domenica 22 maggio 2016

Recensioni dal Festival di Cannes: 'Dog Eat Dog'


di Todd McCarthy

Un poliziesco assolutamente disdicevole, sordido e coinvolgente. L'ultimo film di Paul Schrader vede Nicolas Cage nei panni di un ex detenuto a caccia di un ultimo grande colpo.

Non è facile inventare un nuovo modo per raccontare una moderna crime story, ma Paul Schreader è riuscito a rinfrescare un formato familiare in Dog Eat Dog, una folle, giocosa, avventurosa storia su tre perdenti assoluti che sperano che un ultimo grande colpo sarà il loro biglietto per la vita comoda.  Persino in un era definita dalla criminalità dall'umorismo nero di Tarantino e Breaking Bad, c'è un po' di comportamento scorret qui che scoraggerà molti spettatori, in special modo donne. Il film positivamente si gloria nella sua indecenza e nella sua aria a basso costo a tutto tondo; sfoggiando un salutare disprezzo per la rispettabilità, Schader si lancia e basta qui con un altamente concentrata spericolatezza che rivolta a suo vantaggio creativo. Un cast che se la gioca, condotto da Nicolas Cage e Willem Dafoe, aiuta il regista a mantenere un delicato bilanciamento tonale recitativo che abilmente miscela farsa e serietà, un approccio che attrarrà almeno agli specialisti del genere, persino se un publico più ampio probabilmente si dimostrerà sfuggente.

Basato su di un romanzo del 1995 del ben noto galeotto e scrittore Edward Bunker, autore di Vigilato Speciale, il progetto chiaramente low bidget si apre con una scena così sconcertante che alcuni spettatori rigetteranno il film dall'inizio: uno idiota strafatto, adeguatamente chiamato Mad Dog (Dafoe), perde il controllo e uccide senza motivo la sua ospitale ex fidanzata e la sua figlia adolescente.  

Quando Mad Dog poco dopo ha un incontro in uno strip club con due altri ex detenuti, Troy (Cage) e Diesel (Christopher Matthew Cook), è inizialmente difficile passare dal disgusto per il suo atto rirpovevole allo sguaiato umorismo da maschi che Schrader inizia a estrarre quando i ragazzi si staccano con le prostitute.  Ma ben presto, un sufficiente senso di credibilità del personaggio guadagna piede ugualmente con l'eccentrico, approccio tutto per tutto forgiato da Schrader e dallo sceneggiatore Matthew Wilder; questi ragazzi hanno due strike incombere su di loro, non conoscono nessun altra vita che il crimine e hanno bisogno di capire come trascorreranno il resto dei loro anni, se permanentemente dietro le sbarre o con abbastanza cuscini che non dovranno mai più lavorare.

Dopo avre realizzato un ragionevole successo realizzando un piccolo lavoro, la seconda possibilità si palesa con un eccentrico piano proposto da un mafioso locale di Cleveland conosciuto come Il Greco (Schrader, la cui voce greve rende alcuni dei suoi dialoghi difficili da decifrare):  Avranno tutti i soldi id cui hanno bisogno se rapiscono il bimbo di un gangster arrivista che sta tradendo il grande capo. Nonostante perplessità iniziali—il rapimento di bambino non fuonziona troppo bene nel caso di Lindbergh — i ragazzi decidono che diavolo, lo faranno e basta.

Ma sorpresona—le cose non vanno come pianificato, al che la vera, abberrante e intrinsecamente natura fuori legge di tutti e tre gli uomini impone se stessa come un dato di fatto, cose che semplicmente non possono essere negate, superate o abolite. Invece di scivolare in un atteggiamento cupo o, non sia mai detto, moralistico riguardo a questa accettazione della realtà, Schrader si diverte in modo molto oscuro con esso, in quanto ha i suoi personaggi rimanere fedeli ai loro tratti caratteriali da tempo stabiliti di genuina malignità e porta l'approccio alla sua naturale conclusione in ogni caso.

Lungo il percorso, quest accoglienza delle personalità profondamente difettose dei protagonisti - no, fondamentalmente negative- libera il film a diventare molto, anche se in modo peculiare, divertente.  I tre tipi continuano a fare cose stupide e orrende, incluso l'uccidere più persone innocenti, e il film non è interessato a scusarsi o a trovare scuse per essi: Cattivi è cattivo. Ma la sua definitiva onestà riguardo alla loro vere nature a liberare il film dal fare qualsiasi cosa vuole con loro, dal trovarli stupidi e terrificanti al comprenderli anche. Il film cammina su di una corda stretta e delicata e trema un po' di volte, ma mantiene il suo passo, una volta trovatolo, fino alla fine.

É un raro film in cui un personaggio interpretato da Nicolas Cage emerge come il più sano del mucchio, ma è così qui, e l'attore molto tempo fuori dalla cività in realtà qui risulta come realizzato e persino, ci crediate o meno, affascinante in un certo modo; il suo Troy potrà alla fine ritrovarsi in una situazione più grande di luima  il suo tentativo di prendere il controllo della situazione e momentaneamente sollevarsi sulla sua vera natura ispira un peculiare tipo di ammirazione.

Per contrasto, il la scheggia impazzita dal basso QI di Defoe è una creazione sia spaventosa che fresca - una scena in cui Mad Dog aredentemente enumera i difetti del suo personaggio è una gemma, una menzione definitiva nella bobina dei successi di rilievo di una vita. L'ignorante, Cook fisicamente ai limiti della decenza è assolutamente spaventoso come criminale che non si hanno dubbi sia irriformabile.

Un film raro per essere stato girato a Cleveland, Dog Eat Dog decisamente sembra girato al risparmio ma mette ciò che ci vuole sullo schermo con vigore e intelligenza.



Venue: Cannes Film Festival (Directors’ Fortnight)

Produzione: Blue Budgie Ded Productions, Mark Earl Burman Productions

Cast: Nicolas Cage, Willem Dafoe, Christopher Matthew Cook, Louisa Krause, Omar Dorsey, Melissa Bolona, Rey Gallegos, Chelcie Melton, Paul Schrader

Regista: Paul Schrader

Sceneggiatore: Matthew Wilder, basato sul libro di Edward Bunker

Produttori: Mark Earl Burman, Brian Beckmann, Gary Hamilton, David Hillary

Produttori esecutivi: Jeremy Rosen, Jeff Caperton, Barney Burman, Ray Mansfield, Shaun Redick,  Donald Rivers, Michael McClung, Tim Peternal

Direttore della fotografia: Alexander Dynan

Production designer: Grace Yun

Costume designer: Olga Mill

Montaggio: Benjamin Rodriguez Jr.

Music: We Are Dark Angels

Casting: Kim Coleman

93 minuti

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE: hollywoodreporter.com