martedì 17 maggio 2016

Recensioni dal Festival di Cannes:'Hands of Stone'


di Leslie Felperin

Toro invecchiato mostra al ragazzo nuovo come si fa. Robert De Niro interpreta Ray Arcel, l'allenatore che allenò il peso medio Roberto Duran (Edgar Ramirez) verso la grandezza negli anni 70.

Se ci fosse un'arena virtuale dove i film di boxe potessero scontrarsi e Hands of Stone e Creed potessero combattersi come pesi medi di livello medio, Creed probabilmente vincerebbe ai punti - ma non per un grande margine. I contendenti sono strettamente allineati. Entrambi sono di registi emergenti, nonostante il Ryan Coogler di Creed abbia più raffinatezza rispetto al Jonathan Jakubowicz di Hands of Stone. Entrambi i film sono più sdolcinati di quanto non pensino, ma comunque dicono cose ponderate su razza, classe e su come lo sport si sia evoluto durante gli anni.

Principalmente vertono entrambi sul vecchio-incontra-il nuovo, sia a livello letterale che meta. Lo scorso anno Creed vedeva Sylvester Stallone riprendere il suo ruolo di Rocky Balboa, un ex campione che diventa allenatore per un giovane combattente (Michael B. Jordan). Hands of Stone, nonostantein apparenza sia un biopic sul leggendario pugile degli anni 70 Roberto Duran (Carlos' Edgar Ramirez), non è i nrealtà un sequel di alcunché. E nonostante ciò i cineasti sono chiaramente ben consapevoli che un componente principale della sua attrattiva risiede nella scrittura di Robert De Niro, star del canonico film di combattimento Toro Scatenato, come coach di Duran Ray Arcel, un fortemente onorevole, paterno vecchietto in uno sport talvolta ignobile, in pratica l'opposto del Jake LaMotta di Toro Scatenato.

Dato che la The Weinstein Company sta distribuendo la pellicola, iniziando il suo viaggio a Cannes fuori competizione - dove la premiere è stata trasformata in un tributo a De Niro - c'è una buona possibilità che lo spingano come contendente agli oscar più in la durante l'anno. La cosa triste in una tale strategia, come con Creed, è che distrarra l'attenzione da Ramirez, che da l'interpretazione più interessante. De Niro mostra quale maestro sia prendendosi il suo tempo con una combustione lenta, ma essenzialmente è un interpretazione che potrebbe fare dormendo, costruita attorno alla stranezza di vederlo con una parrucca in lattice per farlo sembrare calvo. Ramirez, d'altra parte, afferra l'occasione di mostrare la sua portata con il suo arrabbiato ma scalto, elegante ma incontrollabile Duran. Il suo lavoro nelle scene di lotta confeziona una convincente lotta, e mentre nessun regista da Toro Scatenato è mai stato in grado di resistere a usare la slow-motion per mostrare come i colpi si inarcano e vanno a segno, il nativo del Venezuela Jakubowicz (Secuestro Express) saggiamente non cerca l'omaggio totale a Martin Scorsese. Riprende i combattimenti principlamente in non particolarmente pretenziose riprese aeree (con la gru) e primi piani, trascorrento più tempo da vicino a Duran e Arcel durante il loro discorsi di incoraggiamento all'angolo, che finiscono sempre in modo toccante con Arcel che pettina i capelli di Duran prima che ritorni sul ring, come se sia un figlio in procinto di cantare al suo bar mitzvah.

Jakubowicz mostra più inventiva e dedizione con le parti non di combattimento del film, specialmente le scene ambientate e girate a Panama, dove il sentimento anti-americano tra i locali è molto sentito. Duran potrà essere scarsamente istruito, incapace persino di leggere dopo un infanzia trascorsa principalmente nelle strade rubando per sopravvivere, ma afferra la situazione post-coloniale e come la sua fulminea ascesa sotto la tutela di Arcel lo trasformi in un simbolo nazionalista. Mentre il film si fa strada attraverso gli incontri chiave che hanno assicurato a Duran i suoi titoli, prima contro Ken Buchanan nel 1972 e poi in seguito il suo nemico/amico Sugar Ray Leonard (la pop star-diventata-attore Usher, accreditato qui come Usher Raymond IV), la sceneggiature di Jakubowicz è attenta a fornire spegazioni sugli sforzi di Panama per riacquisire il controllo del canale. C'è abbastanza ronzio di fondo sul regime di Omar Torrijo e clip di archivio di presidenti americani (prima Carter, poi Reagan) discutendo trattati per creare una rassicurante sensazione che questa storia ha luogo in un mondo reale,anche se è ovvio che larghe porzioni di storia sono state ignorate.

Certo, a volte sembra come se altre porzioni siano state lasciate da qualche parte nel cestino dei rifiuti digitali della sala di montaggio perché ci sono ovvi buchi e bablbettii nella narrazione, personaggi di cui ci è stato detto sono terribilmente importanti solo per vederli sparire dalla narrazione del tutto fino a che è ora per la loro dipartita di avere effetto su Duran. Almeno abbastanza tempo è attribuito all'esuberante interesse amoroso di Ana De Armas, la moglie di Duran Felicidad, per costruire trepidazione attorno a ciò che riuscirà a fare in un ruolo importante nell'imminente remake di Blade Runner.

La fluidità non è il pezzo forte del film. Ma lo sono le situazioni, e ci sono abbastanza scene che colpiscono allo stomaco grazie a Miguel Ioan Littin Menz - per esempio, una ripresa aerea di una processione religiosa e viste impennate del canale che non servono a niente se non al bene dell'industria del turismo di Panama. In conclusione, Hands of Stone è ben lontano dalla perfezione, ma colpisce abbastanza sopra la sua categoria per evitare dall'essere facilmente archiviato. 

Venue: Cannes Film Festival (out of competition)
Distributor: The Weinstein Company
Production companies: Fuego Films, Vertical Media, Epicentral Studios, Panama Film Commission
Cast: Robert De Niro, Edgar Ramirez, Usher Raymond IV, Ana De Armas
Director-screenwriter: Jonathan Jakubowicz
Producers: Carlos Garcia de Paredes, Claudine Jakubowicz, Jonathan Jakubowicz, Jay Weisleder
Executive producers: Ricardo Del Rio, Robin Duran, George Edde, David Glasser, Bill Johnson, Max A. Keller, Jim Seibel, Benjamin Silverman, Bob Weinstein, Harvey Weinstein, Sammy Weisleder
Director of photography: Miguel Ioann Littin Menz
Production designer: Tomas Voth
Costume designer: Bina Daigeler
Editor: Ethan Maniquis
Music: Angelo Milli
Visual effects supervisor: Rodrigo Tomasso
Casting: Dilva Barriga, Amanda Mackey, Cathy Sandrich
Sales: Creative Artists Agency, The Weinstein Company

Not rated, 106 minutes

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE:hollywoodreporter.com/