giovedì 19 maggio 2016

Recensioni dal Festival di Cannes: ‘Pericle il nero’


di Jay Weissberg

Un Sicario napoletano della mafia in Belgio commette un grande sbaglio e scappa in Francia in questo dramma del sottobosco criminale bilanciando realismo con pessimismo noir.

Un Napoletano trapiantato in Belgio che lavora come sicario per la mafia erroneamente uccide la sorella di un boss di un clan rivale e scappa in Francia in "Pericle il nero," un solido studio sul personaggio che soffre per un'eccessiva dipendenza dalla voce fuori campo in prima persona. I fratelli Dardenne sono i padrini del regista Stefano Mordini in molteplici modi: stilisticamente il film abbraccia il neo-realismo Belga, è parzialmente ambientato in Liège, e i Dardenne sono co-produttori. Mordini è stato per lungo tempo attratto dai distretti proletari (“Acciaio,” “Provincia meccanica”) quindi quello non è una novità, ma "Pericle il nero" è un lavoro molto più maturo rispetto ai suoi film precedenti, nonostante il gap di personalità tra il protagonista come visto sullo schermo opposto a ciò che si sente nella narrazione è fastidiosamente ampio. Il weekend di apertura in Italia ha raggiunto un rispettabile 110,000 dollari, mentre le prenotazioni oltre i territori familiari verranno per la maggior parte da esposizioni Italiane.

Pericle (Riccardo Scamarcio) si muove attraverso la vita in stordimento, recitando frettolosamente in film porno da quattro soldi ma principalmente agendo come cattivo per Don Luigi (Giorgio Morra), capo di una delle due famiglie criminali italiane in Belgio. All'esterno è privo di vita, persino quando pesta i nemici del Don sulla zucca con una busta di plastica piena di chiodi, ma nella sua testa è considerevolmente più verboso ed emotivo, oppresso da suo status di orfano e sentendosi disconnesso dal mondo.

Quando per errore uccide la sorella (Maria Luisa Santella) del rivale di Luigi, Pericle si da alla macchia, prima in una casa sicura (queste scene sono particolarmente oscure e ben realizzate) e poi sulla costa francese, dove cerca di rimorchiare Anastasia (Marina Foïs) in un caffé. Lei è insensibile all'inizio, ma la perseveranza paga e in men che non si dica lei lo riporta al suo appartamento per una bella scopata, persino dopo aver saputo che non ha un indirizzo al momento.

È probabile che molti spettatori non si berranno la fiducia immediata di Anastasia in un uomo che dorme nella sua macchina, specialmente considerando che ha due bambini - non è strano che dopo un incontro intimo lasci i suoi ragazzi alle sue cure?  Concesso che accenda il fascino quando è con lei - un fascino che non visto in altre circostanze - ma comunque la quasi istantanea fiducia rimane un elemento seccante in un film che altrimenti cerca duramente di bilanciare realismo con pessimismo noir.   L'idillio ovviamente non dura: c'è un oscutirtà nella personalità di Pericle, e quando realizza che Don Luigi l'ha venduto, è lasciato ancora una volta ad affrontare una vita di problemi che ruotano attorno all'abbandono familiare.

In classico stile noir, Anastasia rappresenta la luce e la bontà con il suo appartamento sulla spiaggia e due figli adorabili, dove Pericle, più a suo agio durante la notte, viene da un posto più oscuro. La sua voce narrante rivela una torturata, personalità vagamente consapevole di se stessa non intravista nella sua forma esterna, che tende a essere imbronciata e quasi monosillabica eccetto che con Anastasia. Certo non a causa di Scarmacio, che ha la pensosa intensità richiesta per il ruolo, il film fallisce nel rendere questi due lati del personaggio credibili come una sola persona, pertanto intralciando un senso di connessione con questo antieroe.

Meglio reso è il senso di questo mondo sotterraneo Napoletano incongruamente residente in un ambiente decisamente non suo.  La camera funziona come uno spettatore rapito, occhieggiando il mondo con un ammonitore senso di sfiducia, come se stesse appiccicata alla nuca dei personaggi assicurasse che non scappino. Riprese dei depressi paesaggi industriali del Belgio accentuano la connessione alla visione dei Dardenne mentre si ricollegano anche all'interesse di Mordini per il proletariato. Le canzoni sono usate acutamente per rinforzare l'atmosfera, dalla forza trainante di "Get Into It" dei The Strypes al lamentoso "Wild is the Wind" di Nina Simone.

Durata: 104 MIN. 
Produzione
(Italy-Belgium-France) A BiM Distribution release (in Italy) of a Buena Onda, Les Fils du Fleuve, Les Production du Trésor production, with Rai Cinema, with the participation of Tax Shelter du Gouvernement Fédéral de Belgique, Casa Kafka Pictures, Belfius, VOO et Be TV. (International sales : Rai Com, Rome.) Prodotto da Viola Prestieri, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio. Co-produttori, Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne, Alain Attal. Produttori esecutivi, Delphine Tomson, Marie Le Mire, Xavier Amblard.
Crew
Diretto da Stefano Mordini. Sceneggiatura, Francesca Marciano, Valia Santella, Mordini, loosely based on the novel “Pericle il Nero” by Giuseppe Ferrandino. Camera (color), Matteo Cocco; montaggio, Jacopo Quadri; music, Peter von Poehl; production designer, Igor Gabriel; costume designer, Antonella Cannarozzi; sound, Jean-Pierre Duret; sound edit, Stefano Grosso, Daniela Bassani, Marzia Cordo’; associate producer, Philippe Logie; casting, Francesco Vedovati.
Con
Riccardo Scamarcio, Marina Foïs, Valentina Acca, Gigio Morra, Maria Luisa Santella, Lucia Ragni, Seloua M’Hamdi, Samuel Laurie. (Italian, French dialogue)

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE:variety.com/