatola degli attrezzi. La morte prematura della madre è il fulcro ne "la Ricerca di Nemo," certo, e il padre rimane semplicemente invisibile in "Up" e "Toy Story." E da "Barave - Ribelle" a "Gli Incredibili" fino a "Inside Out," lo studio saggiamente lascia che i parenti visibili sopravvivano.

Questo, poi, è ciò che rende la morte del papà nel nuovo "Il viaggio di Arlo" una piccola delusione da un punto di vista creativo. Non solo la scena tragica suona come un cliché, ma inoltre ha troppe somiglianze fisiche con "Il Re Leone” - al punto che a una recente proiezione, ho sentito un ragazzo sussurrare a un adulto una parola - solo una parola che diceva tutto: "Simba."

Pixar mostra un magnifico, scintillante dinosauro. Possiamo solo sperare che lo studio ritirerà il fossile narrativo della morte genitoriale per qualche anno. Perché alla fine, se questo meccanismo passa il punto di stanchezza del pubblico, il colpo fatale non sarà ai genitori, ma al film stesso.

“Il Viaggio di Arlo.” (courtesy of Disney/Pixar 2015)


Scrittore/Artista/ narratore visivo Michael Cavna è il creatire della rubrica "Comic Riffs" e recensore di grafic novel per il The Post's Book World. Apprezza la satira acuta in quasi ogni forma.








TRADUZIONE a CURA di:DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE:washingtonpost.com/