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venerdì 20 maggio 2016

Recensioni dal Festival di Cannes: ‘The Neon Demon’


Nicolas Winding Refn ha realizzato un horror surrealista baroccamente perverso e disgustoso ambientato nel mondo della moda di L.A.  f. Non è noioso, ma c'è meno di quanto non sembri.


La trepidazione è una cosa facile da avere a un festival cinematografico, ed è corretto affermare che lo stato d'animo di cosa-farà-adesso? che ha preceduto la premiere di Cannes in cui è stato mostrato "The Neon Demon," il nuovo film di Nicolas Winding Refn, era particolarmente fremente, e a ragione. Refn può essere un regista di stravagante umanità, come ha provato “Drive,” e anche di stravagante inumanità, come ha provato in “Only God Forgives,” la voluttuosa e ridicola fantasia di vendetta che fu aspramente detestato quando fu mostrato a Cannes nel 2013. Svitato come era, comunque, “Only God Forgives” aveva qualche momento indelebile (come Ryan Gosling con aria aflitta che si presenta per avere le sue mani mozzate),e suggerì che Refn potesse possedere la melodrammatica audacia per creare un avvincente film horror.

Un film horror è ciò che“The Neon Demon” è (una sorta). È ambientato nel mondo della moda di Los Angeles, ed è il tipo di film in cui le modelle sembrano manichini che sembrano cadaveri di un film slasher, e i cadaveri hanno l'aspetto di oggetti d'amore. La bellezza si mischia con la carne maciullata, e ogni immagine fastidiosamente viscida sembra esser uscita da "Twin Peaks: Fuoco cammina con me" o "Shining" o una versione davvero malata di una pubblicità di Calvin Klein. Ogni scena, ogni inquadratura, ogni battuta, ogni pausa è così ipnoticamente composta, così lussuosamente sovraintenzionale, che il pubblico non può fare a meno di supporre che Refn sa esattamente cosa sta facendo - che ci sta predisponendo per l'uccisione.

Lo sta facendo, ma non se siete alla ricerca di un film che abbia un senso. (Oh, quello.) “The Neon Demon” è una tentatrice. Inizia come un thriller relativamente leggibile, di facile comprensione, ma si rivela essere un film fatto da un macabro burlone surrealista e vomitevole. Jesse (Elle Fanning), un ingenua dalla pelle di pesca con i riccioli di un angelo biondo, arriva a Los Angeles subito dopo il suo 16esimo compleanno per iniziare una carriera come modella.  Le pin-up disincantate con cui deve competere sono vipere taglia gole dalla voce vellutata che hanno l'aspetto di quelle principesse di ghiaccio androide uscite dai video di Robert Palmer degli anni 80, e agiscono in modo persino più sporco di quanto lascino pensare. La ragione per cui odiano Jesse è che lei è una “It” girl, con quella speciale indefinibile qualità che l'intero mondo desidera. È chiamata innocenza, o autenticità erotica, o qualcosa che non può essere raggiunto da una mera combinazione di genetica olimpica, chirurgia plastica, e protesi al seno. 

Jesse, come capo della sua agenzia di modelle (Christina Hendricks) la informa che, ha la formazione della star. Ma tutto ciò che il suo splendore mangia pannocchie sembra attrarre sono presagi di violenza.  Refn, se non altro, è piuttosto bravo nei presagi. Di fatti, è più bravo nei presagi di quanto non lo sia a far seguito a ciò che essi presagiscono. Per un ora “The Neon Demon” è tutto incontri gelidi mesmerici che sembrano rimanere nell'aria, con un suggerimento di violenza perversa che è sempre in agguato dietro l'angolo.

Jesse ha affittato una stanza in uno squallido motel di due piani a Pasadena, e una notte apre la porta, e c'è una qualche sorta di intruso dentro.  (Come scopriamo, sembra essere scappato dallo zoo.) Persino peggio è il manager del motel, un vero cane invadente interpretato, in un altamente convincente cambio di ritmo, da Keanu Reeves. Allo studio di modeling, Jesse riesce a ottenere una sessione con uno di fotografi top della lista dell'agenzia, che le chiede di spogliarsi, poi la ricopre di vernice dorata - niente di ciò sarebbe granché disturbante se lui non trasmettesse la vibrazione di un serial killer che sta tracciando la sua vittima. Poi ci sono le altre modelle. Gigi, lo squalo bianco, è intepretato da Bella Heathcoate, che ricorda una più roboticamente perfetta Heather Graham, e Sarah, l'imbronciata Eurospazzatura, è interpretata da Abbey Lee, che sembra elevare la noia in qualcosa di omicida.

Refn tratta questi personaggi non come persone ma come oggetti pop, e ciò che costruisce al loro non è tanto un film di suspanse quanto una piece da sogno in cui vale tutto. Riscucchia influenze come un aspirapolvere estetico  - non solo Lynch e Kubrick (le sue due più ovvie divinità di riferimento) ma Dario Argento, il David Cronenberg di "Crash," e persino "Persona" di Ingmar Bergman. C'è una sequenza ambientata in un nightclub che include un triangolo al neon composto di tre triangoli più piccoli, e un immagine duplicata di tre Jesse (una delle quali bacia se stessa), e potrebbe ispirare due pensieri allo stesso tempo: "Wow, quello è proprio fico!" e "Ma che cazzo sta succedendo?"

In caso abbiate qualche dubbio su se “The Neon Demon” sia un film dal realizzatore di “Drive” o dal realizzatore di “Only God Forgives,” siamo chiari: è un film dal realizzatore di “Only God Forgives.”Probabilmente farà meglio al botteghino, comunque, in quanto i film horror, nell'era multisala del torture-porn-incontra il-J-horror-incontra-il-tinello, non devono avere per forza senso per aver successo. Ma se “The Neon Demon” avesse stretto la nostra immaginazione con più grande forza, avrebbe potuto essere un fenomeno invece che solo una curiosità Grand Guignolesca.

Dopo un po, la personalità da bimba innocente di Jesse inizia a cambiare un po. Sviluppa un senso del suo potere nel mondo della moda, flettendo i suoi tacchi a spillo con le punte d'acciacio, e inizia a diventare come una Eve Harrington la cui innocenza era solo una farsa. Ma Refn è così devoto a restare un passo avanti al suo pubblico, togliendo il terreno da sotto i nostri piedi - e il pavimento - che non può attenersi a nulla.  C'è una scena molto buona - nel suo modo malato, la più efficace del film - in cui il manager del motel di Reeves estrae un coltello e ci fa qualcosa di squisitamente orrendo. Se Refn avesse semplicemente lavorato con quel tipo di horro, avrebbe potuto fare un thriller atrocemente efficace. Ma sembra considerare la coerenza di tono come una svendita. Mette in scena una scena di seduzione lesbica piuttosto rozza, che spunta fuori dal nulla ma finisce per suggellare il fato di Jesse. C'è inoltre un gran finale che evoca ciò che è fatto per essere la catarsi del disgusto: coinvolge quella emozione preferita dal thriller, il senso di colpa, così come modelle legate in ciò che sembrano bretelle di arti fratturati, più - si - un globo oculare spia. Ah, l'orrore! Non l'orrore evocato dal film, ma lo scalcagnato orrore di e-adesso-che-cosa-farà dello storytelling di Nicolas Winding Refn. .

Durata: 117 MIN.
Produzione
A Jokers Films release of a Space Rocket Nation, Wild Bunch, Gaumont production. Prodotto da Lene Børglum, Sidonie Dumas, Vincent Maraval, and Nicolas Winding Refn. Produttori esecutivi, Michael Bassick, Brahim Cioua, Rachel Dik, Victor Ho, Steven Marshall, Cristophe Riandee, Thor Sigurjonsson, Jeffrey Stott, Gary Michael Walters, Christopher Woodrow. Co-produttori, K. Blaine Johnston, Elexa Ruth.
Crew
Diretto da Nicolas Winding Refn. Scritto da Refn, Mary Laws, Polly Stenham. Camera, Natasha Braier; montaggio, Matthe Newman;  Jake Roberts; production designer, Elliott Hostetter; costume designer, Erin Benach; music, Cliff Martinez; special effects, Wayne Burnes; casting, Nicole Daniels, Courtney Sheinin.
Con
Elle Fanning, Christina Hendricks, Keanu Reeves, Jena Malone, Abbey Lee, Bella Heathcoate, Desmond Harrington, Karl Glusman.

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE: variety.com

lunedì 16 maggio 2016

Recensioni dal Festival di Cannes: ‘The Nice Guys’


di Owen Gleiberman

Russell Crowe e Ryan Gosling fanno centro nell'ultima arma letale di Shane Black, una commedia anni 70 di aggressione di prim'ordine 

In “The Nice Guys,” una straordinariamente disdicevole mistery-comedy aperta a tutti diretta strizzando l'occhio all'entusiasmo volgare di Shane Black, Russel Crowe interpreta un delinquente freelance in affitto - il tipo di tizio che impedirebbe alla vostra figlia adolescente dall'uscite con uno squallido drogatello facendo visita alla casa del drogatello e colpendolo in faccia con un tirapugni.  (È sorprendente quanto questa cosa sia efficace.) Il film accoppia Crowe con un teneramente farfugliante investigatore privato, interpretato da Ryan Gosling, che è tanto convinto e inetto quanto il suo nuovo partner è bruscamente violento. È il 1977, e questi due si aggirano per Los Angeles su di uno sfondo di boogie-nights di poliestere colloso, spaccando teste, imbucandosi alle feste, scappando a sicari, e ficcandosi fin nel lurido fondo di una cospirazione che in qualche modo combina il sottobosco dei film per adulti con un piano dei tre grandi produttori di auto per sopprimere la marmitta catalitica. (Si, è un film messaggio di PC incarnato .) “The Nice Guys” è uno sberleffo ultra violento, il tipo di festicciola buddy allegramente ostile che è stata uno punto fermo sin dagli anni 80, solo che questo qui è singolarmente arguto riguardo la sua stessa trivialità, e offre il piacere trasandato di vedere due grandi attori moderare la loro solennità con stile. Il film probabilmente avrà un gran successo con il pubblico, e per la stessa ragione che si è dimostrato essere un perfetto pulisci palato a Cannes.  È una delizia vedere un popcorn movie così decadente fatto da persone che sanno esattamente ciò che stanno facendo. 

La moderna buddy comedy in origine scaturì da “Butch Cassidy,” ma lo sceneggiatore che l'ha pompata al suo voltaggio esagerato attuale è Shane Black, quando scrisse "Arma Letale" nel 1987. Il modo in cui quel film mischiò assieme azione esplosiva, commedia con insulti pungenti razzisti, e una generale atmosfera di pazzia ma-che-diavolo lo rese uno dei più influenti fil usa e getta degli anni 80, sebbene parte del suo fascino sia che Black, con il suo dono per i discorsi spietati affilatissimi, sembrava gloriarsi della nozione che non stesse mirando molto in alto.  Dopo aver scritto il primo seguito di "Arma letale", si reinventò scrivendo e dirigendo "Kiss Kiss Bang Bang" (2005), uno stravagante thriller noir che era un piccolo tesoro nelle sue battute sagaci piene di verve - ma si vedeva che Black stava cercando di fare qualcosa Poi, dopo una pausa di quasi 10 anni, diresse "Iron Man 3" e divenne un superbo cineasta pop, approfondendo la saga di Tony Stark con una combinazione di spettacolo e timore che si rivelo essere uno dei più elastici film Marvel mai fatti. “The Nice Guys” è come un film di "Arma Letale" realizzato dal più spiritoso e più abile Shane Black di "Iron Man 3." Il film non smette di sorprendere, quindi non si ha mai la sensazione di guardare un film dalla formula pugni-incontrano-un buffone - incontrano- corruzione (persino quando lo si sta facendo).

A un certo punto, potreste rimanere a bocca aperta di fronte a uno degli attori principali di Hollywood e pensare che sembri un po cicciottello, un po gonfio, un po strapazzato. Poi c'è il punto in cui quell'attore ha portato la sua aura d'esser strapazzato così a lungo che inizia a lasciare che lo difinisca; inizia a usarla lui stesso.  Qui è dove si trova Russell Crowe in “The Nice Guys.” Il suo Jackson Healy, strizzato e paffuto in una sporca giacca di pelle blu chiaro, con i capelli tirati indietro in un taglio alla james dean, è come una sorta di scagnozzo di uno strozzino, escluso il fatto che non lavora per la Mafia. Lavora per chiunque possa raggranellare pochi miseri verdoni. Quel che è divertente nel guardarlo è che tratta la crudeltà del suo lavoro tanto casualmente come se stesse riempiendo un modulo per le tasse. Crowe, sfruttando abilmente l'ironia del titolo del film, rende Jakson un cortese bullo, un tipo che picchierebbe a sangue chiunque - ma solo come mezzo per un fine. (Il fatto che possa godrene è un sotto testo profondamente seppellito.) All'inizio, gli viene assegnato di fare visita a Holland March (Gosling) per fargli mollare un caso. Spezza il suo polso in due — il che, in questo film, è l'equivalente di una stretta di mano. Sicuro abbastanza, i due presto lavorano assieme, incaricati di rintracciare Amelia (Margaret Qualley), una brunetta a piedi nudi in un vestito giallo che continua a spuntare come un apparizione. Ha interpretato il film “sperimentale” – che è, nudo — del suo ragazzo, e poi la sua casa viene bruciata, e un crudele sicario di nome John Boy (Matt Bomer, con un ciuffo da brividi) vuole disperatamente mettere le mani sul film. Ma perché?

All'inizio, Holland fissa il suo partner con un barlume di terrore farsesco. Gosling, tra i suoi molti talenti, è sbocciato in un ispirato comico fisico, ed è uno spasso guardarlo conversare con Crowe da un bagno mentre prova funambolicamente di tenere aperta la porta, puntare una pistola e tenere un magazine sul suo pacco allo stesso tempo. Ma Holland è più divertente quando fa bella mostra della sua incapacità autodidatta. È naturalmente sbronzo, di solito ubriaco, e miopicamente sincero, e quando affronta un incauto poliziotto che dice che stava obbedendo agli ordini proclamando onestamente, "Sa chi altro stava solo seguendo gli ordini?  Hitler!” Gosling investe quella battuta con così tanta convinzione che non possiamo far a meno di notare che Holland l'ha detta mezza giusta, e questo è quasi toccante nella sua ilarità.

Per un film ambientato nei tardi anni 70, “The Nice Guys” ha una notevole quantità di atmosfera luccicante, fradicia di smog - la fotografia di Philippe Rousselot da a L.A. un bagliore da notte sbocciata — ma non, alla fine, molta autenticità del periodo. Earth, Wind & Fire, interpretati da attori, suonano a un parti tenuto da un produttore porto, ma perché, solo minuti prima, ascoltiamo "Boogie Wonderland" dei EWF nella colonna sonora - una canzone che non uscirà se non fino a due anni più tardi?  Holland veste in turbinanti camice psichedeliche, è ci sono riferimenti alla novità del divorzio consensuale, ma questi sono pegni che rappresentano con non si sommano mai alla frivola stonata sordidezza degli anni 70.

Ancora, quel che è divertente riguardo “The Nice Guys” è che la sua casuale ostilità senza rimorso, è riflessa in tutto dalle spiritosaggini mozzafiato alla crudeltà slapstick della sua violenza, esprime nient altro così intensamente che lo spirito dell'oggi. C'è un grande momento quando i nostri eroi hanno preso l'ascensore di un hotel per prendere d'agguato un cattivo, e quando le porte dell'ascensore si aprono vediamo un corpo artigliare le pareti del corridoio, poi un altro venire sparato, e i nostri eroi si chinano di nuovo nell'ascensore, con una scrollata di spalle "non abbiamo bisogno di questa roba". I tempi comici delle gag sono squisiti, perché è il modo di Black di esprimere ciò che si prova ogni qualvolta ci si aspetta che le cose quasi certamente vadano peggio. In “The Nice Guys,” la passione cinica che che era solo una battuta alimentata di caos ne i film di "Arma Letale" qui viene spinta in qualcosa un leggermente più risonante - una commedia di agressione rassegnata, dove chiunque sta trollando tutti gli altri

C. MPAA Rating: R. durata: 116 MIN.
Produzione
A Warner Bros. release of a Silver Pictures, Waypoint Entertainment, RatPac-Dune Entertainment production. Prodotto da Joel Silver. Produttori esecutivi, Anthony Bagarozzi, Ken Kao, Michael J. Malone, Hal Sadoff. Co-produttori, Aaron Auch, Ethan Erwin.
Crew
Diretto da Shane Black. Sceneggiatura Black, Anthony Bagarozzi. Fotografia (colore), Philippe Rousselot; montatore, Joel Negron; music, David Buckley, John Ottman; production designer, Richard Bridgland; art director, David Utley; costume designer, Kym Barrett; sound, Peter J. Devlin; sound designer, James Harrison; supervising sound editor, Oliver Tarney; re-recording mixers, Chris Burdon, Paul Massey, Mark Taylor; special effects foreman, John J. Downey; assistant director, Andrew Ward; casting, Sarah Finn.
Con
Russell Crowe, Ryan Gosling, Matt Bomer, Kim Basinger, Keith David, Ty Simpkins.

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE:variety.com/