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domenica 1 maggio 2016

Jared Leto, Heath Ledger, e la perversa storia del Joker


di Helen O'Hara

“Non siamo legati alla razionalità per contratto! Nessuna clausola di sanità mentali!” Così dice il Joker in The Killing Joke, la graphic novel di Alan Moore che scava in profondità nella psiche del più antico e più folle nemico di Batman.

È uno stravolgimento sinistra della battuta dei Fratelli Marx, ma gratta appena la superfice del perverso mix di humor e sadismo del Joker.  Per più di 75 anni è stato l'ombra più oscura dietro il Cavaliere Oscuro, il perverso yin del suo implacabile yang.


Quest anno faremo la conoscenza del terzo Joker dal vivo, sul grande schermo, in quanto il premio Oscar Jared Lato affronta il ruolo in Suicide Squad di David Ayer. Mentre le prime dichiarazioni sul film, che vede una banda di criminali raggruppata per affrontare una minaccia più grave, sono estremamente positive, la maggior parte della copertura della stampa è stata dominata dai tentativi di Leto di entrare nel personaggio come il pazzo cattivo.

Lui apparentemente ha rifiutato di uscire dal personaggio e dichiara di aver mandato ai suoi colleghi del cast ratti vivi, proiettili, preservativi usati e palline anali nel tentativo di inquietare chiunque attorno a lui. L'attrice Rose McGowan è stata così disgustata da tutto questo che si è rivolta ai social media, esortando i suoi colleghi a far causa: "In quale altra industria questo sarebbe punito?" ha scritto. "Non è qualcosa che debba essere celebrato, è qualcosa per cui fare causa."


Prima di Leto ci fu Heath Ledger, che interpretò il Joker in Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan nel 2008, secondo quanto riportato si rinchiuse per settimane prima delle riprese e rischiò la sua salute mentale. C'è qualcosa riguardo il Joker che porta i giovani attori vicino alla follia. Ma con il trucco da clown e senza nessun vero superpotere, cos'è che lo rende così pericoloso?

Chi è il Joker?

Cosa insolita tra le nemesi dei supereroi, il Joker apparve nel primissimo numero del fumetto del suo eroe nel 1940. Avrebbe dovuto morire in quello stesso numero, alla fine della sua seconda apparizione in una storia breve. Il redattore, Whitney Ellsworth, chiese una vignetta che rendesse chiaro che era sopravvissuto.

Il Joker non ha mai avuto un nome ufficiale oltre il suo pseudonimo criminale. Uno dei suoi creatori, Bill Finger, in seguito scrisse una storia di origine che lo vedeva inizare come signore del crimine conosciuto come Cappuccio Rosso, prima di cadere in un bagno di sostanze chimiche ed emergerne come il comico psicotico Joker. Ma lo pseudonimo di Cappuccio Rosso è stato rivendicato da altri personaggi da allora, ed è più spesso una falsa pista piuttosto che un reale collegamento con il Joker.


The Killing Joke offrì una opzione popolare - un operaio di un impianto chimico diventato comico, che perde la ragione durante una rapina andata a male successiva alla morte della sua moglie incinta - ma persino quella ha smesso di essere rivendicata come l'origine definitiva o di dargli un nome di battesimo.

“Con il trucco da clown e senza nessun vero super potere, cos'è che lo rende così pericoloso?”
In quel fumetto Joker disse che preferiva "molte opzioni" riguardo al suo passato, e i fan sembrano d'accordo. La maggior parte delle versioni del suo passato condividono elementi comuni: un uomo cade in un bagno di prodotti chimici ed emerge con i capelli verdi, la pelle bianca e un ghigno contratto.

Ma non alcun "vero" nome, e persino la stereotipata serie tv prequel di Batman Gotham ha evitato di offrire una qualsiasi storia vera del Joker - al punto che i fan, nei primi momenti della stagione uno, ipotizzarono che il nuovo personaggio femminile Fish Mooney (Jada Pinkett Smith) avrebbe potuto diventare Joker.  

Batman scopre la vera identità di Joker.
Recentemente, la DC Comics ha annunciato che un numero in uscita "rivelerà" la sua identità alla fine. Batman ha appreso la verità nei mesi recenti quando si è seduto nella ‘Mobius Chair,’ che ha tutta la conoscenza. La reazione di Batman è stata, “NO. Questo non è possibile,” suggerendo che la sua reale identità è già stabilita - ma il Capo dell'ufficio creativo della DC Geoff Johns sostiene che "probabilmente non sarà una risposta che la gente riuscirà a prevedere." Salvo miracoli, aspettativi che anche la risposta sara oggetto di retcon e di riscrittura in futuro dopo la ricezione ostile da parte dei fan.

L'uomo dietro la pazzia.

La stessa creazione del Joker è similmente misteriosa. Il merito del personaggio è stato conteso per una vita dagli uomini responsabili, con il disegnatore di fumetti e creatore di Batman Bob Kane che sostiene di aver sviluppato il Joker con lo scrittore Bill Finger, mentre il collega disegnatore Jerry Robinson sostiene il suo stesso coinvolgimento.

Conrad Veidt ne L'Uomo che ride, il film che ha ispirato il Joker
Tutti concordano che Finger presentò una foto di Conrad Veidt ne L'Uomo che ride, un film espressionista del 1928 del regista tedesco Paul Leni, come modello per l'aspetto del Joker. Veidt interpretava Gwynplaine, una tragica figura la cui faccia era stata sfigurata in un ghigno permanente in vendetta - ma questa apparizione mostruosa sarebbe calzata a pennello per la nemesi di Batman.

Per conto di Kane, quella foto era la chiave. “Bill Finger e io creammo il Joker. Bill era lo scrittore. Jerry Robinson venne da me con una carta da gioco del Joker. Questo è il modo in cui io la riassumo. Jerry Robinson non ebbe assolutamente niente a che fare con esso, ma dirà sempre che lo ha creato finché non morirà."

Ma Robinson disse che fu il suo schizzo di un Joker in stile carta da gioco che ispirò Finger a fornire quella foto. Robinson aveva solo 18 anni all'epoca, uno studente alla Columbia, ma stava già lavorando con Kane da un anno. Il lancio di Batman #1 mise pressione alla squadra, che stava producendo storie di Batman nell'esistente Detective Comics e alle prese con la creazione di una storia per World' Finest per entrambi. La versione di Robinson è che si offrì di aiutare il meticoloso, oberato Finger aggiungendo una storia sua come incarico di scrittura creativa.


      Una delle prime copertine del Joker.
Finger, celebrato come uno dei migliori scrittori al lavoro sui fumetti all'epoca ma conosciuto per il suo processo macchinoso, accettò l'aiuto, e Robinson si mise il suo cappello pensatore. “C'era una dicotomia all'epoca, che se creavi il cattivo troppo forte avresti sopraffatto l'eroe, ma io ho sempre pensato il contrario," disse nel 2009.

“Più forte rendi il cattivo, più forte dovrà essere l'eroe perché alla fine l'eroe deve vincere. D'altra parte, io volevo un cattivo davvero forte perché penso che porterà avanti la storia.  Gli eroi sono noiosi, perché devono vincere. I cattivi sono più eccitanti. Questo è stato il mio primo pensiero verso ciò che adesso chiamiamo un super-cattivo.”

“Gli eroi sono noiosi, perché devono vincere. I cattivi sono più eccitanti.”
  Jerry Robinson
Ispirato dalla relazione di Sherlock con Moriarty, risalendo agli apocrifi Biblici di angeli austeri e demoni ridacchianti, Robinson iniziò a trovare il giusto tono per questo cattivo. “Un sacco delle storie brevi che avevo scritto per la Columbia erano umoristiche, o avevano un tocco umoristico in esse. Quindi ciò mi portò a pensare che il mio cattivo avrebbe avuto un senso dell'umorismo.

"Una volta sentito che volevo un cattivo con il senso dell'umorismo, il nome di Joker mi venne alla mente. Uno dei miei fratelli era un campione di Bridge, e c'erano sempre delle carte in giro in famiglia. Più vicino di quanto potessi immaginare, questo è perché immediatamente pensai all'immagine del Joker.”

Che l'uccisione cominci.

Il merito è adesso generalmente condiviso tra i tre uomini, per una figura che ebbe un inizio collerico. Batman #1 vide il “Clown Principe del crimine” uccidere 13 persone, e lui calpestò psicoticamente lungi i pochi anni successivi. In 76 anni il conto dei morti di Joker ha raggiunto le miglialia - ammesso che non si conti 'Emperor Joker' del 2000 storia di una realtà alternativa in cui ha ottenuto poteri divini, mangiato l'intera popolazione della cina e distrutto il mondo.

Il Joker ha avvelenato bambini con zucchero filato contaminato, fatto piovere vetri in frantumi intinti nel veleno sulle strade della città, violentato, azzoppato e torturato persone. Ha passato tre settimane torturando l'ex Robin Tim Drake e ha cercato di trasformarlo in un accolito, e ha pestato Jason Todd, un altro Robin, a morte con un piede di porco.


Ma il Comics Code Authority del 1954, istituito in risposta al panico morale riguardo al contenuto di questi libri divertenti, crollato sui i suoi peggiori eccessi per più di due decenni.  Il Joker era tra quelli peggio colpiti dalle limitazioni, spogliato della sua abilità di terrorizzare chiunque eccetto i coulrofobici. Durante quest epoca, l'incarnazione di Cesar Romero nella serie tv del 1966, in opposizione a Adam West, era ancora buffo e ancora un megalomane, ma non così inclinato all'omicidio psicopatico.

Al suo punto più basso, il Joker scomparve persino dai fumetti per quattro anni, dal 1969 al 1973. Quando ritornò era un criminale dichiaratamente folle ritornato al Arkham Asylum di Gotham, piuttosto che prigione, dove Batman l'aveva sconfitto.

E ancora doveva perdere ogni volta sotto le condizioni del Comics Code - persino dopo aver ottenuto brevemente una testata dedicata nel 1975, un idea sbagliata che lo vedeva affrontare minacce criminali persino peggiori quando lui avrebbe dovuto essere davvero il peggio del peggio, più caotico e imprevedibile di ogni altro cattivo.

“Il Joker ha avvelenato bambini con zucchero filato contaminato, fatto piovere vetri in frantumi intinti nel veleno sulle strade della città, violentato, azzoppato e torturato persone..."
Il disturbo reale del Joker - se ce n'è uno - è difficile da definire. Lo psicanalista H. Eric Bender lo descrisse come uno psicopatico - il che significherebbe che soffre di un disordine della personalità piuttosto che una vera malattia mentale.

Ma c'è stato inoltre congetture che il disordine antisociale di personalità, o disordine intermittente esplosivo, potrebbe spiegare il suo comportamento. La graphic novel di Grant Morrison Arkham Asylum, comunque, potrebbe contenere la teoria migliore.


 La condizione del Joker è descritta come una sorta di "super sanità," la sua personalità si reinventa ogni giorno in qualsiasi modo da innocuo burlone a puro assassino. Non ha super forza, volo o resistenza; soo una grande capacità di pianificare la sua via per i guai, e per la libertà, e la volontà di andare oltre qualsiasi altro cattivo.

Per gli anni ottanta, il Comics Code perse tutta la sua forza rimanente e il Joker iniziò davvero a ritornare se stesso, occasionalmente combattendo Superman (Il Joker una volta lo provocò così tanto che il boyscout azzurrone prese a pugni il suo cuore attraverso il suo petto) e Wonder Woman. Pochi numeri chiave l'hanno costruito come l'ombra oscura che pende su Batman.

Oltre a Killing Joke  di Moore c'è l'enormemente influente Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller, ambientato in un futuro dove Batman si è ritirato dalla lotta al crimine. La trama vede Joker suicidarsi nel tentativo di incastrare Batman e far sembrare come se il suo nemico abbia finalmente rotto la sua "unica regola" contro l'omicidio.


Quest epoca inoltre vide il Joker colpire Batman dove fa male, uccidendo il secondo Robin, Jason Todd, in Una Morte in Famiglia del 1988, e nella storia di Moore torturando e deliberatamente storpiando l'allora Batwoman, Barbara Gordon, in un tentativo di far diventare suo padre, il Commissario Gordon, pazzo.

Il Joker usa il Metodo.

La serie animata di Batman, e i film da essa generati – Under The Red Hood, e in particolar modo La Maschera del Fantasma – ci hanno dato quello che, per lungo tempo, fu considerato il Joker sullo schermo definitivo, di solito con la voce di Mark Hamill. Ritornerà a questo ruolo presto: Hamill - dalla voce acuta, imprevedibile e quasi inarrestabile - e l'attore che da la voce a Batman Kevin Conroy riprenderanno i loro ruoli in una versione animata R-rated di The Killing Joke, in arrivo in seguito quest anno.


Poi ci sono le performance dal vivo, che hanno visto gli attori spingersi estremamente, forse pazzescamente lontano per dare vita al Joker.  Il film Batman del 1989, dal regista Tim Burton, si concentò quasi puù sul Joker di Jack Nicholson piuttosto di quanto fece sul Batman di Michael Keaton, e pagò la star più anziana molto di più. Burton controversamente diede al Joker una back story, rendendolo un malvivente chiamato Jack Napier che assassinò i genitori di Batman (piuttosto che il canonico patetico teppista, Joe Chill).

Nicholson, un fan di Batman sin dall'infanzia, credeva di essere nato per interpretare il Joker, e trascorse ore ogni giorno contorcendo la sua faccia per mantenere quel ghigno maniacale, al punto di procurarsi dei crampi.  Mentre i fan moderni a volte lo liquidano come cartoonesco, a nulla vale che il Joker di Nicholson probabilmente ha un body count più alto di Ledger - e non c'è niente ne Il Cavaliere Oscuro grottesco quanto il suo sfregio di Alicia Hunt di Jerry Hall.


Joel Schumacher pianificava di includere il Joker in un sequel di Batman & Robin che doveva essere chiamato Batman: DarKnight, e sarebbe apparso nel mai realizzato Batman & Superman di Wolfgang Petersen nei primi anni 2000. Ma è stato fino al Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan del 2008 prima di vedere il Joker di nuovo, in una enormemente diversa incarnazione che in qualche modo, comunque, sembrava esattamente corretta per il personaggio.

Mentre non gli piace ammetterlo, la scrittura di Heath Ledger inizialmente provocò la furia dei fan certi che era troppo giovane e troppo carino per minacciare il Batman di Christian Bale. Ma questa perversa, imprevedibile svolta conquisto virtualmente chiunque. Ledger definì il suo Joker “uno schizofrenico senza alcuna empatia”, qualcuno con un senso dell'umorismo malato che si delizia della sua stessa furbizia e a spese di altri.

Il processo di interpretare il Joker, comunque, fu devastante. Ledger si isolò da amici e famiglia, trascorrendo un mese chiuso in una stanza di hotel cercando di trovare l'attegiamento del Joker e, sopratutto, una voce senza alcuna eco della performance di Nicholson.


Scrisse diari come Joker, pieni di cose crudeli che il personaggio avrebbe trovato divertenti, e perfezionava la sua visione del mondo e prospettiva, prendendo elementi da Sid Vicious e Arancia Meccanica tanto quanto dai fumetti.  L'aspetto di questo Joker è il risultato del trucco - che si deteriora progressivamente lungo il film con la sua mente - piuttosto che danni chimici, ma pochi persino tra i puristi l'hanno criticato.

“Heath Ledger definì il suo Joker “uno schizofrenico senza alcuna empatia'”
Ma il peso del personaggio peggiorò la preesistente tendenza dell'attore all'insonnia, e rese le riprese un tormento. Ledger completò le riprese e si spostò su di un altro lavoro, ma morì prima che il film fosse finito per un overdose accidentale di medicinali prescritti. Gli fu assegnato un Oscar postum per il miglior Attore non protagonista per il suo lavoro.

Il prossimo a tentare il ruolo sarà Leto, che inoltre è andato estremamente lontano per entrare nella mente del Joker - quindi quegli improbabili "regali" ai suoi colleghi attori. "Ho fatto molte coseper creare una dinamica per creare un elemento di sorpresa, una spontaneità e per abbattere davvero qualsiasi tipo di muro che ci possa essere," disse Leto al CinemaCon di Las Vegas. "il Joker è qualcuno che davvero non rispetta cose come lo spazio personale o limiti."


I suoi collegi non hanno risposto pubblicamente a tali spiacevoli buffonate. “Non ho mai inctrato Jared Leto in realtà,” ha detto Will Smith, dopo che la coppia ha lavorato insieme sul film per sei mesi. Leto ha descritto il Joker come un “bellissimo disastro” e, per quello che abbiamo visto finora, è un interpretazione più sadica rispetto a quella di Ledger, gloriandosi nella tortura fine a se stessa(come parte della sua preparazione, Leto ha intervistato dottori e ”persone che hanno commesso crimini orrendi").

Una teoria inoltre suggerisce un origine differente: cicatrici sulle spalle di Leto sembrano combaciare con i danni sulla tuta di Robin intravisti dietro Batman di Ben Affleck nel trailer di Batman C Superman: Dawn of Justice, parte dell'universo cinematografico condiviso con Suicide Squad. Potrebbe questo Joker essere un ex-Robin, diventato folle? Lo studio ha negato, ma sarebbe un modo per separarlo dalla performance di Ledger.

Da qualsiasi posto venga, ciò che rimane terrificante riguardo al Joker è che vuole che noi tutti condividiamo la sua follia - e questo a volte suona come una prospettiva allettante. Come il Joker disse a Jim Gordon: "Perciò, quando ti ritrovi avviato lungo binari difficili, diretto verso luoghi del tuo passato in cui le urla si fanno insopportabili, ricorda che c'è sempre la follia." La follia è l'uscita di sicurezza...”

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE:telegraph.co.uk/

domenica 17 aprile 2016

Speranza dai bassifondi: Charlie Chaplin era un campione per gli oppressi.

Un nuovo sontuoso museo dedicato al grande attore comico apre i battenti oggi in Svizzera. Ma come fece Chaplin - un buffo ometto con bombetta e bastone - a ispirare una tale duratura devozione?

di Tim Robey

Un grandioso nuovo museo apre i battenti oggi in Svizzera, estendendosi attraverso un sito di 14 ettari sulla Riviera di Vaudois, devoto interamente a un buffo ometto con bombetta e bastone. Chaplin’s World è un sontuoso nuovo centro culturale che promette esibizioni permanenti e temporanee riguardo questo minuscolo titano dei film comici muti, anche presentazioni di film, festival e gallerie di arte grafica. 


Se fosse vivo, Charlie Chaplin avrebbe compiuto 127 anni la scorsa settimana, e potrebbe essere stupefatto nello scoprire un vasto nuovo museo in Svizzera aperto in suo onore, quanto duratura sia la sua fama e quanto di ampia portata la sia influenza sia attraverso tutti i settori dello spettacolo. La sua rivendicazione di essere il più iconico Inglese d'esportazione, se non nella storia culturale, concederemo quell'onore a Shakespeare - sicuramente nella storia del cinema.


Come è successo? Gli inizi di Chaplin sono oscuri, indigenti e difficili - la definizione vera e propria di dalle stalle alle stelle. Nato nella Londra del sud da due intrattenitori di music Hall, lui entrava e usciva dalle case famiglia persino prima che sua madre venisse rinchiusa in un manicomio. Ha calpestato il palcoscenico da amatore come un sostituto di sua sorella all'età di cinque anni, e rapidamente fece irruzione in un gruppo di ballo degli zoccoli, prima di raccogliere recensioni estremamente positive come paggio in una produzione del West End di Sherlock Holmes. Dopo aver girato il circuito del vaudeville Americano, lui fu rapidamente invitato a Hollywood, e quindi fu lanciata una delle più rapide carriere nel cinema che il mondo avesse mai conosciuto. 

Già nel 1917 - all'età di 28 anni, con una raccolta di corti molto popolari a suo favore - era nella stupefacente posizione dell'essere in grado non solo di comandare ma anche di costruire il suo studio, subito fuori Sunset Boulevard. Il critico James Agee ha spiegato come sia stato in grado di vincere questo status consacrato: "Prima che Chaplin arrivasse al cinema le persone erano contente con un paio di gag per commedia; lui aveva un qualche tipo di risata ogni secondo." La straordinaria libertà creativa di cui godette nell'inventare non è solo senza precedenti nel medium, ma senza seguiti. Controllava quasi ogni aspetto della sua produzione: scrittura, regia, produzione e montaggio di tutto il suo lavoro dalla fase iniziale. Se avesse potuto fare il lavoro del cameraman, avrebbe probabilmente fatto anche quello. Ma la fabbrica di soldi, e la ragione del suo successo globale come marchio, era il Chaplin all'altro lato dell'obbiettivo.

La figura del Vagabondo – istantaneamente emblematica, con i suoi baffi folti e ondeggiati e il passo oscillante - fece il suo debutto sullo schermo in un corto del 1914 chiamato "Charlot ingombrante" Divenne facilmente il personaggio del grande schermo più amato dell'era del muto, apparendo in dozzine di altri corti e tutti i film di Chaplin, fino a Tempi Moderni (1936). Quel film è spesso chiamato l'ultimo film muto - una tardo elogio, dato che il Cantante di Jazz venne presentato nel 1927 - perché ancora faceva affidamento sui cartelloni piuttosto che sui dialoghi per portare avanti la trama. Termina, famosamente, con il Vagabondo che scompare all'orizzonte, un icona per un'epoca già terminata del cinema che sta facendo l'inchino finale.

L'anima di questo personaggio è la chiave per capire il fascino duraturo di Chaplin. Il Vagabondo era un senzatetto, un umile, nel suo guardaroba sformato e le scarpe troppo grosse, ma la comicità del suo personaggio nasce da un costate desiderio di essere preso seriamente . spesso dandosi delle arie o fingendo una più altra stazione sociale che può credibilmente mettere a segno.  Per via dei suoi stessi umili inizi, Chaplin aveva un desiderio naturale di prendersi cura del piccoletto, ed era davvero sintonizzato con l'ingiustizia sociale: primi film come Charlot Poliziotto e L'Emigrante (entrambi del 1917) si prendono il rischio di toccare argomenti taboo come l'abuso di droga, la prostituzione e il crimine di strada. 


In contrasto con il suo grande rivale Buster Keaton – essenzialmente un clown impassibile colpito dalle circostanze – Chaplin sviluppò uno stile di calorosa commedia riguardo la lotta e il miglioramento. L'ambientazione urbana in rovina negli USA diede al suo lavoro un aria di lotta di classe con il sogno americano come suo sfondo. Ma le sue radici inglesi rimasero cruciali. Peter Ackroyd ha affermato un influenza Dickensiana nel suo ritratto empatico di immigranti e lavoratori - ovviamente, la vita agli inizi di Chaplin suona essa stessa come una sudicia variazione di Oliver Twist. 

Essere in grado di ridere del Vagabondo, attraverso tutti i suoi contrattempi e i progetti contrastati, riporta sempre il pubblico da Chaplin, ma era la compassione del suo approccio, e la persistente qualità del suo pathos romantico, che li fece innamorare tutti di lui. Negli anni cupi della Depressione, lui offriva speranza dai bassifondi. I suoi grandi doni fisici come clown non lo abbandonarono mai, nonostante la transizione nell'era del sonoro non fu facile, e alcuni critici pongano i suoi ultimi film sonori su di un piedistallo tanto quanto le incomparabili commedie mute di Luci della città (1931) o La Corsa all'Oro (1925) - con la sua famosa lunga scena comica del cercatore disperato di Chaplin che mangia la sua scarpa bollita, o facendo quel ballo con i panini. 


Comunque, la sfacciataggine del suo primo "vero e proprio" film parlato, e ultimo grande film, sarà difficile da battere. Satireggiare Hitler in Il Grande Dittatore (1940), persino prima che Pearl Harbor trascinasse l'America in guerra, fu la prova definitiva che Chaplin era un artista che prendeva dei rischi con un immaginazione politica, non solo un accogliente fornitore di commedie sentimentali.  Nel concentrare le simpatie di quel film sul povero barbiere ebreo che interpretava anche, si mise nei guai definitivamente per gli oppressi, mentre capiva che prendere in giro Hitler - così delicatamente, con quell'immagine infantile del mappamondo che rimbalza sul suo sedere - era il primo passo per disarmarlo. 

Chaplin’s World apre oggi a Cosier-sur-Vevey, Svizzera. 
Per maggiori informazioni visitate: www.chaplinmuseum.com


Cinque performer inimmaginabili senza Chaplin

Stan Laurel
Solo un anno più giovane di Chaplin, Laurel arrivò negli USA sulla stessa nave - era il sostituto di quest ultimo nel gruppo di comici Fred Karno's Army. Il suo amore per la bombetta, come quello di Hardy, sembrava una palese debito. Nonostante Laurel in realtà accusò Chaplin di rubare le sue idee, piuttosto che il contrario, era ancora ricordato per pensare di Charlie "il più grande di tutti".

Giulietta Masina
Spesso chiamata “La Chaplin femmina”, Masina era la vagabonda dagli occhi grandi, la musa e la moglie di Federico Fellini.  Famosa come la compagna brutalizzata del forzuto da circo Anthony Quinn in La Strada (1954), e come una tragica prostituta ne Le Notti di Cabiria (1957), apportò a questi due ruoli chiavi una rugiadoso pathos di pantomima che è indubitabilmente Chaplinesca.

Jacques Tati
Il nome francese per il Vagabondo di Chaplin è “Charlot”, che trova un eco nell'incarnazione di Tati del maldestro Uomo qualunque, M Hulot.  Tati fissa i cambiamenti – scivolando piuttosto che ondeggiando, pipa per il bastone, un Homburg piuttosto che una bombetta. Ma il debito è chiaro, in quanto ci sono paralleli tra Playtime (1967) e Tempi Moderni; The Illusionist (2010) e Luci della ribalta.

Rowan Atkinson
Non tanto Blackadder, ma specificatamente Mr Bean, una creazione che  è ovviamente Chaplin-via-Tati – il brutto anatroccolo che semplicemente non può fare a meno di cacciarsi nei guai. Atkinson, che conta Chaplin come un influenza infantile, ha fatto molto per tenere viva la tradizione della comicità muta, mentre mentre perfezionava il personaggio del suo sfortunato fantoccio come un insofferente egoista, nerd in tweed. 

Johnny Depp
Nel suo film del 1993 Benny & Joon, Depp – che adora interpretare personaggi muti nella sua carriera – sfoggia un cappello nero e interpreta un riff di un minuto sulla famosa danza dei panini ne La Corsa all'Oro. Nessun altro che un grande ammiratore di Chaplin avrebbe potuto realizzare questa cosa, persino se è persino più prigioniero, forse, dell'impassibile di Buster Keaton, è più il suo tipo depresso di slapstick muto. 

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE:telegraph.co.uk/

domenica 10 aprile 2016

Alieni per famiglie e squali psicopatici: Come Spielberg ha lanciato il suo incantesimo

Dal regista di Midnight Special  Jeff Nichols a JJ Abrams, i cineasti di oggi non possono fare a meno di Steven Spielberg


di Ian Freer

I vecchi film di Steven Spielberg stanno vivendo un bel momento. Il British Film Institute recentemente ha annunciato una retrospettiva estiva di due mesi sul lavoro del cineasta, a partire dal 27 Maggio con una nuova uscita cinematografica de Incontri ravvicinati del terzo tipo del 1977, il suo terzo film come regista. (ndt in realtà si tratta del quarto film) Ma lo spirito di Incontri ravvicinati incombe anche nei cinema queste settimane, con l'uscita di Midnight Special.

Diretto da Jeff Nichols, racconta la storia di Roy (Michael Shannon) in fuga con suo figlio (Jaeden Lieberher), un bambino con poteri soprannaturali. Mentre ha quel sentire indie dei precedenti film di Nichols Take Shelter e Mud, è anche fortemente debitore di Spielberg. Un inseguimento in salsa fantascientifica, una famiglia disgregata in fuga, un bambino circondato dal soprannaturale, misteriosi agenti governativi ottusi e luce come fonte del mistero e meraviglia tutti vengono dritti da Incontri ravvicinati e ET. l'extraterrestre . 

“Quei film fanno parte del DNA di chi sono come spettatore,” ha detto Nichols. “Penso che moltissime persone siano così. Quando penso ai film, io penso a quei film. E quindi è definitivamente penetrato.”


Il film a cui Nichols si riferisce rappresentano una serie di film che Spielberg ha realizzato durante i tardi anni 70 e gli 80. Attraverso i film che ha sia diretto (Lo squalo, Incontri ravvicinati, la serie di Indiana Jones , E.T. l'extraterrestre )che prodotto (Gremlins, ritorno al futuro, i Goonies) Spielberg è riuscito a entrare consistentemente nelle speranze, nelle gioie e nelle paure dell'infanzia attraverso un impressionante abilità nel raccontare le storie, immediatezza emotiva, una baldoria tecnologica e un innato senso di ciò che entra in risonanza con enormi pubblici.  

Spielberg ha realizzato anche drammi 'adulti' (Sugarland Express, Il Colore viola) in questo periodo ma sono i suoi cosiddetti 'Popcorn' film che hanno esercitato l'influenza più grande. Hanno efficacemente codificato gli anni 80 per un'intera generazione. Quando migliaia di visitatori hanno affollato l' Olympic Park nel 2014 per passeggiare nelle ricostruzione di Secret Cinema della Hill Valley di Ritorno al Futuro, non è stato per guardare un film, è stato per vivere un sogno.  Chi, crescendo negli anni ottanta, non voleva vivere in un film di Steven Spielberg? 


Una volta è stato stimato che nell'apice del successo di ET nell'estate del 1982, Steven Spielberg stava guadagnando 1 milione di dollari al giorno. L'effetto del film sulla vita e sul lavoro dell'allora 35enne fu incalcolabile, dandogli autonomia creativa, forza nell'industria e uno status di celebrità raramente conferito a un regista.  Inoltre gli diede una nuova sede per la produzione dei film:  come ringraziamento per i ricavi di 793 milioni di ET al box office, il presidente dell'Universal Sid Sheinberg costruì a Spielberg una sede di produzione nell'appezzamento dell'Universal, un ufficio addobato in sitle Santa Fe zeppo di locandine cinematografiche di classici, opere di Norman Rockwell, una stanza per i videogame e un pozzo dei desideri che ospitava un certo squalo killer. Lo scrittore Richard C Matheson una volta ricordò di aver passeggiato nel giardino discutendo progetti con Spielberg quando "da una roccia o un albero, si sentì 'Steven, il suo appuntamento delle 2.30 è qui'". Spielberg ancora fa funzionare tutto nel complesso ancora oggi - meno i microfoni e gli speaker nascosti. 


Ma ET inoltre rappresenta l'inizio di Spielberg come marchio. Non è una coincidenza che dia alla compagnia di produzione  di Spielberg, Amblin Entertainment, il suo logo: un ragazzo e un alieno su di una bici che volano con la luna sullo sfondo della luna. Negli anni 80, Spielberg diventò un sinonimo per l'intrattenimento di largo consumo per le famiglie che riesce ad essere anche intelligente, divertente e astutamente sovversivo, proponendo persone con cui rispecchiarsi (spesso giovani) contro forze incredibili che avrebbero portato alla luce la loro ingegnosità inespressa. In quanto produttore, la dicitura ‘Steven Spielberg presenta…’ ha aperto una serie di film per famiglie: fantasie suburbane (Gremlins, Ritorno al futuro), stravaganze fantascientifiche (*batterie non incluse), scatenate commedie d'azione (I Goonies, Salto nel buio) e lettere d'amore ai film della sua giovinezza (Chi ha incastrato Roger Rabbit). 


La ragione ovvia per cui l'effetto Spielberg è così profondamente sentito oggi è che i ragazzini che guardavano i suoi film e tornavano a casa pedalando in cappuccio su bici BMX hanno adesso l'età in cui stanno scrivendo, dirigendo e dando il via ai film essi stessi. Primo fra tutti è il regista JJ Abrams la cui decisione di evitare i trucchi al computer in favore di effetti analogici per Star Wars: il risveglio della forza è stata presa tanto sul suo stupore nel guardare modelli di DeLorean o un ET animatronic dagli x-wing e R2-D2. Nel 2011, Abrams diresse Super 8, la storia di ragazzini ossessionati dal cinema che scoprono un alieno nella loro piccola cittadina, che era tappezzato con memorie della sua stessa vita. Coprodotto dalla Amblin, emerse come un tributo designato intricatamente alla visione del mondo di Spielberg, fino ai lens flare in stile Incontri ravvicinati. 

“Steven ha aiutato in ogni step ,” ricorda Abrams riguardo al lavorare con il suo mentore. “Mi aveva sempre fatto ridere dentro di me, perché non potevo dirti quante volte lavorai su qualcosa e mi chiedevo, ‘Che diavolo avrebbe fatto Spielberg qui?’”

Ma c'è qualcosa nel film stesso oltre la nostalgia che lo fa risuonare ancora oggi. Diversamente da molti film moderni mirati a un pubblico di famiglie, Amblin – chiamata così per via del corto del 1963 di Spielberg che fece come biglietto da visita – creò dei film di genere che non si tiravano indietro. Gremlins aveva un gioiosa vena maliziosa - in una scena un gremlin è messo in un frullatore e esploso in un microonde - che condusse alla creazione del nuovo punteggio USA, il PG-13, e sembrava all'avanguardia comparato al sentire più banale dei film per famiglie contemporanei. Ma essi inoltre non si intimidivano da esperienze scombinate. Rifiutando trattare dall'alto in basso i pubblici, Spielberg creò un intero sotto genere di fantascienza come autobiografia, usando la fantasia come un mezzo per far entrare in contrabbando verità emotive consegnate con finezza e raccontate in dettaglio.    

"ET comprendeva molta realtà in cui davvero identificarsi,” ha detto il regista inglese Joe Cornish, il cui film Attack the Block è un film di alieni Spielbergiano dislocato nella Londra del sud. “La combinazione di grande fantasia e il tipo di evocazione di Mike Leigh/Ken Loach/Robert Altman della vita infantile a livello domestico è davvero potente.  La recitazione è brillante. La conversazione attorno al tavolo della cena quando loro parlano del padre assente è un grande esempio di regia naturalistica.

Una delle cose principali che ha tenuto il quoziente di qualità della Amblin alto è stata l'uso di Spielberg estremamente sensibile della sua influenza creativa, spesso isolando i suoi registi dalle interferenze dello studio.  Equivocando il genio del titolo Ritorno al futuro, Sid Sheinberg mandando al regista un memo in cui obbiettava che il titolo avrebbe dovuto essere cambiato in Spaceman From Pluto, un riferimento uso e getta a un fumetto visto un attimo nel film. “Steven dettò un memo in risposta per Sid,” ricorda la scrittore-produttore Bob Gale. “‘Caro Sid, grazie a te per il tuo divertentissimo memo. Ne abbiamo riso tantissimo tutti. Continua a mandarne!’ Sid non ne fece più parola.” 

Ma non tutti i film degli anni 80 della Amblin funzionavano. Per ogni E.T. e Ritorno al futuro, Bigfoot e i suoi amici (una famiglia da sitcom incontra Bigfoot). I teorici del cinema hanno obbiettato che l'influenza è stata maligna, sia rendendo il cinema infantile o perpetuando aspirante ideologia Reaganiana.  Ma in quanto campionario di lavori, forma un ritratto significativo degli USA degli ultimi anni del 20° secolo: i riti, rituali, le mode, gli arredi e lo stile di vita dei sobborghi sono documentati con precisione chirurgica.  Gli storici del 2085 cercando di immaginare come fosse la classe media Americana un centinaio di anni fa potrebbero fare molto peggio che spolverare il catalogo della Amblin.

Spielberg compirà 70 anni questo Dicembre ma, dopo aver affrontato soggetti reali e adulti in Lincoln e il Ponte delle spie, il suo prossimo film segna il ritorno ai film giovane centrici che l'hanno reso grande. Il suo prossimo film come regista è THE BFG basato sul classico per bambini di Roald Dahl. Scritto dall'autrice di E.T. Melissa Matheson ( che è morta tristemente nel novembre del 2015), premette un'amicizia tra un gigante gentile (Mark Rylance) e una ragazzina orfana (Ruby Barnhill) che è improbabile quanto la relazione tra un ragazzo solitario e un alieno perso. 


Il da tanto tempo promesso Indiana Jones V di Spielberg è atteso per il 2019, ma prima realizzerà Ready Player One, adattato dal best sellers di Ernie Cline sui pericoli della realtà virtuale. Il libro è pieno zeppo di riferimenti alla cultura pop degli anni ottanta, inclusi i Goonies, lo Squalo e Indiana Jones, uno dei personaggi guida persino una DeLorean. Mentre entra nel suo ottavo decennio, persino Spielberg adesso sta ritornando al futuro.

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE:telegraph.co.uk

giovedì 7 aprile 2016

Nick Frost: 'Non rido più così tanto'

di India Sturgis

Nick Frost sta bevendo una cola nel suo pub locale a Twickenham. È il giorno dopo il suo 44esimo compleanno quindi è lecito supporre che sia assonnato, in dopo sbronza e che abbia bisogno di questa conversazione come di un buco in testa. 

È una sorpresa, quindi, scoprire che non è questo il caso. “Sono tornato alle 10 di sera con una tazza di the, una fetta di torta e 24 ore a A&E,” dice.    

Sicuramente non? Frost è l'archetipo del tipo divertente. Lui è la cultura dei ragazzi personificata. Questo è l'uomo che ha forgiato una carriera su commedie da fannulloni semi autobiografiche basate su disavventure a base di pub e bevute.

L'elenco delle sue opere precedenti è pieno di cose di questo genere: Spaced (la sitcom di successo di Channel 4 degli anni 90 scritta da Simon Pegg e basata sullo stile di vita losco dell'epoca di Pegg e Frost); L'Alba dei morti dementi (una commedia 'romantica' zombi); Hot Fuzz (un action scoppiato con gli sbirri ambientato in Gloucestershire); e La Fine del mondo (una pellicola di fantascienza su di un epica uscita per pub). Nelle sue memorie, che coprono i suoi anni dieci e venti (“pre-Pegg”, come Frost la mette), scrive riguardo allo svegliarsi sulla spiaggia di Brighton dopo una sera particolarmente ricca di bevute. Ma la mezza età ha visto cambiare le sue priorità. 


“Quarantaquattro…è niente, giusto?” dice, trangugiando la sua bibita frizzante. “Era semplicemente bello vivere un altro anno. Questa è la cosa principale quando superi i 40, penso.”

In seguito mediterà più tristemente: “Ho raggiunto un età dove non rido più molto. Ma non penso che questo significhi che sono meno felice.”

Certamente la paternità ha aiutato a mettere la moderazione al primo posto. Suo figlio, Mac, per cui stravede, ha quattro anni, e Frost condivide l'essere genitore equamente con la sua ex moglie Christina, una produttrice esecutiva mezza svedese che vive a cinque minuti di distanza.

La maggior parte delle mattine Frost arriva a casa di Chris per insegnare a Mac kick boxing e nuove parole prima di accompagnarlo a scuola. La coppia è sorprendentemente in buoni rapporti, anche se Frost è restio dire qualcosa sia di Chris o sulla sua nuova ragazza per paura di smuovere troppo gli equilibri attentamente bilanciati. Ma persino lui è sorpreso dall'equilibrio felice che hanno raggiunto.

“Penso che il punto del divorziare riguardasse Mac e la sua felicità, così che lui non dovesse mai vedere che cosa ci ha fatto divorziare," ha detto. 


"Io non penso che mi importi della mia immagine a meno che, nel profondo, io so che significa che io probabilmente virò di meno"
Nick Frost
Frost ha trovato la fama dopo aver incontrato Simon Pegg mentre lavorava come cameriere in un ristorante messicano nella Londra Nord. Pegg trovò Frost esilarante e i due si trasferirono assieme, imbarcandosi in un'amicizia maschile alimentata dall'amore per Star Wars . Nonostante Frost non avesse nessuna esperienza di recitazione all'epoca, Pegg lo inserì nel cast di Spaced, che diede il via a una carriera che l'ha visto andare avanti ottenendo ruoli in I love radio rock, Le Avventure di Tintin, Paul, Cuban fury e la serie di Sky Atlantic Mr Sloane.

Oggi è in tenuta da giorno libero di jeans, una maglietta e scarpe da ginnastica ma adornato con braccialetti a catena e occhiali alla Shoreditch. La sua barba è immensa. Durante il nostro tempo insieme scivola tra esilaranti storie disgustose e alcuni di quei disarmanti, tenere schiettezze. Per piangere al momento giusto, era abituato a pensare a suo padre, che morì di cancro; adesso immagina che mettano dei punti a Mac. Inoltre era abituato ad essere nauseato la notte prima di un lavoro per il nervosismo.

L'auto flagellazione è il suo modo di base. A un certo punto mi mostra immagini da suo telefonino mandatogli da Pegg di uomini grassi con la barba che Pegg pensi gli assomiglino. Nessuno di loro assomiglia a Frost. Uno, nota, ha la cornice di un pallone aerostatico.


“Mi succede spesso su Twitter dove qualcuno mi manda una foto di un uomo di 220 chili con la barba e dice, ‘hey, sembri proprio come il miglior amico di mio padre.’”

L'ultimo doppio di Frost su Twitte è il nuovo Segretario di stato per il Galles Stephen Crabb. Frost è sconcertato. “Senti, il fatto che siamo entrambi maschi umani barbuti, lì è dove finisce la somiglianza. È fastidioso,” dice.

Certo, l'immagine del corpo è un soggetto delicato: pesava 115 chili all'età di 16 anni ed è arrivato a pesare al massimo 140 chili.

“La mia immediata reazione sarebbe di dire, no, Non mi importa,” dice, dopo aver pensato attentamente. “Non penso che mi importi della mia immagine a meno che, nel profondo, io so che significa che probabilmente vivrò di meno…Questo è ciò che mi importa perché ho un bambino ora. Va bene quando hai 25 anni ma non vedi persone anziane grasse. Questo è semplicemente un orribile fatto della vita.”

Quindi ha iniziato a nuotare e ha perso 12 chili in 10 settimane fino a che un operazione al ginocchio ha ostacolato i suoi progressi. L'operazione fu parzialmente il risultato del suo ultimo ruolo cinematografico in Il Cacciatore e la regina di ghiaccio, che gli richiedeva che camminasse come un nano e agitasse le articolazioni.

Diretto da Cedric Nicholas-Troyan, il film è un prequel alla storia di Biancaneve e segue Biancaneve e il cacciatore del 2012. Frost interpreta Nion, uno dei sette nani, e appare a fianco di Chris Hemsworth, Emily Blunt, Charlize Theron e Rob Brydon.

Ritornare per il secondo è stata una decisione facile. Gli è piaciuta davvero la sceneggiatura e gli piace davvero Chris Hemsworth.

“Lui è tattile,” dice Frost, con gli occhi che si ingrandiscono come dischi volanti. “Mi piace. Sono uno a cui piace abbracciare. C'erano sempre un sacco di coccole la mattina in quelle grandi braccia di Thor. Funziona se io sto seduto e lui viene da dietro. Diversamente, se io sono in piedi, sono seppellito nel suo petto...il che ha un suo perché.”

Frost è nato a Dagenham e ha avuto un passato turbolento. Entrambi i genitori, Tricia e John, erano stati sposati prima e avevano bambini da relazioni precedenti.


Lui è andato a una scuola cattolica, giocava a rugby, andava in bicicletta, rompeva bottiglie di latte e andava dietro alle ragazze. Quando l'attività di arredo dei suoi genitori collassò loro persero la casa di famiglia e il suo mondo crollò. Era sparito tutto – la Jaguar, la casa lussuosa – e Frost e i suoi genitori furono forzati a trasferirsi dai vicini.

Sua madre, un'alcolizzata, venne colpita da infarto a causa dello stress e suo padre, "spezzato dal fallimento," non ha mai più lavorato. Frost lasciò la scuola a 16 anni e ottenne un lavoro a una compagnia di spedizione. Un anno più tardi cercò di suicidarsi, poi andò in Israele e trascorse due anni in un Kibbutz. A 40 anni, aveva perso entrambi i genitori e tutti i suoi fratellastri e sorellastre tranne uno, di cui ce ne erano stati cinque. Una, Deborah, morì di attacco d'asma all'età di 18 anni quando Frost aveva 10 anni.

È davvero straordinario il fatto che si sia risollevato del tutto, lasciando stare con una carriera di successo, da un tale pantano di trauma personali.


"Già, e ti chiedi perché io non rida così tanto," dice in un momento di cupa sincerità.

Il suo modo di reagire al dolore è stato di andare dritto e fare i conti con attacchi di depressione come e quando arrivano.

“Il lavoro era la mia cosa,” dice. “Una volta scoperto questo lavoro mi ha fatto svegliare ogni mattina. Io penso, posso farlo, mi piace farlo. Le persone mi rispettano, mi ascoltano; Io ho una voce adesso. Se non lavoro sono un disastro.”

Adesso sta scrivendo un romanzo sull'ultimo uomo rimasto sulla terra, ma i demoni sono ancora lì.

“Il fatto che quando avevo 15 anni mio padre perse tutto è ciò che mi spinge più di qualsiasi altra cosa. Pensare che io potrei dover fare qualcosa di simile è un incubo. Questo è ciò che mi tiene sveglio la notte, quella paura di ciò che sarebbe se non lavorassi mai più. Ma mi piace pensare che io sarei così impegnato come padre da fare qualcosa.”

Non ho dubbi che lo sarebbe.

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE: telegraph.co.uk