lunedì 18 aprile 2016

La lunga evoluzione dei film di Vampiri (E perché non c'è niente di cui preoccuparsi al riguardo)

di Nat Brehmer

Non abbiamo molti film di vampiri di questi tempi. E questo è un peccato. Non è come se siano scomparsi, non lo fanno mai. Ma tutto nel genere horror si muove in cicli. Sembra come se solo un sotto genere possa sempre essere popolare in un dato momento. Questo è assolutamente vero per i vampiri, che sono stati in giro tanto quanto se non più a lungo di ogni altro mostro nella fiction. Si nutrono della parola scritta, con leggende radicate nella storia di ogni singola cultura sulla terra.

E il vampiro, per come lo conoscevamo, è una cosa davvero diversa dal vampiro come noi lo conosciamo adesso.  Le persone amano incolpare Twilight, persino adesso che quella smania è definitivamente passata.  Amano dire che Stephanie Meyer ha tolto i canini ai vampiri rendendoli teenager, incanalando il loro stato d'essere soprannaturale in ansie, portandoli alla luce del sole e facendoli scintillare. Ma le cose si sono mosse in quella direzione per lungo tempo. Tutto ciò che è successo ai vampiri durante gli anni è stata una progressione molto naturale.

Risalendo alla letteratura inglese, i vampiri erano praticamente storie di fantasmi. Non c'era molta differenza. Erano un'idea vecchia persino allora, e rappresentavano storie orripilanti di morti che ritornavano in vita per tormentare e nutrirsi dei vivi. Il primo tentativo letterario di portarli nell'era moderna fu in realtà Dracula. È sorprendente, lo so, perché Dracula è ciò che spesso a cui pensiamo come alla tradizionale storia di vampiri arcaica.  Ma Stoker fece un sacco di ricerche, traendo dalla fiction che era venuta prima di lui come Carmilla e Varney il Vampiro. L'ambientazione gotica delle nebbiose montagne dei Carpazi, il decrepito, oscuro castello del Conte, queste cose erano tutte associate piuttosto bene con i vampiri persino allora. Ma le persone tendono a dimenticare, o semplicemente forse non sanno, che Dracula è ambientato in Transilvania soltanto per i primi quattro capitoli.


Dopo di ciò, sposta l'azione in Inghilterra e diventa un tomo molto moderno, persino infuso di fantascienza in qualche modo. Fu pubblicato due anni prima dell'arrivo del ventesimo secolo e sembra piuttosto consapevole di questo fatto. Dal Dr. Seward, a Van Helsing, a Mina, questi personaggi usano tutte le moderne tecnologie a loro disposizione - persino alcune di cui si era solo teorizzato al tempo - per cacciare questo vampiro.

Ovviamente, il successo di Dracula lanciò i vampiri nel mainstream. Il libro non fu un successo immediato, ma si costruì un pubblico con il passare del tempo, portando a molti adattamenti sul palcoscenico e ovviamente a un film alla fine. Il primo di questi - un adattamento non ufficiale perché non ottenne i diritti - fu Nosferatu. Quel film davvero mostra semplicemente quanto i vampiri siano cambiati nell'arco di circa un secolo. Non c'è niente di attraente, seducente o simpatetico riguardo quella creatura. In quel modo, è davvero molto vicino al vampiro sinistro del libro.

Su pellicola, il primo tentativo di rendere romantico il vampiro avvenne nella campagna pubblicitaria della Universal per la classica versione di Dracula del 1931. Fu venduta come "la storia d'amore più strana mai raccontata" ma in realtà era tutto fuorché quello. Dracula non è più romantico in quel film di quanto lo fosse in Nosferatu, persino anche se non aveva l'aspetto di un pallido mostro ratto questa volta. Lugosi scambia a mala pena un dialogo con la Mina di Helen Chandler e lei non esprime nessun interesse per lui, assolutamente.


Comunque, quello fu il momento in cui le persone iniziarono ad apprendere l'idea che il vampiro potesse essere in qualche modo una figura romantica. Universal lanciò molti sequel di Dracula lungo gli anni 30 e 40, con Lugosi alla fine rimpiazzato da John Carradine. La popolarità dei mostri classici iniziò a declinare nei tardi anni 40 e in pieni anni 50, non c'era in giro nessun vampiro. Se c'erano delle storie di vampiri, sarebbero state in forma di fumetto come Tales from the Crypt e Vault of Horror, ma gli schermi negli anni 50 erano completamente dominati dalla fantascienza.

Non fecero ritorno fino alla fine di quel decennio con Dracula il Vampiro della Hammer. Direi che l'era dei vampiri della Hammer fu il loro periodo di maggior successo nei film.  Li definì per lungo tempo. Lungo gli anni 60 e nei primi anni 70, i film di vampiri andavano proprio alla grande. Il Conte di Christopher Lee era molto diverso da quello di Lugosi. Per quanto le persone fossero catturate dall'interpretazione di Lugosi, non l'avete mai visto fare alcunché. Non l'avete mai visto mordere nessuno. Diavolo, Lugosi non aveva nemmeno le zanne.


Il Dracula di Christopher Lee con gli occhi rossi fiammeggianti e il sangue che gocciolava dalle sue zanne è un immagine davvero diversa. Poteva essere freddo e autoritario un momento e un mostro ringhioso il momento successivo. Io penso, personalmente, che c'è una ragione che lui abbia finito per interpretare il vampiro sullo schermo più volte rispetto a ogni altro attore. La sua versione definì il vampiro cinematografico per una generazione, ed era semplicemente indimenticabile.

Mentre il concetto era stato suggerito in passato, il primo importante vampiro riluttante fece la sua apparizione sul piccolo schermo nella soap opera Dark Shadows. Barnabas Collins venne introdotto come un vampiro piuttosto standard mischiato con una lunga storia con la famiglia Collins, ma divenne un personaggio più complesso nel tempo e aveva bisogno di più cose da fare. Finì per essere il primo vampiro importante della cultura pop che malediva la sua condizione e si sentiva genuinamente torturato.

Mentre le notti di Salem provò davvero a riportare i vampiri alle loro radici horror negli anni 70, il genere continuò a spingere nella direzione della creazione di un mostro simpatetico. In  Martin di George Romero, il personaggio eponimo non è nemmeno un vero vampiro. Pensa solo di esserlo. Tecnicamente, è un serial killer, ma è una persona così fragile e simpatetica perché potete vedere esattamente come è diventato in quella maniera. Martin parla dei pericoli dell'educazione fondamentalista e superstiziosa. Suo zio è decisamente un uomo del vecchio mondo e se la leggenda è che Martin dev'essere un vampiro, allora dev'essere vero, e non avendo alternative, Martin si comporta come l'unica cosa che si suppone debba essere.


Martin rappresenta davvero quanto la percezione dei vampiri era cambiata a quel punto degli anni 70, ma non ha avuto nessun impatto perché il film non fece molti soldi e molte persone non lo conoscono ancora, nonostante sia uno dei migliori di Romero.

Ci fu, comunque, un libro che uscì nel 1976 che ha definito parecchio il vampiro per come l'abbiamo conosciuto da allora: Intervista col vampiro di Anne Rice. All'epoca in cui l'adattamento cinematografico uscì negli anni 90, l'influenza della Rice era estremamente diffusa.

Persino i vampiri degli anni 80 mostrano una chiara linea di congiunzione al presente. Ammazzavampiri era sul prendere le convezioni dei film Hammer e aggiornarle per l'era moderna, grossomodo nella stessa maniera in cui Scream avrebbe fatto in seguito per gli slasher. Il buio si avvicina si riallaccia a Martin, in un certo modo, dato che non vediamo mai davvero zanne e non ci si riferisce mai ai personaggi come a dei vampiri. Ragazzi perduti è uno dei preferiti persino ora. Gli adolescenti ancora tornano indietro e lo guardano come se fosse un rito di passaggio. Odio doverlo dire, ragazzi, ma c'è un filo diretto tra Ragazzi perduti e Twilight. Entrambi battevano su molti degli stessi tasti, entrambi toccavano gli stessi temi fondamentali, l'unica vera differenza era che uno era davvero bello e l'altro era davvero brutto.  Ragazzi perduti non dimentica di essere un film horror mentre cerca di essere un film per adolescenti, il che è di grande aiuto.


Il successo di questo film chi ha dato un sacco di commedie di vampiri adolescenti alla fine degli anni 80, come Se ti mordo... sei mio e La brillante carriera di un giovane vampiro.  Sposate quelle cose con gli elementi pesantemente romantici degli anni 90 - nominalmente Dracula di Bram Stoker e Intervista con il Vampiro - più gli elementi action che arriveranno in seguito con film simili a Blade, Underworld e virtualmente ogni cosa che abbiamo avuto nei tardi anni 90 e negli anni 00, e vederete la mescolanza di ogni cliché che ancora conosciamo tutt'oggi. I Vampiri non hanno deviato dal sentiero. Sono solo diventati un cocktail di tutto ciò che abbiamo visto nella passata coppia di decenni.

Questo potrebbe preoccupare alcune persone, e questo è comprensibile. A noi fan dell'horror piace che i vampiri siano parte del genere horror, vogliamo che siano spaventosi.  Ma penso che quel tempo ritornerà. Non è mai finita completamente. Qualcuno ci sarà sempre per fare film come 30 giorni di notte o Stake Land per rimuovere completamente gli elementi romantici. E progetti come quelli inoltre faranno si che quelle pellicole più soft abbiano il loro posto.

Ora come ora, non vediamo alcun film di vampiri. Ma non penso nemmeno che questo sia causa di preoccupazione. Se c'è qualcosa che ho imparato, guardando questi film tutta la mia vita, è che loro non restano mai morti a lungo.

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE:wickedhorror.com

domenica 17 aprile 2016

Speranza dai bassifondi: Charlie Chaplin era un campione per gli oppressi.

Un nuovo sontuoso museo dedicato al grande attore comico apre i battenti oggi in Svizzera. Ma come fece Chaplin - un buffo ometto con bombetta e bastone - a ispirare una tale duratura devozione?

di Tim Robey

Un grandioso nuovo museo apre i battenti oggi in Svizzera, estendendosi attraverso un sito di 14 ettari sulla Riviera di Vaudois, devoto interamente a un buffo ometto con bombetta e bastone. Chaplin’s World è un sontuoso nuovo centro culturale che promette esibizioni permanenti e temporanee riguardo questo minuscolo titano dei film comici muti, anche presentazioni di film, festival e gallerie di arte grafica. 


Se fosse vivo, Charlie Chaplin avrebbe compiuto 127 anni la scorsa settimana, e potrebbe essere stupefatto nello scoprire un vasto nuovo museo in Svizzera aperto in suo onore, quanto duratura sia la sua fama e quanto di ampia portata la sia influenza sia attraverso tutti i settori dello spettacolo. La sua rivendicazione di essere il più iconico Inglese d'esportazione, se non nella storia culturale, concederemo quell'onore a Shakespeare - sicuramente nella storia del cinema.


Come è successo? Gli inizi di Chaplin sono oscuri, indigenti e difficili - la definizione vera e propria di dalle stalle alle stelle. Nato nella Londra del sud da due intrattenitori di music Hall, lui entrava e usciva dalle case famiglia persino prima che sua madre venisse rinchiusa in un manicomio. Ha calpestato il palcoscenico da amatore come un sostituto di sua sorella all'età di cinque anni, e rapidamente fece irruzione in un gruppo di ballo degli zoccoli, prima di raccogliere recensioni estremamente positive come paggio in una produzione del West End di Sherlock Holmes. Dopo aver girato il circuito del vaudeville Americano, lui fu rapidamente invitato a Hollywood, e quindi fu lanciata una delle più rapide carriere nel cinema che il mondo avesse mai conosciuto. 

Già nel 1917 - all'età di 28 anni, con una raccolta di corti molto popolari a suo favore - era nella stupefacente posizione dell'essere in grado non solo di comandare ma anche di costruire il suo studio, subito fuori Sunset Boulevard. Il critico James Agee ha spiegato come sia stato in grado di vincere questo status consacrato: "Prima che Chaplin arrivasse al cinema le persone erano contente con un paio di gag per commedia; lui aveva un qualche tipo di risata ogni secondo." La straordinaria libertà creativa di cui godette nell'inventare non è solo senza precedenti nel medium, ma senza seguiti. Controllava quasi ogni aspetto della sua produzione: scrittura, regia, produzione e montaggio di tutto il suo lavoro dalla fase iniziale. Se avesse potuto fare il lavoro del cameraman, avrebbe probabilmente fatto anche quello. Ma la fabbrica di soldi, e la ragione del suo successo globale come marchio, era il Chaplin all'altro lato dell'obbiettivo.

La figura del Vagabondo – istantaneamente emblematica, con i suoi baffi folti e ondeggiati e il passo oscillante - fece il suo debutto sullo schermo in un corto del 1914 chiamato "Charlot ingombrante" Divenne facilmente il personaggio del grande schermo più amato dell'era del muto, apparendo in dozzine di altri corti e tutti i film di Chaplin, fino a Tempi Moderni (1936). Quel film è spesso chiamato l'ultimo film muto - una tardo elogio, dato che il Cantante di Jazz venne presentato nel 1927 - perché ancora faceva affidamento sui cartelloni piuttosto che sui dialoghi per portare avanti la trama. Termina, famosamente, con il Vagabondo che scompare all'orizzonte, un icona per un'epoca già terminata del cinema che sta facendo l'inchino finale.

L'anima di questo personaggio è la chiave per capire il fascino duraturo di Chaplin. Il Vagabondo era un senzatetto, un umile, nel suo guardaroba sformato e le scarpe troppo grosse, ma la comicità del suo personaggio nasce da un costate desiderio di essere preso seriamente . spesso dandosi delle arie o fingendo una più altra stazione sociale che può credibilmente mettere a segno.  Per via dei suoi stessi umili inizi, Chaplin aveva un desiderio naturale di prendersi cura del piccoletto, ed era davvero sintonizzato con l'ingiustizia sociale: primi film come Charlot Poliziotto e L'Emigrante (entrambi del 1917) si prendono il rischio di toccare argomenti taboo come l'abuso di droga, la prostituzione e il crimine di strada. 


In contrasto con il suo grande rivale Buster Keaton – essenzialmente un clown impassibile colpito dalle circostanze – Chaplin sviluppò uno stile di calorosa commedia riguardo la lotta e il miglioramento. L'ambientazione urbana in rovina negli USA diede al suo lavoro un aria di lotta di classe con il sogno americano come suo sfondo. Ma le sue radici inglesi rimasero cruciali. Peter Ackroyd ha affermato un influenza Dickensiana nel suo ritratto empatico di immigranti e lavoratori - ovviamente, la vita agli inizi di Chaplin suona essa stessa come una sudicia variazione di Oliver Twist. 

Essere in grado di ridere del Vagabondo, attraverso tutti i suoi contrattempi e i progetti contrastati, riporta sempre il pubblico da Chaplin, ma era la compassione del suo approccio, e la persistente qualità del suo pathos romantico, che li fece innamorare tutti di lui. Negli anni cupi della Depressione, lui offriva speranza dai bassifondi. I suoi grandi doni fisici come clown non lo abbandonarono mai, nonostante la transizione nell'era del sonoro non fu facile, e alcuni critici pongano i suoi ultimi film sonori su di un piedistallo tanto quanto le incomparabili commedie mute di Luci della città (1931) o La Corsa all'Oro (1925) - con la sua famosa lunga scena comica del cercatore disperato di Chaplin che mangia la sua scarpa bollita, o facendo quel ballo con i panini. 


Comunque, la sfacciataggine del suo primo "vero e proprio" film parlato, e ultimo grande film, sarà difficile da battere. Satireggiare Hitler in Il Grande Dittatore (1940), persino prima che Pearl Harbor trascinasse l'America in guerra, fu la prova definitiva che Chaplin era un artista che prendeva dei rischi con un immaginazione politica, non solo un accogliente fornitore di commedie sentimentali.  Nel concentrare le simpatie di quel film sul povero barbiere ebreo che interpretava anche, si mise nei guai definitivamente per gli oppressi, mentre capiva che prendere in giro Hitler - così delicatamente, con quell'immagine infantile del mappamondo che rimbalza sul suo sedere - era il primo passo per disarmarlo. 

Chaplin’s World apre oggi a Cosier-sur-Vevey, Svizzera. 
Per maggiori informazioni visitate: www.chaplinmuseum.com


Cinque performer inimmaginabili senza Chaplin

Stan Laurel
Solo un anno più giovane di Chaplin, Laurel arrivò negli USA sulla stessa nave - era il sostituto di quest ultimo nel gruppo di comici Fred Karno's Army. Il suo amore per la bombetta, come quello di Hardy, sembrava una palese debito. Nonostante Laurel in realtà accusò Chaplin di rubare le sue idee, piuttosto che il contrario, era ancora ricordato per pensare di Charlie "il più grande di tutti".

Giulietta Masina
Spesso chiamata “La Chaplin femmina”, Masina era la vagabonda dagli occhi grandi, la musa e la moglie di Federico Fellini.  Famosa come la compagna brutalizzata del forzuto da circo Anthony Quinn in La Strada (1954), e come una tragica prostituta ne Le Notti di Cabiria (1957), apportò a questi due ruoli chiavi una rugiadoso pathos di pantomima che è indubitabilmente Chaplinesca.

Jacques Tati
Il nome francese per il Vagabondo di Chaplin è “Charlot”, che trova un eco nell'incarnazione di Tati del maldestro Uomo qualunque, M Hulot.  Tati fissa i cambiamenti – scivolando piuttosto che ondeggiando, pipa per il bastone, un Homburg piuttosto che una bombetta. Ma il debito è chiaro, in quanto ci sono paralleli tra Playtime (1967) e Tempi Moderni; The Illusionist (2010) e Luci della ribalta.

Rowan Atkinson
Non tanto Blackadder, ma specificatamente Mr Bean, una creazione che  è ovviamente Chaplin-via-Tati – il brutto anatroccolo che semplicemente non può fare a meno di cacciarsi nei guai. Atkinson, che conta Chaplin come un influenza infantile, ha fatto molto per tenere viva la tradizione della comicità muta, mentre mentre perfezionava il personaggio del suo sfortunato fantoccio come un insofferente egoista, nerd in tweed. 

Johnny Depp
Nel suo film del 1993 Benny & Joon, Depp – che adora interpretare personaggi muti nella sua carriera – sfoggia un cappello nero e interpreta un riff di un minuto sulla famosa danza dei panini ne La Corsa all'Oro. Nessun altro che un grande ammiratore di Chaplin avrebbe potuto realizzare questa cosa, persino se è persino più prigioniero, forse, dell'impassibile di Buster Keaton, è più il suo tipo depresso di slapstick muto. 

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE:telegraph.co.uk/

sabato 16 aprile 2016

Ritorno agli anni 80: Phenomena di Dario Argento

di Justin Steele

Bentornati negli anni 80. Questa rubrica periodica mira a dare un'occhiata ai buoni, ai brutti, e ai cattivi del decennio più amato dell'horror. Senza curarsi sotto quale categoria cada un particolare film, questo segmento punterà i riflettori sui film che i fan dell'horror possano apprezzare per una ragione o per l'altra.  Guarderemo a come alcune di queste pellicole hanno resistito alla prova del tempo e altri che non sono invecchiati così bene.  Malgrado il loro aspetto odierno, questi sforzi dagli anni 80 hanno posto le basi per il genere horror per come lo conosciamo oggi.

Fatto uscire negli USA in origine come il pesantemente editato Creepers, il film Phenomena del 1985 è indiscutibilmente il più puro mix dei due stili distintivi: il giallo e l'horror soprannaturale. È equiparabile a Carrie White come detective in un film slasher. Mentre un serial killer sta assassinando giovani donne, la responsabilità di risolvere il mistero cade su di una scolara emarginata con poteri telepatici specifici e un'attempato entomologo.  Sono assistiti dalle abilità telepatiche degli insetti (un tema che spunta anche brevemente nel capolavoro giallo di Argento Profondo Rosso). Potrebbe suonare tutto un po' fuori, ma in realtà tutto si uniforma in un film interessante e spaventoso contenente tutti gli elementi più forti per i quali il regista è noto.


Il film si apre con una teenager (interpretata dalla figlia di Argento, Fiore Argento) rimasta a piedi nella campagna svizzera dopo che il bus è ripartito. La giovane donna si avvicina a una casa apparentemente bizzarra dove viene attaccata da un assalitore sconosciuto. Dopo un breve inseguimento, viene intrappolata in una torre di osservazione che sovrasta una cascata. Mentre la ragazza viene pugnalata, la sua testa si schianta in una finestra in una magnifica slow motion. Quello che fa funzionare questo momento così bene è quanto drammaticamente sia messo in scena e poi viene seguito da una brutale decapitazione. La decapitazione è veloce mentre la sua testa cade quasi in maniera irrilevante nella cascata. Il pubblico è scioccato dalla giustapposizione di immagini così opposte. Un intenso crescendo fino al momento seguito velocemente dalla visione ordinaria di un tale atto sanguinolento.

Dopo un inizio efficace, Phenomena va avanti a presentare al pubblico McGregor (Donald Pleasence) e Jennifer (Jennifer Connelly). McGregor è un esperto nello studio delle mosche e ha recentemente perso il suo assistente per gli omicidi che stanno avendo luogo nell'area. Adesso è assistito da uno scimpanzé (questi erano gli anni 80) che diventa un personaggio significativo mentre il film va avanti.

Jennifer, una nuova studentessa in un collegio svizzero, ha un problema di sonnambulismo e uno speciale talento che le consente di comunicare telepaticamente con gli insetti. Dopo che un episodio di sonnambulismo la vede testimone di un altro omicidio, finisce per essere guidata alla casa di McGregor da nessun altro che il suo assistente scimpanzé. La maggior parte dello staff e delle sue compagne di scuola sono piuttosto ostili a Jennifer, quindi un'amicizia con l'anziano entomologo è piuttosto benvenuta. Specialmente considerando che lei è in grado di confidarsi con qualcuno riguardo al suo speciale dono.


Alla fine i due personaggi arrivano a usare i loro amici insetti come aiuto per identificare e fermare il killer. Sono spinti da ragioni differenti, ciononostante il loro obbiettivo comune li conduce su un sentiero pericoloso. Il personaggio della Connelly mostra un evidente disprezzo verso figure autoritarie minacciose, illustrando un indipendenza necessaria per opporsi al maniaco che vuole farle del male. Pleasence funge come una pseudo figura paterna con la conoscenza per guidare Jennifer lungo il suo percorso. La loro caratterizzazione è più che credibile, che è necessaria per trascinare un film che conta altre performance meno convincenti. Un alto attore degno di menzione nel film è Daria Nicolodi. Interpretando un'accompagnatrice in questo film, Nicolodi è un punto fermo nel lavoro di Argento ed è stata legata sentimentalmente con il regista per qualche tempo. Nicolodi scrisse con lui Suspiria, ed è apparsa sullo schermo in molti altri suoi film, inclusi Profondo Rosso e Tenebre. L'interpretazione della Nicolodi in Phenomena è forte e molto efficace.

Fedele allo stile di Argento, la musica di Phenomena gioca un ruolo importante nella costruzione dell'atmosfera. Il tema principale è ossessionante e con una voce ultraterrena che suggerisce un'influenza soprannaturale. Quello che è più sorprendente in questo film horror degli anni 80 è l'uso della musica heavy metal. Appare in particolare in due scene, entrambe che vedono Jennifer che realizza il vero pericolo che la circonda. Il pubblico contemporaneo potrebbe trovare la colonna sonora heavy metal fuori posto ma considerando l'epoca in cui Phenomena fu prodotto è piuttosto efficace. Invece di un'agghiacciante, ripetitivo tema che suona mentre la final girl scappa, quest uso di una musica aggressiva è sconvolgente e vistoso. Heavy metal era considerata dai partiti conservatori negli anni 80 provenire da una sorgente malvagia. Quindi, quando Jennifer sta scappando dal killer non c'è dubbio che il male la stia inseguendo. In quanto meccanismo consapevole, Argento cerca di rendere il suo film unico tra i molti film slasher di quell'epoca.


Phenomena è un pezzo del canone dell'horror degli anni 80 caldamente raccomandato. Un film che combina mistero così come elementi soprannaturali, si inserisce agevolmente tra i lavori di Dario Argento. Si dovrebbe ricordare che Argento è un artista che sceglie di giocare con i sensi del pubblico. Fornisce un ambientazione surreale come sfondo in cui ogni effetto splatter è concepito per creare un impatto visivo invece di raggiungere il realismo. La pellicola contiene una sequenza molto sanguinosa che vede l'eroina letteralmente cadere in un pozzo di cadaveri in decomposizione. Gli aspetti visivi del film sono combinati con specifiche scelte musicali che alla fine consentono al pubblico di esperire un qualcosa come un sogno (o come un incubo) che prende vita. I fan dell'horror che non hanno ancora avuto il piacere di vedere questo film troveranno molto di cui godere, in quanto è pieno di immagini potenti ed eccellenti performance dei protagonisti.

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE:wickedhorror.com/

giovedì 14 aprile 2016

Perché ogni adattamento di Dracula è differente (E perché questo è Grandioso)

di Nat Brehmer

Non ci sono due film di Dracula identici. Considerato che il personaggio è stato adattato sullo schermo più di qualsiasi altro personaggio di finzione, fatto salvo Sherlock Holmes, ciò non dovrebbe sorprendere. Ma in quanto fan appassionato del libro, può essere frustrante. O, al meno, lo era. In quanto ragazzino e persino in quanto adolescente ossessionato dal romanzo, non riuscivo a sopportare i cambi infiniti che erano fatti alla storia, spesso per nessuna ragione. Personaggi principali sarebbero stati cancellati completamente. Alcuni personaggi sarebbero diventati figli o genitori di altri personaggi. E queste sono pratiche standard virtualmente per qualsiasi adattamento.

Ma poi ho avuto un momento estremamente benvenuto di chiarezza. Più iniziavo a lamentarmi di questi film, quasi solamente per il fatto di lamentarmi sui cambiamenti apportati al libro, più realizzavo che mi stavo lamentando di film che amo. Non tutti, ovviamente. Ma ci sono molti adattamenti di Dracula che penso siano grandi, e non hanno niente a che fare con il libro, molte volte. La struttura è lì, ma molta della caratterizzazione è cambiata quasi completamente.


 Iniziamo con il problema più grande che i fan della letteratura criticano di più: il Dracula romantico.  La relazione tra il Conte e Mina e/o Lucy perché questi personaggi spesso vengono scambiati. Nel libro, il Conte è un freddo malvagio. Lui è quasi un super cattivo da cartone animato, tutto ciò che vuole è viaggiare fino all'Inghilterra e diffondere il vampirismo per le campagne. C'è una caratterizzazione a vari livelli qui, è semplicemente molto discreta. Il Conte del libro è vecchio e nostalgico, raccontando a Jonathan il periodo dei suoi "antenati" come un signore della guerra e come le grandi persone della sua linea di sangue abbiano conquistato nazioni prima di lui. Gli manca tutto ciò e vuole provare la sua rilevanza e questo, più di ogni altra cosa, è il motivo per cui Dracula fa la mossa di trasferirsi dalla Transilvania a Londra nel libro.

Il romantico, vampiro infelice in amore, il Conte che vede Mina come la reincarnazione del suo perduto amore, niente di tutto ciò era presente nel libro. Questo è il motivo per cui le persone hanno condannato così velocemente Bram Stoker's Dracula per la sua pretesa di essere il più fedele al romanzo, nonostante l'attenzione della narrazione fosse centrata su quella relazione. La scena del Conte con Mina nel libro è di fatto uno stupro, quindi è una situazione problematica. Ma il cambiamento di rendere Dracula una figura romantica concentrata su di uno specifico interesse amoroso da alla storia una più chiara linea narrativa e una struttura in tre atti di cui effettivamente si sente il bisogno quando si traduce in un film.


Attraverso la maggior parte degli adattamenti, Dracula è comunque un predatore. Lui è comunque un cattivo. Persino nell'adattamento più romantico, il Dracula del 79 di John Badham, Dracula è senza dubbio il cattivo.

Quando le storie durano tanto quanto questa, sono aperte a tutti i tipi di nuove interpretazioni. Dracula, per me, è molto simile a Batman, e non solo per l'amore per i pipistrelli di entrambi. C'è un Batman per chiunque. C'è la versione sopra le righe degli anni 60 di Adam West, il torturato Michael Keaton, il discreto e drammatico Christian Bale, e l'aggressivo,Ben Affleck da incubo . Ci sono versioni estremamente diverse di questo personaggio lì fuori da essere ammirate da ogni pubblico che le veda.

Ce ne sono persino di più di versioni per Dracula. Potete avere la crudele, mostruosa, inquietante versione di Nosferatu. Potreste avere la performance quasi muta dallo sguardo magnetico di Bela Lugosi. L'imperioso, affascinante e freddo Christopher Lee. Il mellifluo, mesmerico e spiritoso in modo pungente Frank Langella. Il torturato, spezzato e disperato Gary Oldman, io adoro tutte queste interpretazioni. Tutte.


Questo, sopratutto, è il motivo per cui penso che sia semplicemente fantastico che tutti i film di Dracula siano diversi. Come fan, io posso eccitarmi per tutte perché non so mai cosa aspettarmi. E quando lo so, posso cercare di tracciare quale versione della cultura pop del personaggio stanno seguendo. Non posso dire che non mi importa quando dei personaggi principali che amo vengono interamente rimossi. Quincy Morris è uno dei migliori personaggi in quel libro, e quasi mai ce la fa ad arrivare sullo schermo quando è adattato. Arthur Holmwood è di solito combinato con un altro personaggio.

Dracula è raccontato attraverso una serie di pagine di diario e articoli di giornale, ecc. che lo rende estremamente difficile da adattare in un film. È molto meglio prendere il concetto di base e fare le proprie cose con esso. Posso dire con una certa sicurezza che il cast dei personaggi in Dracula è il mio cast corale preferito di tutti i tempi. Ognuno di loro apporta qualcosa, ognuno rappresenta qualcosa di diverso, e si, tutti sono aperti all'interpretazione. Voglio dire, questo va indietro fino all'inizio. L'originale Dracula della Universal ha cambiato la storia tanto quanto avrebbe potuto fare chiunque altro. Sono stati costantemente ridefiniti dagli anni 30 e persino prima di quello sul palcoscenico.


Alla fine, Dracula stesso non è un personaggio particolarmente gradevole nel romanzo. Non c'è molto che spinga davvero il lettore a vedere le cose dalla sua prospettiva. Adoro che possiamo avere sia  il ringhioso, mostruoso Conte, la creatura della note apertamente malvagia, e avere inoltre il più affascinante, seducente Conte. C'è spazio per entrambi. Penso che questo sia il più grande succo del discorso per qualsiasi cosa come questa. C'è sempre spazio per versioni diverse, specialmente con una storia elementare e archetipale come questa. A questo punto, Dracula è praticamente una favola e le persone possono prenderla e farci qualsiasi cosa vogliano. Non tutti questi adattamenti saranno buoni, ovviamente. Alcune di esse saranno delle totali bastardizzazioni, sono sicuro. Non c'è molto da discutere qui fintanto sto dicendo che quelle che sono buone, quelle che riescono a spiccare ne varranno la pena.

Una storia non ha bisogno di essere un adattamento parola per parola per essere un resoconto fedele. Dracula il vampiro cambia molti, se non la maggior parte, dei dettagli del libro ma è comunque incredibilmente fedele al tono e alla struttura di base del romanzo. Molti di questi cambiamenti sono miglioramenti. Il ritratto di Peter Cushing di Van Helsing è la mia versione preferita, persino includendo il Van Helsing del libro. È divertente avere un eroe competente, sicuro di se, spesso seccamente sarcastico che fornisca un degno avversario per un tale cattivo leggendario.


Non abbiamo una quantità infinita di brutte versioni di Dracula semplicemente perché cambiano la storia.  Abbiamo così tante versioni brutte perché è di pubblico dominio e praticamente chiunque può fare qualsiasi cosa voglia con esso. Otteniamo Dracula sia a livello di grande budget sia a livello indipendente tutto il tempo. Ho ragione di credere che se non mi sono stufato fino a ora, non me ne stuferò mai.

Quando mi viene in mente Dracula, penso alla cultura pop tanto quanto penso all'opera originale. E penso che questo è importante. Non è solamente il vampiro ombroso che da i brividi sulla pagina. È il Conte infinitamente affascinante ritratto da Frank Langella. Il cattivo freddo, senza senso dell'umorismo di Scuola di Mostri. Penso anche al Dracula di Jess Franco e alla produzione di Dan Curtis. Io penso a  Da Morire e a Geena Davis in Una notte in Transilvania e penso persino a Waxwork - benvenuti al museo delle cere. Ogni apparizione nella cultura pop o parodia. Penso a tutto questo, perché è tutto parte della stessa entità.

Qualsiasi interpretazione preferiate, in qualsiasi modo la vediate, Dracula è la storia di un triste, solitario vecchio che lascia la sua terra natia per conquistare il mondo... e riesce nell'impresa.

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE:wickedhorror.com/

mercoledì 13 aprile 2016

Horror in Bianco e Nero: i Diabolici (1955)

di Michele Eggen

I film Horror possono assumere svariate forme. Mentre tutti siamo ansiosi di anticipare la prossima cosa nuova in arrivo nei film di genere, è importante che non dimentichiamo dove tutto è iniziato. In questa serie, Michele Eggen ci riporta ai classici, e ci ricorda quando efficace l'orrore in Bianco e Nero possa essere davvero. Questa settimana, lei mette sotto i riflettori il film noir i Diabolici.

Quando si parla di mystery e suspense, i film davvero non sono migliorati molto rispetto a I Diabolici del 1955. Un film francese del regista Henri Clouzot, I Diabolici è un corso avanzato in storytelling. Costruisce continuamente la tensione lungo l'intero film prima di frantumare tutte le aspettative dello spettatore con la sua stupefacente conclusione. La Storia è semplice: Michel Delasselle è un uomo crudele che gestisce un collegio maschile in Francia. Sua moglie Christina e la sua amante Nicole sono entrambe insegnanti presso la scuola, e sono stufe dei suoi modi tirannici e dei suoi abusi contro di loro. Insieme, escogitano un piano elaborato per assassinarlo. Lo eseguono, e nascondono il corpo nella sudicia piscina della scuola. Ma quando il cadavere scompare e le persone sostengono di averlo visto in giro, le donne iniziano a realizzare che qualcosa di davvero misterioso sta succedendo.


Di durata di poco inferiore alle due ore, il film è praticamente diviso a metà tra l'impostazione e l'omicidio nella prima ora, e lo svolgimento del piano delle donne nella seconda ora. La prima ora fornisce la maggior parte dello sviluppo dei personaggi. Ci vengono presentate prima Nicole e Christina e  la in qualche modo scandalosa relazione che le lega – como sottolinea un personaggio, è piuttosto strano che la moglie e l'amante siano in realtà amiche. Ma loro sembrano ave quel legame in cui hanno entrambe sofferto per mano di Michel, quindi ci si crede decisamente. Vera Clouzot come Christina è in contrasto sia fisicamente che emotivamente con la Nicole di Simone Signoret. Christina ha i capelli scuri ed è minuta, e soffre di una malattia cardiaca che l'indebolisce durante i momenti stressanti. Nicole è bionda, di statura più ampia, e agisce come la roccia di Christina durante il loro intero calvario, sempre prendendosene cura. L'attore Paul Meurisse interpreta Michel che è completamente impenitente nella sua crudeltà. Di nuovo, è facile credere che queste donne vogliano sbarazzarsi di lui, non solo per il modo in cui tratta loro, ma anche per come tratta i bambini della scuola.

Le donne fanno prosciugare la piscina quando il corpo di Michael non riaffiora in superficie, e qui è quando scoprono che non è più lì. Questo da il via alla seconda parte del film, e il vero mistero inizia a essere rivelato. Questo omicidio attentamente pianificato, che avrebbe dovuto assolvere le donne da ogni responsabilità, va completamente a monte. Un commissario di polizia in pensione si butta nella mischia per aiutarle, ma in realtà riesce solo a stressare Christina ancor di più. Nonostante Michel meritasse senza ombra di dubbio ciò che gli è accaduto, il senso di colpa morale e religioso di Christina per ciò che ha fatto è così forte che la fa stare male fisicamente. E lei peggiora soltanto mentre colpi di scena impossibili continuano ad accadere - il vestito che Michel indossava quando è morto viene restituito dalla lavasecco; uno studente sostiene di aver visto Michel dentro la scuola; e la faccia di Michel appare persino in una finestra mentre stavano scattando una foto di gruppo..


Questo è il motivo per cui I Diabolici è così brillante. Questo film è una sorta di giallo, ma non è presentato nel tipico modo del "chi è stato?". Il pubblico sa esattamente chi è stato, e essenzialmente commette l'omicidio con Christina e Nicole. Si è presenti a ogni passo lungo la strada semplicemente come riescono ad attirarlo a casa di Nicole, gli fanno bere il whiskey con il sedativo, si vede Nicole affogarlo nella vasca, si è con le donne mentre riportano il corpo alla scuola, e finalmente le si vede scaricare il corpo nella piscina. Essere al corrente di tutte queste informazioni rende solo tutto molto più disorientante sia per i due personaggi che per il pubblico quando scompare. Semplicemente non ha alcun senso. Potreste essere frustrati mentre guardate perché non sapete ciò che sta succedendo, ma allo stesso tempo, questo è esattamente ciò che vi terrà assorti nel film e vi farà continuare a guardare per vedere finalmente il mistero risolto alla fine.

Parlando di quella fine, è probabilmente una delle migliori nella storia del cinema. Ho visto il film per la prima volta solo tre anni fa, e persino con tutti i trucchi che ho visto in altri film durante gli anni, questo è un finale che non mi aspettavo affatto. Quello che è interessante è che i cineasti sapevano all'epoca che il finale sarebbe stato un tale shock che l'inquadratura finale è una schermata scritta che raccomanda al pubblico di non rivelare a nessuno ciò che hanno visto, e così facendo rovinare la loro esperienza del film. Perché per il modo in cui tutto è organizzato, questo è ciò che è I Diabolici per la prima volta - è un'esperienza e un viaggio che intraprendete con i personaggi principali, e sarete così contenti di averlo fatto perché la ricompensa ne vale assolutamente la pena. Comunque, questa è inoltre possibilmente la cosa più frustrante riguardo I Diabolici. Chiunque l'abbia visto molto probabilmente vorrà parlare di quella famosa sorpresa, ma non potete perché l'ultima cosa che volete fare è rovinarlo per qualcun altro. So che parlarci intorno per questo articolo è stato decisamente un'incombenza.


I diabolici è un film quieto, minimalista, ma solo nel miglior modo possibile. Fatto salvo i titoli di testa e di coda, non c'è musica. Non ce n'è nemmeno bisogno, e probabilmente avrebbero diminuito l'efficacia di certe scene. Non c'è vera e propria azione, e il film fa affidamento sui dialoghi e su quelle strategiche svolte della trama per tenere lo spettatore ipnotizzato. Filmarlo in bianco e nero aggiunge all'approccio minimalistico perché non c'è nulla di visivo che distragga dalla storia. Si è concentrati solo sulla recitazione e su ciò che viene detto perché tutto ciò che si vuol fare è risolvere il mistero. Allo stesso tempo, si può osservare come Clouzot fosse un regista davvero meticoloso che sapeva come usare il bianco e nero a suo vantaggio. Specialmente nelle ultime scene, il contrasto tra le tenebre e la luce e l'uso delle ombre conferisce davvero a questo film una corposità ricca e aiuta a vendere la storia.  Usa persino i tratti somatici degli attori per generare immagini davvero disturbanti - Michel nella vasca, con i suoi capelli scuri bagnati e i suoi occhi bianchi è facilmente una delle cose più sinistre che vi capiterà mai di vedere.

Se c'è un film che consiglierei a tutti i cinefili là fuori che non ne hanno ancora fatto esperienza, sarebbe I Diabolici. è davvero uno dei film più perfettamente realizzati che io abbia mai visto che mi risucchia ancora nel suo mistero ogni volta che lo guardo. è un film che mi ricorda perché amo i film in prima battuta ed è uno stupefacente esempio di Horror in Bianco e Nero.

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE: wickedhorror.com/

lunedì 11 aprile 2016

La brillante carriera di John Cazale


John Cazale ha realizzato solo cinque film nella sua breve, brillante carriera, ma amico, che cinque film: Il Padrino, Il Padrino parte II, La Conversazione, Quel pomeriggio di un giorno da Cani, Il Cacciatore. Cinque film. Cinque nominations per il miglior film. Tre vittorie per il miglior film. i film di Cazales hanno rastrellato un totale di 40 nomination all'Oscar, con 14 per i suoi colleghi attori. Ciò nonostante Cazale stesso non fu mai nominato per un Academy Award. Adesso che Leonardo DiCaprio ha vinto il suo più che meritato Oscar, forse è tempo per l'Academy di correggere un'altra svista madornale e consegnare un Oscar onorario postumo all'attore il cui lavoro definì il cinema degli anni 70.

La Conversatione, l'oscura discesa nell'ossessione e nella paranoia di Francis Ford Coppola, uscì nei cinema il 7 aprile 1974. Coppola, che aveva diretto Cazale due anni prima in Il Padrino, scrisse il ruolo del silenzioso assistente del esperto di sorveglianza Gene Hackman, Stan, per lui. Filmato velocemente a San Francisco prima che Coppola iniziasse a lavorare sul Padrino Parte II, La Conversazione uscì quattro mesi prima delle dimissioni del Presidente Nixon. Hackman lodò il lavoro di Cazale nel film, definendo il suo collega "altamente concentrato" e "estremamente intenso.” Egualmente impressionato, Coppola espanse il ruolo di Cazale di Fredo Corleone per il seguito del Padrino. Il figlio di mezzo della famiglia Corleone, Fredo è un uomo debole; come la critica Rosemary Van Deuren ha scritto, “La forza di Cazale era interpretare uomini debili, e ritraendoli con una complessità che era sia inebriante che tragica.” In uno delle più memorabili scene de Il Padrino Parte II, anni di amarezza repressa e risentimento si riversano fuori di Fredo quando si confronta con suo fratello Michael (interpretato da Al Pacino):

“Io sono il tuo fratello maggiore, Mike, e sono stato scavalcato!”
“Questo era ciò che Papà voleva.”
“Non era il modo in cui io volevo! Posso gestire le cose! Sono intelligente! Non come dicono tutti. Tipo scemo. Io sono intelligente, e voglio rispetto!”

Pacino in seguito dirà che ha imparato sulla recitazione più da Cazale che da chiunque altro.

Figlio di mezzo di tre ragazzi, Cazale era nato a Revere, Massachusetts, in 1935. Sua madre era una casalinga, e suo padre vendeva carbone all'ingrosso. Cazale studiò recitazione all'Oberlin College e alla Boston University prima di trasferirsi a New York per seguire una carriera in teatro. Si sostenne attraverso strani lavori, incluso lavorando con l'ancora-sconosciuto Pacino come messaggero per la Standard Oil. Nel 1968 Cazale e Pacino apparirono insieme in una produzione off-Broadway di The Indian Wants the Bronx, una piece in un atto di Israel Horovitz. Cazale continuò ad apparire in 10 delle sue piece, e Horovitz si considerava, con Shakespeare e Brecht, uno dei “scrittori fortunati interpretati da Cazale, migliorati da Cazale, toccati da Cazale.”

Fred Roos, casting director per Il Padrino, vide Cazale mentre stava dando un occhiata al suo amico Richard Dreyfus in un revival off-Broadway di Line di Horovitz del 1971. Roos sapeva di aver trovato Fredo. Per il regista Coppola, Cazale “aveva tutte le qualità che avevo sperato per Fredo, e non ci fu esitazione nel scritturarlo.” Segnato come 14esimo—persino Abe Vigoda—nei crediti del film, Cazale comunque impressionò la star del Padrino Marlon Brando. Dopo aver completato la scena in cui Don Corleone viene sparato mentre Fredo armeggia maldestramente con una pistola, Brando tornò sul marciapiede e si distese in strada così che Cazale potesse continuare a lavorare nell'altra parte dello sfondo durante le riprese per il suo primo piano.


Sono lieto che Pacino convinse il regista Sidney Lumet a scritturare Cazale come Sal, il socio nel crimine di Pacino, in Quel pomeriggio di un giorno da Cani del 1975. É  una delle mie performance di Cazale preferite. Lumet in seguito disse, “Una delle cose che amo sullo scritturare John Cazale è che lui semplicemente ha questa tremenda tristezza su di lui.” Cazale presto confidò a Pacino che lui aveva “incontrato la più grande attrice del mondo.” La sua Iperbole si rivelò essere vera, in quanto Cazale passò il resto della vita innamorato di Meryl Streep. I due si incontrarono nel 1976 mentre recitavano Measure for Measure allo Shakespeare in the Park festival di Joseph Papp. Streep riassunse il dualismo nell'arte di Cazale quando osservò, “Persino nel personaggio più comico che abbia interpretato, c'era sempre qualcosa di tragico. E persino nel personaggio più tragico che abbia interpretato, c'era sempre qualcosa di veramente divertente.’’


A 28 anni, Streep fu scritturata con il suo amante ne Il Cacciatore. Poco dopo l'inizio delle riprese, comunque, a Cazale fu diagnosticato un cancro ai polmoni. Il regista Michael Cimino accettò di filmare tutte le scene di Cazale all'inizio, e quando lo studio minacciò di licenziare l'attore in sofferenza, la Streep minacciò di abbandonare il film, e la star Robert De Niro pagò l'assicurazione di Cazale. Pacino disse della devozione della Streep per Cazale, “Vederla in quell'atto d'amore per quest uomo fu emozionante.” Cazale morì il 12 marzo, 1978, nove mesi prima dell'uscita de Il Cacciatore. Aveva 42 anni.

Non molte citazioni di Cazale possono essere trovate facilmente, ma questa rivela un uomo che cercava di perdersi nella recitazione: “A volte mi chiedo se l'incapacità di trovarsi fa si che uno cerchi se stesso nelle altre persone, nei personaggi.” Nel 2009 il regista Richard Shepard produsse uno stupefacente documentario I Knew It Was You: Rediscovering John Cazale, che finalmente dava all'attore il riconoscimento che meritava. Attori come Steve Buscemi, Sam Rockwell e Philip Seymour Hoffman hanno tutti citato Cazale come un ispirazione principale, e Shepard riassume perfettamente la leggenda di John Cazale quando dice, “Ha fatto questi cinque film perfetti che veramente cristallizzarono il meglio della cinematografia Americana...Lui è il caratterista definitivo."

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE:blog.mediander.com/

domenica 10 aprile 2016

Alieni per famiglie e squali psicopatici: Come Spielberg ha lanciato il suo incantesimo

Dal regista di Midnight Special  Jeff Nichols a JJ Abrams, i cineasti di oggi non possono fare a meno di Steven Spielberg


di Ian Freer

I vecchi film di Steven Spielberg stanno vivendo un bel momento. Il British Film Institute recentemente ha annunciato una retrospettiva estiva di due mesi sul lavoro del cineasta, a partire dal 27 Maggio con una nuova uscita cinematografica de Incontri ravvicinati del terzo tipo del 1977, il suo terzo film come regista. (ndt in realtà si tratta del quarto film) Ma lo spirito di Incontri ravvicinati incombe anche nei cinema queste settimane, con l'uscita di Midnight Special.

Diretto da Jeff Nichols, racconta la storia di Roy (Michael Shannon) in fuga con suo figlio (Jaeden Lieberher), un bambino con poteri soprannaturali. Mentre ha quel sentire indie dei precedenti film di Nichols Take Shelter e Mud, è anche fortemente debitore di Spielberg. Un inseguimento in salsa fantascientifica, una famiglia disgregata in fuga, un bambino circondato dal soprannaturale, misteriosi agenti governativi ottusi e luce come fonte del mistero e meraviglia tutti vengono dritti da Incontri ravvicinati e ET. l'extraterrestre . 

“Quei film fanno parte del DNA di chi sono come spettatore,” ha detto Nichols. “Penso che moltissime persone siano così. Quando penso ai film, io penso a quei film. E quindi è definitivamente penetrato.”


Il film a cui Nichols si riferisce rappresentano una serie di film che Spielberg ha realizzato durante i tardi anni 70 e gli 80. Attraverso i film che ha sia diretto (Lo squalo, Incontri ravvicinati, la serie di Indiana Jones , E.T. l'extraterrestre )che prodotto (Gremlins, ritorno al futuro, i Goonies) Spielberg è riuscito a entrare consistentemente nelle speranze, nelle gioie e nelle paure dell'infanzia attraverso un impressionante abilità nel raccontare le storie, immediatezza emotiva, una baldoria tecnologica e un innato senso di ciò che entra in risonanza con enormi pubblici.  

Spielberg ha realizzato anche drammi 'adulti' (Sugarland Express, Il Colore viola) in questo periodo ma sono i suoi cosiddetti 'Popcorn' film che hanno esercitato l'influenza più grande. Hanno efficacemente codificato gli anni 80 per un'intera generazione. Quando migliaia di visitatori hanno affollato l' Olympic Park nel 2014 per passeggiare nelle ricostruzione di Secret Cinema della Hill Valley di Ritorno al Futuro, non è stato per guardare un film, è stato per vivere un sogno.  Chi, crescendo negli anni ottanta, non voleva vivere in un film di Steven Spielberg? 


Una volta è stato stimato che nell'apice del successo di ET nell'estate del 1982, Steven Spielberg stava guadagnando 1 milione di dollari al giorno. L'effetto del film sulla vita e sul lavoro dell'allora 35enne fu incalcolabile, dandogli autonomia creativa, forza nell'industria e uno status di celebrità raramente conferito a un regista.  Inoltre gli diede una nuova sede per la produzione dei film:  come ringraziamento per i ricavi di 793 milioni di ET al box office, il presidente dell'Universal Sid Sheinberg costruì a Spielberg una sede di produzione nell'appezzamento dell'Universal, un ufficio addobato in sitle Santa Fe zeppo di locandine cinematografiche di classici, opere di Norman Rockwell, una stanza per i videogame e un pozzo dei desideri che ospitava un certo squalo killer. Lo scrittore Richard C Matheson una volta ricordò di aver passeggiato nel giardino discutendo progetti con Spielberg quando "da una roccia o un albero, si sentì 'Steven, il suo appuntamento delle 2.30 è qui'". Spielberg ancora fa funzionare tutto nel complesso ancora oggi - meno i microfoni e gli speaker nascosti. 


Ma ET inoltre rappresenta l'inizio di Spielberg come marchio. Non è una coincidenza che dia alla compagnia di produzione  di Spielberg, Amblin Entertainment, il suo logo: un ragazzo e un alieno su di una bici che volano con la luna sullo sfondo della luna. Negli anni 80, Spielberg diventò un sinonimo per l'intrattenimento di largo consumo per le famiglie che riesce ad essere anche intelligente, divertente e astutamente sovversivo, proponendo persone con cui rispecchiarsi (spesso giovani) contro forze incredibili che avrebbero portato alla luce la loro ingegnosità inespressa. In quanto produttore, la dicitura ‘Steven Spielberg presenta…’ ha aperto una serie di film per famiglie: fantasie suburbane (Gremlins, Ritorno al futuro), stravaganze fantascientifiche (*batterie non incluse), scatenate commedie d'azione (I Goonies, Salto nel buio) e lettere d'amore ai film della sua giovinezza (Chi ha incastrato Roger Rabbit). 


La ragione ovvia per cui l'effetto Spielberg è così profondamente sentito oggi è che i ragazzini che guardavano i suoi film e tornavano a casa pedalando in cappuccio su bici BMX hanno adesso l'età in cui stanno scrivendo, dirigendo e dando il via ai film essi stessi. Primo fra tutti è il regista JJ Abrams la cui decisione di evitare i trucchi al computer in favore di effetti analogici per Star Wars: il risveglio della forza è stata presa tanto sul suo stupore nel guardare modelli di DeLorean o un ET animatronic dagli x-wing e R2-D2. Nel 2011, Abrams diresse Super 8, la storia di ragazzini ossessionati dal cinema che scoprono un alieno nella loro piccola cittadina, che era tappezzato con memorie della sua stessa vita. Coprodotto dalla Amblin, emerse come un tributo designato intricatamente alla visione del mondo di Spielberg, fino ai lens flare in stile Incontri ravvicinati. 

“Steven ha aiutato in ogni step ,” ricorda Abrams riguardo al lavorare con il suo mentore. “Mi aveva sempre fatto ridere dentro di me, perché non potevo dirti quante volte lavorai su qualcosa e mi chiedevo, ‘Che diavolo avrebbe fatto Spielberg qui?’”

Ma c'è qualcosa nel film stesso oltre la nostalgia che lo fa risuonare ancora oggi. Diversamente da molti film moderni mirati a un pubblico di famiglie, Amblin – chiamata così per via del corto del 1963 di Spielberg che fece come biglietto da visita – creò dei film di genere che non si tiravano indietro. Gremlins aveva un gioiosa vena maliziosa - in una scena un gremlin è messo in un frullatore e esploso in un microonde - che condusse alla creazione del nuovo punteggio USA, il PG-13, e sembrava all'avanguardia comparato al sentire più banale dei film per famiglie contemporanei. Ma essi inoltre non si intimidivano da esperienze scombinate. Rifiutando trattare dall'alto in basso i pubblici, Spielberg creò un intero sotto genere di fantascienza come autobiografia, usando la fantasia come un mezzo per far entrare in contrabbando verità emotive consegnate con finezza e raccontate in dettaglio.    

"ET comprendeva molta realtà in cui davvero identificarsi,” ha detto il regista inglese Joe Cornish, il cui film Attack the Block è un film di alieni Spielbergiano dislocato nella Londra del sud. “La combinazione di grande fantasia e il tipo di evocazione di Mike Leigh/Ken Loach/Robert Altman della vita infantile a livello domestico è davvero potente.  La recitazione è brillante. La conversazione attorno al tavolo della cena quando loro parlano del padre assente è un grande esempio di regia naturalistica.

Una delle cose principali che ha tenuto il quoziente di qualità della Amblin alto è stata l'uso di Spielberg estremamente sensibile della sua influenza creativa, spesso isolando i suoi registi dalle interferenze dello studio.  Equivocando il genio del titolo Ritorno al futuro, Sid Sheinberg mandando al regista un memo in cui obbiettava che il titolo avrebbe dovuto essere cambiato in Spaceman From Pluto, un riferimento uso e getta a un fumetto visto un attimo nel film. “Steven dettò un memo in risposta per Sid,” ricorda la scrittore-produttore Bob Gale. “‘Caro Sid, grazie a te per il tuo divertentissimo memo. Ne abbiamo riso tantissimo tutti. Continua a mandarne!’ Sid non ne fece più parola.” 

Ma non tutti i film degli anni 80 della Amblin funzionavano. Per ogni E.T. e Ritorno al futuro, Bigfoot e i suoi amici (una famiglia da sitcom incontra Bigfoot). I teorici del cinema hanno obbiettato che l'influenza è stata maligna, sia rendendo il cinema infantile o perpetuando aspirante ideologia Reaganiana.  Ma in quanto campionario di lavori, forma un ritratto significativo degli USA degli ultimi anni del 20° secolo: i riti, rituali, le mode, gli arredi e lo stile di vita dei sobborghi sono documentati con precisione chirurgica.  Gli storici del 2085 cercando di immaginare come fosse la classe media Americana un centinaio di anni fa potrebbero fare molto peggio che spolverare il catalogo della Amblin.

Spielberg compirà 70 anni questo Dicembre ma, dopo aver affrontato soggetti reali e adulti in Lincoln e il Ponte delle spie, il suo prossimo film segna il ritorno ai film giovane centrici che l'hanno reso grande. Il suo prossimo film come regista è THE BFG basato sul classico per bambini di Roald Dahl. Scritto dall'autrice di E.T. Melissa Matheson ( che è morta tristemente nel novembre del 2015), premette un'amicizia tra un gigante gentile (Mark Rylance) e una ragazzina orfana (Ruby Barnhill) che è improbabile quanto la relazione tra un ragazzo solitario e un alieno perso. 


Il da tanto tempo promesso Indiana Jones V di Spielberg è atteso per il 2019, ma prima realizzerà Ready Player One, adattato dal best sellers di Ernie Cline sui pericoli della realtà virtuale. Il libro è pieno zeppo di riferimenti alla cultura pop degli anni ottanta, inclusi i Goonies, lo Squalo e Indiana Jones, uno dei personaggi guida persino una DeLorean. Mentre entra nel suo ottavo decennio, persino Spielberg adesso sta ritornando al futuro.

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE:telegraph.co.uk