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lunedì 30 maggio 2016

SCUOLA DI MOSTRI: una collaborazione Black & Dekker


Celebrando il film di Shane Black e Fred Dekker in cui ragazzi tosti e istintivi affrontano i mostri Universal. 

di JACOB KNIGHT 

In onore di The Nice Guys, abbiamo dato il via a un mese di articoli settimanali dedicati a celebrare Shane Black e ai sottogeneri visitati dal suo ultimo film.

Se c'è una stele di Rosetta riguardante l'identità cinematografica dello sceneggiatore/regista Fred Dekker, è il suo film di debutto dell'86, Dimensione Terrore. Parlando fluentemente un dialetto da nerd appassionato di film, Dimensione è una lettera d'amore con il cuore in mano al cinema di genere, mescolando insieme film di fantascienza scadenti degli anni 50, un film di zombie mutanti, e body horror Cronenberghiano - tutto mentre strizza l'occhio e rimane comunque incredibilmente sincero quando quando si parla del suo centro emotivo di studenti collegiali arrapati. Certo, l'interesse amoroso condivide il cognome con il Re Canadese della Carneficina Dismorfica, mentre ad altri è fatto dono di nomi delle più grandi icone horror come Raimi, Romero e Carpenter. Ciononostante, Dekker riesce comunque a farci sentire qualcosa per queste battute di nicchia, caratterizzandoli a tutto tondo mentre respingono lumaconi parassiti spaziali sbalzati da un intergalattica improvvisazione su Il Demone sotto la Pelle.  Questo è un vero dono: essere simultaneamente consapevoli di sé ed emotivamente onesti.

Il film di Dekker subito dopo Dimensione Terrore è il film per cui è più noto. Funziona come un esame accurato di 80 minuti della mente di un pre adolescente ossessionato con "Famous Monsters of Filmland", Scuola di Mostri del '87 è un film per ragazzi per quelli che si trovano spesso sperduti nella sezione horror del videonoleggio con la propria mamma. Simpatiche Canaglie incrociato con Abbot and Costello Meet Dr. Jekyll & Mr. Hyde, Scuola di Mostri è un ovvio tentativo di realizzare un film di mostri Universal da parte di coloro che pensavano che i Goonies non potesse grattare a fondo quel prurito alla Fangoria. È un bilanciamento quasi perfetto di humor, horror e cuore, in cui figura il bonus aggiunto di una sceneggiatura assistita da Shane Black. Quindi mentre l'incantevolmente solitaria interpretazione del mostro di Frankenstein di Tom Noonan è senza dubbio indimenticabile, è inoltre fantastico vedere il maestro dei film buddy cop prestare un po' della sua caratterstica salsa piccante nell'irriverente stufato di Dekker.

Black e Dekker sono stati buoni amici fin da quando erano compagni di classe all'UCLA. Dekker chiese a Black se voleva lavorare su Scuola di Mostri con lui, e i due buttarono giù l'idea della storia nel giro di qualche settimana mentre erano rinchiusi nell'appartamento di Dekker. Black poi uscì e scrisse la prima stesura della sceneggiatura da solo (guadagnandogli il primo credito in relazione alla sceneggiatura del film). Quello che risultò fu una sceneggiatura gigantesca, che si aggirava sulle 160 pagine. Con l'aiuto del produttore esecutivo Peter Hyams (Capricorn One), Dekker subentrò nelle revisioni, tagliando un ammontare significativo di sviluppo dei personaggi e snellendo la storia (la stesura originale di Black passava pagine su pagine sviluppando i genitori dei protagonisti cacciatori di mostri). Il risultato potrà non essere sofisticato come il cinema action per cui Black è diventato famoso, ma conservava lo sfrontato pastiche che Dekker aveva perfezionato con il suo film precedente.

Scuola di Mostri accoglie un aura di fantasia fatta a mano dai suoi fotogrammi originali, in quanto le lenti di Bradford May cattura la consistenza tangibile di questo dungeon del destino fondale dipinto. Oltre le ragnatele e i cadaveri ci sono bare, da cui il Principe delle Tenebre (Duncan Regehr) sorge e s'imbarca in una missione per distruggere il pianeta (subito dopo essersi confrontato con Van Helsing, ovviamente). Radunando un'orda di viscidi camerati del grande schermo – la Mummia, l'Uomo Lupo, la Creatura della Laguna Nera, e il Mostro – Dracula crea un sinistro "universo condiviso" in tredici minuti invece di tredici film. Stan Winston porta ogni essere alla vita con un occhio per il dettagli notevolmente marcati da museo delle cere; una meravigliosa collezione di icone manipolati e immaginati nuovamente per una nuova generazione dipendente dal gore estremo e dalla violenza della serie di Venerdì 13.  

I sobborghi invasi da questa truppa del terrore sono una nebulosa, poco focalizzata idealizzazione che sta da qualche parte tra Velluto Blu di David Lynch e il miasma melanconico da classe lavoratrice di una canzone di Springsteen. Nessuno lavora in un mulino o si fa mettere in cinta al fiume, ma i membri fondatori del “monster club” della città, Sean (André Gower), è il figlio di un poliziotto stanco morto (Stephen Macht) e una dotata casalinga sottovalutata (Mary Ellen Trainor). In queste diafane, anti realistiche descrizioni di conflittualità domestiche che sembrano gli avanzi più significativi della stesura epica di Black. Trainor porta una rassegnata tristezza al suo ruolo, mentre guarda il padre di Sean andar via da un appuntamento per lavorare su di una scena del crimine. Macht espressivamente incontra il suo meglio a metà strada, interpretando il padre come un uomo che sa di star dando la priorità alle cose sbagliate nella sua vita, ma non può farne a meno perché è dipendente dal suo lavoro. In una differente congiunzione con Shane Black, lui e il suo partner (Stan Shaw) sono un altra classica coppia da buddy cop – uno nero, uno bianco, entrambi che cercano di abbattere i cattivi. Solo che qui i cattivi hanno zanne e artigli, e gli adulti non sono pensati per credere a tali ridicoli esseri spaventosi. 

Completamente convincente è quanto cattivi sono i bambini. Tenendo il passo con la tendenza che i film di Shane Black non si inseriscono mai in uno stampino politically correct, la piccola casetta sull'albero è abitata da duri che si lanciano insulti omofobici l'un l'altro mentre danno al loro corpulento amico, Horace (Brent Chalem), il soprannome piuttosto letterale “ciccione”. Il loro protettore vestito di pelle iscritto alle superiori, Rudy (Ryan Lambert), spia e scatta foto da ricatto della bella ragazza della porta accanto quando si cambia prima di affilare paletti di legno nella classe di falegnameria. Comunque è difficile non aspettari che queste merdine siano spigolose tra di loro, mentre realizzano piani per proteggere il mondo mentre osservano ai poster per schifarsi di horror Italiani come Zombi 2 di Lucio Fulci e guardano film slasher nel drive-in dal tetto di Sean. Dekker ottiene delle performance da ogni attore adolescente che sono a cavallo della linea tra il cartonesco e il realista, in quanto la crudeltà casuale dello script suo e di Black sembra naturalistica in maniera scioccante nella sua descrizione di spavaldi fifoni ragazzini bianci emarginati.   Usando il gergo dei nostri tempi, Scuola di Mostri è fottutamente sveglio.

C'è inoltre una giustificata oscurità nel film di Dekker che si estende oltre l'invasione di bestie immaginarie. Il tipo tedesco spaventoso (Leonardo Cimino) che i ragazzi arruolano per tradurre il diario di Van Helsing e li aiuta a scacciare le forze delle tenebre si rivela essere un sopravvissuto all'Olocausto. Lui crede a questi ragazzi quando si presentano alla sua porta spacciando storie di vampiri e lupi mannari perché è già stato testimone del culmine della malvagità umana. In seguito, il padre di Sean è costretto a guardare il suo partner morire in un orribile esplosione, ululando in quanto il poliziotto è incapace di estrarre il suo migliore amico dalle fiamme. Scuola di Mostri è cattivo nella sua malizia, alludendo e ritraendo esplicitamente la sofferenza e le ferite emotive a cui molti film (fatti per giovani o teste bianche) si sottrarrebbero. 

Il finale di Scuola di Mostri prende la forma di un film di azione/avventura a rotta di collo, in quanto i ragazzi improvvisamente si ritrovano protagonisti nel loro film horror (ateriori a Danny Madigan e Last Action Hero). Il padre di Sean se le da con l'Uomo Lupo, mentre Horace raccoglie un fucile e si schiera contro la Creatura. Dekker ha spesso accreditato Hyams nelle interviste per aver promosso una mentalità da Vecchia Hollywood sul ste, e l'influenza dei Western dello studio può essere certamente sentita durante lo scontro di mezzanotte. Questo è mezzogiorno di fuoco (a mezzanotte), solo che invece che pistoleri che estraggono revolver con rigorosi sceriffi, abbiamo un gruppo di reietti che fanno sapere a queste creature della notte che loro non spazzeranno via la razza umana dall'esistenza. Tutto mente, la gamma di colori pop da fumetto di Dimensione Terrore rimane, in quanto Dekker non ha paura di prendere goffamente il largo.

Possibilmente l'elemento più affascinante di tutti è il fermo riconoscimento che i generi cambiano. I mostri dell'Universal di cui Dekker si innamorò da ragazzini non erano più popolari, e gli anni 80 avevano già visto la sensibilità del cacciare e uccidere divenire popolare e diventare demodé. Quindi resuscitò le icone di un era passata in un modo che doveva essere attraente per una generazione che avrebbe fatto parte de la Scuola di Mostri, avessero Dracula e i suoi scagnozzi invaso la loro città. Non solo il film di Dekker è un film di formazione che gira attorno a dei reietti nerd che realizzano pienamente il potente potenziale che posseggono, raddoppia come un trattato sulla natura transitiva del racconto, e come il genere cannibalizzi costantemente se stesso - rigurgitando carne e sangue per essere riformato in una nuova immagine per gli attuali consumatori. In questo modo, il film di Dekker stabilisce la sua stessa identità diventando inalienabilmente legato al decennio in cui fu concepito. Questo non è Piccole Canaglie o i Goonies, o uno degli altre facilmente comparabile collezione di mocciosi colorati. Questa è la Scuola di Mostri, e non c'è nessun lavoro troppo strano per loro da affrontare.

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE: birthmoviesdeath.com

martedì 24 maggio 2016

Recensione KINDERGARTEN COP 2: Meglio di quanto ci si aspettasse, comunque non proprio buono


Non abbastanza mocciosi vengono fatti fuori.

di EVAN SAATHOFF   

In tutta serietà, un Kindergarten Cop 2 (un poliziotto alle elementari 2) interpretato da Dolph Lundgren aveva poche possibilità di innalzarsi sopra la novità semplicemente di esistere in primo luogo. Quasi volutamente, il suo valore d'intrattenimento principale risiede semplicemente nel dire a qualcuno “Hey, hai sentito che hanno fatto un Kindergarten Cop 2 interpretato da Dolph Lundgren?”

Ma c'è davvero un film che asseconda la novità, e nonostante la proliverazione di stupidi, generici tocchi da DTV che automaticamente svalutano il film, Kindergarten Cop 2 ha aree dove ha successo, in particolarmente quando si tratta di qualsiasi nozione di essere all'altezza dell'originale. Ci sono certi momenti incauti dove scimmiotta apertamente il film di Schwarzenegger, ma quando i tentativi di Dolph di calarsi in questi panni possono fare le loro cose, ci sono decisamente punti brillanti.

Dolph interpreta un agente del FBI donnaiolo (o così sentiamo) che vive in una roulotte su di un lago dove trascorre tutta le mattine a fare esercizio e tutte le notti cucinando bistecche enormi.  Lui e il suo partner, interpretato da Bill Bellamy, devono trovare una flash drive contenete documenti riservati del FBI prima che cadao nelle mani di un pericoloso spacciatore. Per ragioni che non importano davvero (nonostante il film passi venticinque tormentosi minuti a sistemarle), quella flash drive è nascosta da qualche parte in una scuola elementare.

Conoscete la procedura. Dolph deve andare sotto copertura come maestro di scuola elementare per vedere se qualcuno di questi mocciosi sa dove sia la flash drive. Inoltre inizia a innamorarsi dell'altra maestra elementare della scuola. Gli fanno pipì sopra, ecc.

Ciò che separe Kindergarten Cop 2 dal suo predecessore è la cultura di questa scuola. Mentre il film di Arnold strappava risate dal vedere un uomo forte e muscoloso incapace di controllare un mucchio di bambini, questo costruisce su quell'umorismo essendo ambientato in un ambiente educativo altamente liberale, il che significa che noi inoltre ci becchiamo un sacco di battute efficaci sulla pulizia del linguaggio, i mali di una dieta a base di glutine, e il porcellino terapia della scuola.

Il film è al suo meglio quando batte su questi tasti. C'è un bel pezzo dove a Dolph viene detto che non va bene dire a un bambino che il suo lavoro è "intelligente" e Dolph semplicemente risponde con "questo è da ritardati". C'è un'altra grande scena dove Dolph si lancia in una predica di estrema destra dopo aver letto ai bambini un libro sulle virtù della condivisione. Piuttosto che lasciare che questa roba lo faccia impazzie, il personaggio di Dolph saluta molta di questa cultura da trofeo di partecipazione con "già sicuro, non me ne importa un cazzo" liquidazione alla leggera che consente al film sia di fare le sue battute sia di essere gentile allo stesso tempo.

Ovviamente, Dolph impara ad amare i bambini alla fine, e il film perde questo po' di mordente, cadendo di nuovo in un generico giretto attraverso un plot che non avrete problemi a prevedere. In definitiva, Kindergarten Cop 2 è riempito ocn il tipo di ridicola colonna sonora provvisoria e stupidi tentativi di battute fra partner tra Dolph e Bellamy che automaticamente frenano qualsiasi tentativo di realizzare qualcosa al di sopra del livello DTV. Ma quando gioca le sue carte migliori, non è nemmeno esattamente una barzelletta di film.

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE: birthmoviesdeath.com

lunedì 25 aprile 2016

SCOTT PILGRIM VS THE WORLD: Il film di videogiochi definitivo

Che non è tecnicamente un film tratto da un videogioco.


di JOEY KEOGH. 

I film di videogiochi sono, per la loro stessa natura, problematici. Come può un cineasta replicare adeguatamente la (davvero personale) esperienza del giocatore, in un medium interamente differente, uno dove lo spettatore non controlla l'azione? 

Gli adattamenti filmici di Resident Evil e Silent Hill sono quasi troppo fedeli al materiale sorgente. Doom potrà essere una sorta di cult preferito, ma ne quello, ne il temuto House Of The Dead vince qualche punto per essere, sapete, un film decente di per se.

Scott Pilgrim Vs The World, l'emozionante adattamento di Edgar Wright della popolare serie di graphic novel di Bryan Lee O'Malley,apparentemente non è un film di videogiochi. È un film a fumetti dal vivo, un imbranato, perdente commedia romantica e un film d'azione tutto in un unico film. 

Ma, caricando il film con infiniti accenni ai videogiochi e scimmiottando la struttura dei classici picchiaduro a scorrimento come Street Gangs (una enorme influenza sulle graphic novel e il super divertente gioco collegato).

Guardare Scott Pilgrim, non ci chiediamo mai perché Scott deve combattere i sette ex fidanzati malvagi di Ramona in primo luogo, o perché piovano delle monetine a ogni K.O. D'altra parte, mentre virtualmente qualsiasi cosa succeda in House of The Dead, è immediatamente messo in questione, perché che diavolo sta succedendo in quel film?

Integrando un milione di riferimenti ai videogiochi, e alla cultura dei videogiochi, nella nattazione, Scott Pilgrim ancora la storia al mondo reale. Dal Giovane Neil che gioca davvero a Zelda nella scena, alla collezione di vere consolle funzionanti e di giochi classici di Wallace, questo è un film che mette orgogliosamente in mostra i suoi riferimenti (attivate il commento delle curiosità per scoprirle tutte)

Come risultato, quando l'azione trascende in pieno nel territorio dei videogiochi, ha senso. Il cambio è guadagnato (Infatti, Wright in realtà ci dice che tipo di film sia Scott Pilgrim sin dall'inizio, con quella pulce nell'orecchio, il tema dell'Universal a 8 bit)

La struttura del film è assemblata vagamente nello stile di un videogame. Ogni momento della storia è un livello, con un boss da battere alla fine. Aggiungete il fatto che Gideon ha assemblato la Lega per questo proposito specifico, ed eccoci nel vero e proprio territorio dei videogiochi.

Di solito, i giochi classici posizionano il giocatore in modo da combattere attraverso un organizzazione per raggiungere il Boss finale. Lui o lei tipicamente combatte un mucchio di scagnozzi, come gli hipster nel Chaos Theater, o gli stuntman di Lucas Lee, prima di fronteggiare il boss alla fine del livello. Questo personaggio unico può essere extra forte da battere, o un qualche tipo di puzzle, per esempio, Scott batte Todd Ingram inducendolo con l'inganno a bere caffé e latte, facendogli perdere i poteri.

A capo del gioco o, in questo caso, del film c'è il boss finale, l'antagonista principale della storia. Questo personaggio richiede un combattimento più elaborato ed è, naturalmente, il più duro di tutti da battere. Questo è certamente vero per il diabolico Gideon che ha perso, tipo, due ore del suo tempo per assemblare la Lega e per cui Scott richiede un paio di tentativi per batterlo . echeggiando come i giocatori in genere non battano il boss finale la prima volta.

Battendo i boss e completando i livello, Scott deve guadagnare punti, conoscenze e strumenti lungo la strada che lo aiutino nella sua battaglia. Il film è più esplicitamente un film di videogiochi durante la sua battaglia finale con Gideon (prima che Wallace incoraggi il suo ex coinquilino a "Finish Him!" - un riferimento a Mortal Kombat). A parte l'uso della sua vita extra, Scott inoltre guadagna il potere dell'amore e dell'autostima professando pubblicamente il suo amore per Ramona ed essendo onesto con le donne della sua vita rispettivamente, mentre il Chaos Theater è letteralmente rappresentato come Livello 7. Gideon si potenzia prima del combattimento e scompare con la sua barra della salute.

D'altra parte, Stacey è giudicato T for Teen, un riferimento alle categorie di rating dei giochi ESRB, e un "KO!" di Street Fighter risuona ogni qualvolta i boss vengono sconfitti.  Audio è incredibilmente improtante per tutto, dai moltissimi piccoli esempi di temi di classici videogioci, all'evocativo score di Nigel Godrich.  Questo è particolarmente vero per le sequenze di battaglia quando i colpi sono contati e i le monete piovono, ricordando, in particolare, Street Gangs.

Il film presenta Scott completamente come uno “zero", semplicemente un tipo normale. Il personaggio eponimo potrebbe essere quindi visto come il veicolo del giocatore. Mentre si fa strada attraverso i livello, combatte boss e alla fine libera la ehm principessa catturata alla fine, il film incorpora vari elementi di Mario, Final Fight e, ovviamente, Zelda lungo la strada. 

Dai più palesi riferimenti - Scott che indossa una T-shirt Rock Band - a elementi più discreti - schegge di vetro riarrangiate per formare menù dei videogame - è chiaro che, nonostante Scott Pilgrim non sia tecnicamente un film di videogiochi, in molti modi è il film definitivo sui videogiochi.

Dunque, forse lo sbaglio che i registi hanno commesso prima è stato adattare i videogiochi con un grado di serietà non necessario, con una fuorviante convinzione che il prodotto finale non potrà essere possibilmente preso sul serio. Scott Pilgrim Vs The World è la prova che il pubblico accetterà una narrazione da videogiochi, non importa quanto surreale, fintanto che avrà senso nel contesto del gioco.

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE:birthmoviesdeath.com