venerdì 27 maggio 2016

Con Holy Hell, un superstite di un culto condivide 22 anni di riprese dall'interno


di A.A. Dowd

Regista: Will Allen
Durata: 103 minuti
Rating: Not Rated
Cast: Documentario
Reperibilità: Select theaters May 27

Ventidue anni è un enorme porzione di vita da sacrificare a un falso profeta e alle sue vuote promesse di salvezza spirituale. Ma quando l'aspirante cineasta Will Allen emerse dal culto che aveva usato e abusato della sua devozione per più di due decenne, almeno aveva qualcosa da mostrare per il tempo perso: rulli su rulli di riprese, la registrazione su pellicola che aveva ammucchiato in quanto documentatore ufficiale del gruppo e ministro della propaganda non ufficiale. Holy Hell è il frutto di quel travaglio. Attraverso una combinazione della sua vasta libreria di riprese casalinghe e una serie di interviste uno a uno condotte con i suoi colleghi raggirati, Allen invita il pubblico a rivivere tutti i 22 anni trascorsi sotto l'influsso di un ciarlatano; lui ricostruisce una esposizione sotto copertura di vita all'interno di un culto. Ma è vedere questo inganno di massa in azione la stessa cosa che capirlo? Possono le immagini e i testimoni da soli fornire l'intera storia?

Ci vorrebbe certamente più di quanto scorgiamo in Holy Hell per afferrare il fascino magnetico di Michel, l'untuoso guru venuto dal niente del gruppo spirituale di Los Angeles, The Buddhafield. Descritto da uno dei suoi ex seguaci come "un attore sfaccendato che ha trovato il ruolo di una vita" - appare come uno dei groupie satanici di Rosemary Baby, abbastanza ironicamente - Michael venne in America in cerca della fama come attore cinematografico, poi si rivolse al porno prima di arrivare alla leadership New Age come una strada alternativa ai vantaggi e all'adorazione servile che bramava. Agli osservatore esterni guardare queste trasmissioni di celluloide dai primi giorni del gruppo, Michel sembra dall'inizio come il viscidone che è - uno stramboide narcisista in occhiali da sole e un costume slip che fa una cattiva imitazione di swami. Holy Hell cerca di far luce su come quella dozzinalità, quell'aura da. celebrità wannabe di L.A. , era tutto parte della sua sceneggiata da venditore ambulante, il modo in cui sembrava aggiornare i principi dell'era flower power per una moderna, California ossessionata-da-look-e-status. Stava vendendo vecchia saggezza in una nuova confezione.

Il film in pratica inizia nel 1985, quando Allen—un laureato di una scuola di cinema ostracizzato da sua madre dopo il coming out - si aggregò a più di 100 altri uomini e donne che per primi divennero consumati dai rituali del "The Teacher." Condensando, un po' troppo ordinatamente, due decenni pieni in un'ora e 40 minuti, Allen ci porta dalle idilliache radici del movimento (vivere comune e pulito; costante supporto e conferme) al suo doloroso declino, in quanto l'utopica filosofia di Michel lentamente si rivela la porta di servizio per l'auto esaltazione.  Se non altro, Holy Hell trasmette i dettagli pratici di come la "comune" del culto funzioni, mostrando ogni passo della lunga truffa di The Teacher: le sessioni di terapia da 50 dollari (o "purificazione") che rendono i seguaci dipendenti da false catarsi; la strategica attesa dell'illuminazione spirituale (o "sapere") per tenere tutti obbedienti; e l'assegnazione di nuovi nomi e il troncamento dei legami con la famiglia, per assicurare che i membri sono troppo coinvolti per abbandonare. È come Going Clear: Scientology e la prigione della fede al livello del suolo, esponendo il lavoro interno di una truffa spirituale di scala molto più piccola.

Holy Hell ha un innegabile fascino da incidente d'auto, specialmente una volta che Allen rivela semplicemente quanto profondamente questo guru particolarmente falso ha abusato della fiducia dei suoi fedeli. Nascondere delle informazioni può essere un trucchetto da due soldi nella realizzazione di un documentario, ma la tardiva, rivelazione che flette la cronologia delle colpe più oscure di Michel funziona meno come uno scossone e più come un accenno alla repressione e alla negazione che teneva The Buddhafield a galla. Quello che il film non comunica mai, quello che non può comunicare, è la spaventosa presa che The Teacher aveva sui suoi discepoli. “Come ti è successa questa cosa?” qualcuno si chiede con aria assente verso la fine del film, e guardate Holy Hell in cerca di una risposta. Ma nessuna delle prove d'archivio che Allen ha assemblando riesce a trasmettere il carisma del leader o la sua attrazione - di lasciare che il pubblico lo veda attraverso gli occhi miopi dei suoi seguaci. Il cineasta commette quel peccato cardinale cinematografico di raccontare invece di mostrare, montando attraverso spezzoni di suono dei suoi soggetti brevemente spiegando cosa li condusse lungo questa strada e cosa videro in Michael. Il film vi lascia con la voglia di saperne molto più di quanto i suoi fotogrammi disinvolti e magri 100 minuti possano fornire. 

Comunque, forse quella mancanza di connessione - quell'incapacità di diventare immerso in ciò che queste persone stessero provando, per comprendere il fascino dell'eccentrico imbroglione i cui piedi baciarono - è perfettamente a proposito. A un punto avanzato del film, uno dei discepoli confessa che agire contro Michel in uno dei glorificanti cortometraggi di Alleno lo aiutò finalmente a realizzare che l'intero movimento era una sorta di performance, una finzione.  Forse Holy Hell serve la stessa funzione per Allen: col passare al setaccio tutte le vecchie immagini della sua vita, vedendo le sue memorie spassionatamente catturate dall'occhio della telecamera, può finalmente vedere Michael per chi davvero era - e si spera nel processo, ripulirsi dall'influenza dell'uomo una volta e per tutte. Il film da la sensazione, principalmente ,come di un esorcismo, ed è struggente vedere questi sopravvissuti reclamare le loro identità davanti alla camera, di passare all'altro lato più forti.  Forse Allen ha ottenuto più di un tesoro nascosto di riprese in prima persona della sua difficile esperienza. Forse, come Holy Hell provocatoriamente suggerisce il culto ha salvato la sua vita. O sfuggirgli l'ha fatto, a ogni modo.

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE: avclub.com