Visualizzazione post con etichetta George Miller. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta George Miller. Mostra tutti i post

sabato 14 maggio 2016

Il regista di 'Mad Max' George Miller è fin troppo sano per essere un Genio folle


di Stepehen Galloway

Il presidente della giuria di Cannes — una scelta a sorpresa per l'influente ruolo — si apre su di un trauma infantile, sul bottino di Oscar di 'Fury Road', sul suo shock per l'esaurimento di Mel Gibson e l'avventurarsi nella commedia (sua moglie pensa che sia per provarle che è divertente)

"Caro George," inizia il messaggio. "Questo numero è ancora il tuo? Ed è questo il modo migliore per raggiungerti? C'è qualcosa che mi piacerebbe discutere con te …  I miei migliori auguri e felice anno nuovo. A bientot, Thierry."

"Thierry" era Thierry Fremaux, il capo del Festival del cinema di Cannes Film, e il 7 Gennaio, all'apice della frenesia della stagione degli oscar - una settimana prima che Mad Max: Fury Road sarebbe stato inondato con 10 nomination all'Oscar e quattro mesi prima dell'evento in Riviera fosse in preparazione - stava raggiungendo Geroge Miller per chiederli se il regista Australiano sarebbe stato presidente per la giuria di quest anno.

"Io dissi, 'Oh, Mi piacerebbe molto!' " ricorda Miller, 71. "Chiesi a Margaret [Sixel, la sua compagna e montatrice], 'Che ne pensi?' Lei disse: 'Fallo, fallo, fallo!' "

È difficile immaginare un cineasta che, in superficie, incarni di meno la moralità d'essai di Cannes. Questo è un uomo che ha reimpostato il genere action, la cui visione propulsiva ha innalzato Fury Road allo status di blockbuster, incassando 378 milioni di dollari in tutto il mondo - più della maggior parte dei contendenti a Cannes messi assieme.

Ma sedere con lui in un ristorante di Sidney un pomeriggio di metà aprile, è difficile riconciliare questa figura benevolente con il maestro del caos controllato di Mad Max, un timoniere che definisce il termine "dinamico." Con i suoi occhiali rotondi da gufo e i suoi capelli grigi al vento, sembra più un accademico, o forse il dottore che è quasi diventato, piuttosto che l'oscuro maestro delle modifiche a raffica.

"Ho passato 140 giorni o più con lui, e lui è coerentemente quell'uomo buono," ha detto Charlize Theron, una delle star del suo Fury Road. "Penseresti che le persone che realizzano questi film, spinti dal testosterone e dalla velocità e dalla rabbia, sono semplicemente dei duri; ma c'è una gentilezza in George e un modo di parlare delicato."

Un estremista nel suo lavoro, Miller è un conservatore nel suo stile personale: indossa una camicia bianca e un blazer blu e possiede solo uno smoking, che ha comprato 35 anni fa. (È combattuto se comprarne o meno un altro per Cannes.)

Quando gli viene chiesto riguardo alla recente controversia #OscarsSoWhite, è così diretto: "La mancanza di diversità è triste," dice. "Non c'è dubbio che ci fossero interpretazioni e film con un cast prevalentemente Afro-americano che meritavano di essere lì tanto quanto ogni altro film lì presente."

È felice di parlare di libri tanto quanto di film (preferisce i libri non di fiction e sta leggendo The Road to Ruin, su di un ex primo ministro Australiano,avendo appena finito la biografia scritta da Robert K. Massie Catherine the Great: Portrait of a Woman). È inoltre pronto a discutere le abilità di sua moglie nel giardinaggio tanto quanto del suo stesso talento.

Theron e Miller sul set di Mad Max:Fury Road “Lei è incredibilmente disciplinata,” dice Miller. “Sempre la prima sul set e molto, molto chiara riguardo a ciò che vuole fare e senza timore riguardo alle sue opinioni." 
"Lui è un grande lavoratore, e pensa davvero profondamente," dice Sixel, con cui ha due figli, rispettivamente di 15 e 20. (Lui inoltre ha una figlia più grande da un precedente matrimonio.) Quindi lei ride. "Ma per un sacco di tempo, se ne sta disteso nel suo letto."

La coppia, che è stata assieme per un quarto di secolo, lavora in un vecchio cinema di Sidney, dove Miller si circonda con colleghi di una vita, incluso uno dei suoi tre fratelli, Bob Miller, e Doug Mitchell, il suo partner nella Kennedy Miller Mitchell company. (Il suo altro partner, Byron Kennedy, morì in un incidente di elicottero 1983.)

Anche se vive lontano 7.500 miglia, Sixel dice che Miller è "completamente affascinato" dalla politica americana e segue ogni giorno il processo delle elezioni presidenziali in corso. Inoltre si tiene a prudente distanza da Hollywood e sa poco riguardo il funzionamento interno della sua casa da lungo tempo, Warner Bros. Ma dice, senza elaborare, che"ci siamo ritrovati nella competizione," quando tre alti dirigenti furono considerati come presidente dello studio, un lavoro che alla fine andò a Kevin Tsujihara.

Lui è franco riguardo alcune delle persone controverse con cui ha avuto a che fare, incluso l'originale Mad Max, Mel Gibson.

"Ogni volta che lo vedo, gli voglio sempre bene," dice. "Ma mi ricordo di aver ascoltato quei nastri dove stava parlando alla sua ragazza [Oksana Grigorieva, con cui Gibson se la prese con rabbia vulcanica durante una chiamata che fu registrata e in seguito diffusa al pubblico]. Era completamente fuori controllo. C'era qualcosa di profondamente, radicalmente adirato. E io ero scioccato."

Raramente si intrattiene con le celebrità ma dice che fu impressionato dalla civiltà del più famoso cittadino d'Australia, Rupert Murdoch, con cui ha lavorato in passato.

"Finimmo a realizzare circa tre o quattro miniserie, e ogni volta che avevano successo, ci portavano fuori a cena," dice. "Ciò che era davvero interessante riguardo a Murdoch era: Lui era davvero molto educato. Ricordo che eravamo a cena, e a un certo punto qualcuno sussurrò, 'Faresti meglio a chiamare Rags.' Rupert "Rags" Henderson era l'editore capo del giornale rivale, questo duro guerriero della carta stampata, adesso vicino ai 90 anni e cieco. E Rupert, il suo arcinemico, lo chiamava ogni volta che era a Sidney, in segno di rispetto."

Quando Miller assumerà i suoi nuovi doveri a Cannes, avrà imparato da due precedenti periodi come giurato: nel 1988, quando una giuria guidata dal regista italiano Ettore Scola diede la Palma d'oro a Pelle alla conquista del mondo; e nel 1999, quando una giuria condotta dal canadese David Cronenberg l'assegnò al crudemente minimalista Rosetta.

"Era così interessante nel '88," dice Miller, descrivendo il funzionamento interno di Cannes per la prima volta, "perché c'erano state così tante storie riguardo alla manipolazione [dei voti] durante la Guerra Fredda." Persino considerando che aveva sentito storie riguardo a giurati del blocco comunista cambiare i voti sotto pressioni politiche, lui non lo vide mai. Un anno prima della caduta del muro di Berlino, dice: "Non c'era tutto. Fu completamente senza interferenze."

Inoltre rivela la sua visione dell'amore dei giurati per Rosetta, che non piacque a molti osservatori. "Fu mostrato nel penultimo pomeriggio," dice. "[Prima di allora] un numero di membri della giuria dicevano che si sentivano depressi perché niente spiccava davvero. Poi uscì Rosetta. È un film davvero cupo riguardo una giovane ragazza, completamente povera, che semplicemente farebbe qualsiasi cosa per un lavoro. Ma alla fine era così positivo nei confronti della vita. A un certo punto dell'ultimo pomeriggio, Cronenberg disse: 'Facciamo semplicemente una votazione per vedere dove siamo. Quale film pensate dovrebbe vincere la Palme d'Or?' In 49 secondi, ci fu un voto unanime per Rosetta. [L'allora capo del festival] Gilles Jacob disse, 'In tutti gli anni che sono stato a Cannes, non ho mai visto una decisione presa così rapidamente.'"

•••

Nella mattina del 28 febbraio , Miller si svegliò al Montage Beverly Hills hotel, pronto per andare agli Oscar.

"Ero sorpreso che avessimo [ottenuto] 10 nominations," dice, "e io non avevo alcuna aspettativa. Sapevo, essendoci già passato prima, di dover moderare davvero le aspettative. Le persone dicono, 'Vincerai!' e non ti succede. Stavamo facendo colazione, solo Margaret e Io, e [parlavamo di] cose davvero ordinarie. Margaret è qualcuno che non si trucca mai, ma decise che una truccatrice dovesse venire con noi. Lei comprò il vestito solo il giorno prima. Dissi, 'Margaret, perché non indossi lo stesso vestito che hai indossato ai BAFTA?' E lei rispose, 'Le persone mi vedranno.' "

Ore dopo, la coppia sedeva in una delle prime file a lato del Dolby Theatre mentre la cerimonia veniva preparata, chiacchierando con Louis C.K., che non sembrava sapere chi fossero fino a che il film iniziò a vincere premi. "Non riuscivamo a sentire molto," dice Miller. "Quindi non potevo sentire le battute di Chris Rock molto bene."


Miller e Gibson nel 1981 sul set di Mad Max Oltre la sfera del Tuono. “Era un attore puro,” dice Miller. “Aveva un carisma rozzo.”
Fu deliziato quando Sixel vinse l'Oscar per il montaggio e ammette che brevemente ebbe le palpitazioni mentre il film iniziava ad accumulare premi (ne vinse sei in tutto), solo per perdere il premio alla regia in favore di Alejandro G. Inarritu e il miglio film in favore di Spotlight. Entrambe le perdite lo lasciarono imperturbato.

Dopo di che, la coppia si infilò in una macchina con alcuni colleghi e si diresse verso il Vanity Fair party. Non erano stati invitati. "Quando Happy Feet vinse, dissero, 'Oh, puoi andare a qualsiasi party con l'Oscar,' " spiega Miller. E Margaret disse: 'Abbiamo un Oscar. Ecco l'Oscar.' " Quando arrivarono, una guardia di sicurezza guardò la statuetta con scetticismo, poi iniziò a controllarlo, centimetro per centimetro.

"I o dissi, 'Perché lo controlla così attentamente?' " ricorda il regista. "La guardia disse 'Abbiamo già visto due Oscar falsi.' "

•••

A 7 anni, Miller quasi morì.

Era nato a Brisbane figlio di immigrati greci. Suo padre lasciò la sua terra d'origine all'età di 9 anni da solo e cambiò il suo cognome da Miliotis, mentre la famiglia di sua madre arrivo in Australia come rifugiati dall'Anatolia. Miller è crecsiuto a Chinchilla, 200 miglia a nordovest di Brisbane, dove suo padre aveva un supermercato.

Un giorno nelle campagne vicine a Chinchilla, andò a cavalcare con tre amici e decise di sfuggire al caldo facendo un tuffo in un fiume lì vicino. "C'era un meraviglioso prato dall'altra parte, e dicemmo, ' Nuotiamo attraverso il fiume,' " ricorda. "Quello che non realizzavo era che il più grande dei ragazzi, che era uno dei più apprezzati sportivi a scuola, non sapeva nuotare." Quando Miller raggiunse il punto più lontano, si girò indietro per vedere il suo amico sparire sotto l'acqua. "Mi tuffai, pensando che potevo davvero nuotare bene, e l'avrei aiutato a uscire. E lo raggiunsi, e mi afferrò, e stavamo andando a fondo."

Dopo una lunga lotta, Miller perse conoscenza, ma un cowboy li vide e si tuffo con il suo cavallo, trascinando fuori i ragazzi. "Mi svegliai tossendo fuori acqua in questo posto davvero isolato," dice.

Morte, e un accresciuto senso della fragilità della vita, esistono come eternamente dati nella mente di Miller. Entrambi sono familiari a un ragazzo cresciuto nella campagna, dove la cena spesso sarà la più vicina gallina starnazzante.

La sua feroce e spesso fatalista immaginazione fu presente fin dalla giovanissima età. Parla di "terrori notturni" che ha sperimentato dopo essere stato mandato in collegio all'età di 11 anni, "queste sensazioni di aver fatto qualcosa di così irrevocabile, che non sai nemmeno cos'è, ma non puoi mai riprenderti da esse. Avevo un profondo senso di terrore. E c'erano sempre questi strani piccoli sogni, sogni ricorrenti di un uomo a cavallo cavalcando in un paesaggio desertico, e il paesaggio iniziava a muoversi e lui veniva inghiottito.

Miller finì per andare alla facoltà di medicina, ma lì iniziò a esplorare altri interessi. "Mi piaceva davvero studiare medicina, ma iniziai a vedermi nel divenire" disse. "Feci teatro e filosofia, e quello mi liberò. C'era una società cinematografica, quindi iniziai ad andare. Iniziai a dipingere come un pazzo."

Racconta un ricordo ossessionante dalla sua residenza a Sidney. Una notte, a seguito di un terribile incidente automobilistico, cinque persone furono portate d'urgenza al pronto soccorso. "C'era una ragazza che portarono dentro," dice. "Aveva una coperta di gomma avvolta intorno a se, e la sollevai e non potevo nemmeno capire cosa avrebbero dovuto essere le sue gambe, era schiacciata in maniera così grave." Cerco di inserire una flebo ma non poteva trovare una vena che l'avrebbe portata nel braccio, così la inserì nel collo. "Fu cosciente tutto il tempo," aggiunge. "Continuava a dire, 'Uccidetemi.' Un prete era lì, e continuava a strillare 'Dì che ti dispiace!' Non voleva che andasse al purgatorio o qualcosa di simile. Fu portata nella sala operatoria e morì quella notte."

Miller e Sixel, la sua montatrice e compagnia, ai Premi Oscar di quest anno, dove Mad Max: Fury Road ha vinto sei Oscar. Dice Miller, “Ci conoscevamo da molto tempo prima di innamorarci — fu attraverso il lavoro.”
Otto anni più tardi, lei ritornò in sogno. "La sua testa era separata dal corpo eccetto che per un filo di pelle," dice. "Stava dicendo, 'Uccidimi!' Non riuscivo a capire come potesse parlare."

I sogni, e il linguaggio dei sogni, pervadono i lavori migliori di Miller. a un certo punto in Fury Road, quando i suoi personaggi sono avvolti da una tempesta di sabbia, il cielo granuloso diventa rosso sangue, come se la loro vita emotiva avesse marchiato l'intero pianeta, lasciandosi indietro il naturalismo.

Miller si innamorò del cinema da bambino, quando entrava e usciva in continuazione dal cinema locale che proiettava di tutto dal Pinocchio del 1940 a la Cosa di un altro mondo del 1951, un film che i suoi genitori gli vietarono di guardare ma che si fece strada nei profondi recessi della sua immaginazione quando si intrufolò sotto il cinema e ascoltò ogni suono mentre la storia si dispiegava.

Mentre era all'università di medicina, aiutò suo fratello Chris a realizzare un corto. "Fu girato in un fine settimana," racconta. "C'era un clown alla Marcel Marceau su di una bicicletta, inseguito da cinque suore in motocicletta. Pensai che fosse davvero divertente." Fu affascinato nel vedere il film prendere vita nel montaggio e persino di più quando lo guardò di fronte a un pubblico. "Le risate non si spensero mai. Fu un momento talmente esilarante perché avvenne solo tramite il montaggio, e non me lo sarei mai aspettato. Mi fece davvero conoscere la nozione di ritmo"

Quando Chris vinse un posto per un corso di cinema di una settimana a Melbourne, George era determinato a parlare la sua entrata e si diresse verso la scuola nella sua moto Honda 90. Era a 500 miglia di distanza, e quando arrivò lì e disse all'amministratrice della scuola cosa aveva fatto, lei ne fu così impressionata (o scioccata) che consentì anche a lui di studiare lì.

Dopo aver fatto vari lavori sui set e persino come muratore, Miller, all'età di 31 anni, raccolse i soldi per realizzare il film a basso budget Mad Max. L'attore James Healey era stato la scelta originale di Miller per il ruolo di Max, ma Healey rifiutò, e Mel Gibson fece una buona impressione in un provino. Nel film, lo stile del regia era tratteggiato come pienamente formato, un cinetico, esplosivo assalto ai sensi. Con la sua telecamera inferocita e  il montaggio alla frazione di secondo, contrapponeva un futuro cupo con una eccitata, vertiginosa gioia nell'essere vivo.

"Persino nei momenti tranquilli, c'è movimento," dice Courtenay Valenti, executive vp creative development and production presso Warner Bros. "Non c'è mai una stasi raggiunta. Sta sempre cercando di spingere il cinema così che il pubblico si possa connettere a un livello profondo e viscerale con i suoi personaggi."

Questo, dice Miller, "è qualcosa che stavo facendo senza pensarci su. Inconsapevolmente, stavo cercando di creare l'illusione di uno spazio tridimensionale. Ma ci vuole molto per muovere la videocamera e poi coordinare quei movimenti con gli attori perché hai molte più parti mobili." Il film divise nettamente la critica - il The New York Times lo definì "orrendo e incoerente, e mirato , probabilmente in modo accurato, al pubblico più di bocca buona" - ma due decenni più tardi, il giornale lo mise in una lista dei migliori film mai realizzati.  Nel frattempo, il pubblico adorò il film, che alla fine incassò più di 100 milioni di dollari.

Fu seguito da due sequel (Interceptor - Il guerriero della strada del 1981 e Mad Max - Oltre la sfera del tuono del 1985) e poi realizzò film completamente diversi come la commedia nera Le Streghe di Eastwick (1987), il dramma L'Olio di Lorenzo (1992), Babe- Maialino coraggioso e il premio Oscar Happy Feet.

Nel 2001, ritornò a Mad Max in uno sforzo abortito che lo rimise in squadra con Gibson. "Eravamo a circa 11 settimane dalla pre-produzione," dice. "L'accordo non fu mai finalizzato, e poi accadde l'undici settembre, e da un giorno all'altro tutto cambiò."

Tom Hardy, che prese il ruolo di Max in Fury Road quando Miller ritorno alla serie nel 2014, " se ne fece un punto d'onore di riunirsi con Mel a cena, una sorta di passaggio del ruolo," dice, fermandosi per formulare i suoi pensieri su Gibson in parole. "E fu Tom che disse: 'Puoi scommettere che per quanto male si senta riguardo all'altra persona [Grigorieva], si sente peggio nei confronti di se stesso. Un profondo senso di rimorso.' Non ho mai parlato a Mel riguardo a come si senta riguardo quei momenti, e non l'ho mai visto quando era giova, l'ho visto avere parecchi guai con l'improvvisa adorazione."

•••

Dopo la pazzia a Cannes, Miller ritornerà al lavoro che ama e allo stile di vita che è comodamente rimosso da troppa confusione.

Il cineasta è a buon punto nella scrittura di una nuova sceneggiatura ma preferisce di non rivelare il titolo o la trama. ("George dice che io non penso che lui sia divertente," dice Sixel. "Sta scrivendo una commedia solo per provarlo.") Questo sarà il suo prossimo progetto, spera, su di una scala molto più piccola di Fury Road.

Intende dare un seguito a quest ultimo, usando una sceneggiatura già scritta o un adattamento di un romanzo del co-sceneggiatore Nick Lathouris: "C'è una forte possibilità [che io lo diriga], ma non sarà il successivo."

Sta aiutando due giovani cineasti con i loro documentari e sta assorbendo il lavoro di altri. In particolarmente ammira Breaking Bad. "Quando le persone mi chiedono, 'Dovrei andare a una scuola di cinema?' lui gli risponde: "Guarda, la cosa migliore che puoi fare è sederti e guardare le 63 ore di Breaking Bad per 10 volte e ogni volta concentrarti su uno degli elementi - la scrittura, le riprese, lo svolgimento della storia, la recitazione, la musica, il sonoro"

La sua apertura alle idee delle altre rimane intatta, il suo intelletto spazia tra politica e medicina, storia e tecnologia. Parla con un contagioso piacere sull'ascoltare il ragtime di Eubie Blake, così come fa per il lavoro di Buckminister Fuller, un uomo che sentì parlare per la prima volta quando Miller era ancora uno studente.

"Andai a una sua lezione nel 1968 o nel '69," dice. "Quelle due ore aprirono completamente le porte della percezione. Erano su cose con cui stavo combattendo in modo inetto, una visione del mondo che non potevo articolare. Fino a quel momento, avevo sempre sentito che stavo facendo ciò che ci si aspettava da me. Ero ancora un bravo ragazzo. Poi lui disse, da qualche parte nel mezzo della sua lezione . suona molto semplice - 'Io non sono un sostantivo. Io sembro essere un verbo.' Andò avanti a dire che il processo evolutivo è una funzione integrante dell'universo. E in quelle tre o quattro frasi, descrisse chi siamo come umanità."

è una descrizione che si applica tanto al lavoro di Miller tanto quanto a qualsiasi sforzo umano, una spinta in avanti, una fede nell'infinito e benedetto cambiamento, che può essere avvertito in ogni inquadratura dei suoi film. "Tutto è dinamico," dice, attingendo a Fuller. "Tutto cambia, niente è statico. Questa è la grande cosa: Tutto è verbo."

TRADUZIONE a CURA di DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE: hollywoodreporter.com/


giovedì 10 marzo 2016

Le storie più folli sulla realizzazione di Interceptor e Mad Max Il guerriero della Strada



di Abhimanyu Das

A una settimana da oggi (ndt da quando è stato pubblicato l'articolo originale), Mad Max ritornerà sui nostri schermi in Mad Max: Fury Road. Ma quel guerriero della strada sopravvissuto post apocalittico non sarebbe in giro oggi se non fosse stato un due incredibili film, decenni fa.  Ecco tutti i fatti più bizzarri che non avete mai saputo riguardo la realizzazione di Interceptor e Il guerriero della Strada. In più un video esclusivo!

Interceptor (1979):

Ispirazione:

Il regista George Miller è cresciuto in una piccola cittadina nel Queensland, Australia dove ha visto un sacco di incidenti automobilistici. La sottocultura attorno alle auto e alla violenza divenne presto soggetto di preoccupazione per lui, specialmente dopo che perse tre amici in incidenti mentre era teenager. In seguito, come dottore che lavorava in un pronto soccorso, avrebbe visto numerose vittime di incidenti stradali, praticamente quotidianamente. Queste preoccupazioni e queste immagini si accumularono per fornire il materiale grezzo per il film. Come l'ha messa Miller in un intervista del 1979 con Cinema Papers, “Gli Stati Uniti hanno la cultura delle pistole, noi abbiamo la nostra cultura delle auto.” 

Un altra principale ispirazione fu Arancia Meccanica di Anthony Burgess, che scoppiò nel peculiare dialetto della gang di Toecutter. Miller voleva evitare dialoghi che suonassero contemporanei e, con l'aiuto di un giornalista irlandese ossessionato dai film chiamato James McCausland che aveva incontrato a una cena, scrisse una sceneggiatura cosparsa di prosperità di altre lingue .

Il passato medico di Miller tornò utile nella raccolta dei fondi per il film. I fondi pre-produzione furono ottenuti parzialmente tramite guadagni derivanti da tre mesi di lavoro intensivo come medico d'emergenza ambulante (con il produttore Bryon Kennedy come suo autista). Nel processo, inoltre raccolsero molti aneddoti da vittime di incidenti stradali e li incorporarono nel film. 

Fonte: Cinema Papers, Issue 21 (May-June 1979)


Casting:

L'allora sconosciuto Mel Gibson fu scritturato quando accompagnò il suo amico dalla scuola di teatro/coinquilino Steve Bisley (che ottenne il ruolo di Goose) all'audizione. La sua faccia era gonfia e cosparsa di lividi, grazie a una rissa tra ubriachi in cui si era andato a cacciare una settimana prima. L'aspetto malconcio intrigò gli agenti del casting ("Stiamo cercando dei Freaks") che scattarono delle Polaroid e gli chiesero di ritornare una volta guarito. Quando ritornò settimane più tardi, i produttori non lo riconobbero fino a che non indicò la sua Polaroid sulla lavagna del casting. Ottenne la parte dopo aver conquistato le persone nell'ufficio casting con una barzelletta, e aver confermato che poteva certamente guidare. 

Stranamente, c'è un pettegolezzo che questa storia particolare sia solo un mito architettata da Gibson e che il suo look da belloccio fosse il fattore decisivo che gli fece ottenere la parte. C'è una versione della storia del casting che vede semplicemente Miller andare a uno spettacolo in cui Bisley e Gibson erano interpreti, ed essere conquistato dalla fisicità di Gibson e dalla chimica della coppia sulla scena. 

Data la sua preoccupazione per il Cattolicesimo durante la sua carriera, inoltre non è una sorpresa che Gibson sia ritornato al ruolo due volte. Terry Hayes, co-autore de Il Guerriero della Strada, disse che quando parlò per la prima volta a Gibson riguardo al suo ritorno per interpretare Mad Max Oltre la Sfera del tuono, lui descrisse il personaggio come "Gesù in cuoio nero." 

Fonte: Hero Complex


George Miller era preoccupato che non avessero i soldi per assoldare il veterano della Royal Shakespeare Company Hugh Keays- Byrne per interpretare il cattivo, Toecutter. Dopo molto su e giù, Keays-Byrne accettò di aggregarsi al cast ma solo se avesse potuto portare con se il gruppo di attori che avrebbe interpretato la gang di Toecutter. Miller non aveva i soldi per pagare il volo a tutti da Sidney  quindi pagò affinché le loro moto (tutte Kawasaki) fossero spedite da Sydney via treno.

Keays-Byrne e la sua coorte quindi fecero in moto tutta la strada da Sydney a Melbourne, dove il film era girato. Abbastanza stranamente, il viaggio divenne un involontario metodo di preparazione in quanto i giorni sulla strada li aiutarono a legare e a entrare nello stato mentale di una gang di biker. Miller inoltre aveva un accordo con la polizia locale, dando a ogni attore una lettera su carta intestata dello studio, che certificava che loro erano con la produzione. Questo gruppo inoltre visse separato dagli attori che interpretavano i poliziotti (che erano beffardamente chiamati "i bronzi")- e in alloggi di qualità inferiore. Questo era un modo inventato da Miller, per aiutare a creare tensione sia davanti alla camera che sul set. Secondo Keays-Byrne, erano perpetrate un sacco di "attività illegali" e le lettere dello studio erano praticamente dei "esci fuori gratis di prigione."

Fonte: Empire Magazine, October 2002

Produzione:

Grazie al magro budget di 350,000 dollari, molti aspetti della produzione furono messi assieme al volo. Veri bikers— inclusi membri di un biker club chiamato the Vigilantes come anche il capitolo locale degli Hell’s Angels—furono usati in molte scene d'azione. Alcuni di questi bikers—come anche alcuni autisti— vennero pagati in 'slabs' (slang per pacchi da 24) di birra.

Art director Jon Dowding rubò la segnaletica e gli oggetti che possono essere visti fuori del negozio dove Jessie prende il gelato, fuggi con essi nella mattinata e li riportò di notte dopo che la scena fu completata.

Dato quanto costoso fossero i costumi di cuoio, solo Gibson e Bisley indossarono cuoio autentico. Tutti gli altri indossarono vestiti in vinile.

La maggior parte del film fu girata usando una vecchia lente malconcia che Sam Peckinpah aveva usato una volta per The Getaway. Miller stesso è andato oltre ciò che generalmente ci si aspetterebbe da un regista. Personalmente spazzò via il vetro dalla strada dopo che le scene furono completate. Montò il film a mano nella sua cucina. Sacrificò persino il suo vecchio Mazda Bongo, Il van blu visto distrutto nell'inseguimento iniziale.


A dispetto del budget ristrettissimo, comunque, Miller e compagnia si basavano tutti sulla verosimiglianza. Molte delle scene d'azione furono girate a velocità reali. La scena del contachilometri di Goose che segna 180 km/h è reale, filmata dal coraggioso DP David Eggby mentre era aggrappato dietro una moto con una telecamera da 35mm.

Dati tutti i rischi corsi dalla troupe, è ironico che molte delle ferite più gravi sofferte durante la produzione non ebbero luogo mentre si filmava. Lo stuntman principale Grant Page (pagato in tutto 1000 dollari a settimana per il suo lavoro nel film) e Rosie Bailey, l'attrice originariamente scritturata come la moglie di Max, stavano correndo sul set su di una moto, cercando di fare una ripresa mattiniera Gli fu tagliata la strada da un autocarro e schiantarono la moto. Entrambi si ruppero le gambe, il che fece rimpiazzate Bailey da Joanne Samule e fece mettere da parte Page per un po'.

Nonostante la gamba rotta, Page comunque eseguì alcuni dei più impressionanti stunt nel film, incluso un o in cui salta l'Interceptor attraverso un caravan durante l'inseguimento iniziale. Un'altro stuntman—Gerry Gauslaa—infranse un record mondiale quando guidò la sua moto a quattro cilindri per 28 metri e saltò da essa a mezzaria.

Poi ci furono le riprese della morte di Nightrider, quattro secondi sullo schermo che presero tre giorni per essere filmati. Il processo coinvolse l'uso di un razzo vettore militare per spingere l'Holden Monaro truccato alla velocità di 120 km/h per 36 metri prima di terminare nel feroce scontro richiesto.  All'epoca in cui le riprese erano finite, quattordici veicoli erano stati distrutti e ogni schianto era stato girato in un ciak. Gli stunt erano così impressionanti che suscitarono un po' di gelosia professionale negli ambienti internazionali - c'era un gossip diffuso in seguito da stuntmen americani che un motociclista fosse stato ucciso nella ripresa durante la sequenza del ponte dove un biker viene colpito alla testa da una moto volante. Grant Page vorrebbe che tu sapessi che non è vero.

Fonte: Mad Max DVD commentary, Empire Magazine article


I Veicoli:

L'Interceptor gialla di Max era una  Ford Falcon XB sedan del 1974 con un motore da 351 pollici cubici Cleveland V8.  il “Big Bopper” di Roop e Charl era anche un Falcon del 74 ma aveva un 308 pollici cubici V8 invece di un 351. Entrambi erano macchine della polizia Vittoriana dismesse. La famosa Pursuit Special nera di Max era una Ford XB Falcon GT351 del 1973, modificata dal gruppo di meccanici di Murray Smith, Ford Australia di Peter Arcadipane, e altri. Modificazioni includevano il non-funzionante compressore (aggiunto per il suo fascino estetico) e il frontale del Concorde, un accessorio relativamente raro che in seguito diventò pubblico grazie alla sua crescente popolarità. Dopo che le riprese furono ultimate, la macchina fu portata in giro per il paese come parte della campagna promozionale del film e, in seguito messa in vendita. Non ci furono acquirenti interessati, e ritornò sotto le cure di Murray Smith. 

Molte delle mote usate nel film erano Kawasaki Kz1000s donate da un concessionario locale chiamato La Parisienne. 

Fonte: Mad Max Movies


Il Guerriero della Strada (1981):

Ispirazione:

L'ispirazione principale per il sequel derivò direttamente dalla ricezione del primo film. Miller trovò che Mad Max sembrava tardursi similmente attraverso le culture, sovrapponendosi sulla motologia di ogni paese in cui era popolare. Come ha spesso osservato, i Giapponesi lo equiparavano ai film di samurai, gli Europei lo avrebbero comparato agli spaghetti wester e via così. Miller realizzò che nel realizzare il primo film, aveva - inconsapevolmente - reiterpretato una qualche universale definizione di eroismo.

Per il secondo film, decise di esplorare ulteriormente quel concetto e, questa volta, volontariamente. Questo sforzo lo condusse all'Eroe dai Mille volti di Joseph Campbell, un libro sulla figura dell'eroe classica che ha trasceso differenze storiche e culturali. Miller credeva che il cuore del successo del primo film fosse riassunto precisamente nel libro di Campbell. “Quindi decidemmo di espanderlo,” ha detto Campbell in un intervista per Films in Review. “Decidemmo di vedere se potevamo creare un vero eroe.” 

Fonte: Films In Review, “George Miller” by Pat Broeske


Personaggi:

Parte della strategia di pre-produzione di Miller era di preparare storie di background per tutti i personaggi. La backstory di Lord Humungus era che lui era un alto ufficiale orribilmente sfigurato e un fine stratega. Wells ricorda che “Wez era un veterano del Vietnam che aveva combattuto lungo molte battaglie...Lo consideravo un innocente spazzato via in tutto questo, che difendeva ciò in cui credeva.” Bruce Spence  disse che lui e Miller immaginavano Gyro Captain come "venale, un chiacchierone assolutamente senza dignità...Sembravamo d'accordo che lui potesse essere un venditore di auto usate o un consulente di Pubbliche relazioni. Se George Bush Jr. fosse stato in giro all'epoca, probabilmente l'avrei modellato su quel bastardo!” 

Fonte: Hot Dog Magazine: “Still Crazy After All These Years” by Pavel Barter

Fantastic Films #30, “Mad Max 2: The Road Warrior” by Blake Mitchell and Jim Ferguson


Produzione:

Il film fu girato nell'inverno del 1981 in una remota cittadina mineraria chiamata Broken Hill, a 800 miglia a ovest di Sydney. La riserva di minerali della cittadina era finita, causando il trasferimento di molta della popolazione . Questo la rese una fonte non solo di alloggi a buon mercato ma diede una certa aria di desolazione post apocalittica che non poteva essere replicata in uno studio. Il risultato fu una città fantasma resa surreale da dodici settimane di occupazione da parte di una gang di gente del cinema scapigliata e desiderosa di adrenalina.

Mel Gibson sgattaiolava nella città nella sua Mini, indossando (per qualche ragione) ciabatte, un ostentazione che gli abitanti della città trovavano strana ma a cui si abituarono presto. Inoltre si abituarono a uomini mezzi nudi che gironzolavano in tenute sadomaso. Virginia Hey, l'attrice che interpretava la guerriera, ricorda l'arrivo nella città nel mezzo di una tempesta, solo per essere accolta dalla vista di Vernon Wells andandosene in giro un una nuvola di polvere con una cresta da punk e le chiappe in bella vista Comparse furono reclutate nella popolazione locale ma, apparentemente, non tutti sapevano delle riprese. Un postino una volta bruciò un segnale di stop mentre veniva filmato un inseguimento, solo per incontrare la gang di sciacalli punk e fuggire in preda al terrore.

Fonte: Hot Dog Magazine: “Still Crazy After All These Years” by Pavel Barter


Le Natiche:

Costume designer Norma Moriceau fu ispirata dall'offerta in vetrina a una boutique sadomaso che era attigua alla sua casa di Sydney. Molto del vestiario fu messo assieme lungo il corso di numerosi viaggi a rigattieri, negozi di seconda mano e vari outlet specializzati in cuoio. Moriceau originariamente voleva che il sedere di Wells fosse nudo ma un lembo si rese necessario, per via del suo bisogno di saltare su e giù dalla moto costantemente. Gibson chiamava Wells "sedere a barometro" sul set. Perché? Wells ricorda, “quando le mie natiche diventavano viola sul set, mandavano tutti nel bus così potevamo riscaldarci.” 

Il suo non era l'unico fondo schiena blu in vista. I locali di Broken Hill avevano promesso tempo caldo attraverso la metà dell'anno ma non doveva andare così. Co-autore Brian Hannant ricorda, “abbiamo avuto forse sei o otto giorni caldi. Piovve; il vento era terribile. I costumi erano tutto pensati per un clima caldo, solo tanga per alcuni di loro. Non avevo mai visto così tanti sederi blu in vita mia. Davvero blu. Il negozio locale dell'esercito della salvezza non aveva più cappotti pesanti. Tutto ciò che vedevi sul set erano queste file di cappotti pesanti.” 

fonti : Hot Dog Magazine: “Still Crazy After All These Years” by Pavel Barter

Starburst Magazine, Vol 4, No. 9, “Mad Max 2” by John Baxter


Il cane:

Il cane di Max, (chiamato in effetti “Cane”) era un Queensland Heeler salvato da un canile RSPCA il giorno prima che fosse abbattuto. Cane si distinse prendendo una pietra in bocca  e lasciandola cadere ai piedi di Miller. Sfortunatamente, data la materia del film, venne fuori che Cane  era terrorizzato dalle auto. Il problema fu aggirato imbottendo le orecchie di Cane con il cotone durante le scene più rumorose. Inoltre trascorse il suo tempo sul set mostrando affetto per Bruce Spence ("Capitan Gyro") il cui personaggio avrebbe dovuto attaccare. Spence ricorda, “l'unico modo in cui avrei potuto farmelo saltare alla gola era giocare con lui per ore, facendogli mordere la mia sciarpa. Questo è quello che stava facendo quando la girammo.” Cane era gestito dalla stuntwoman Dale Aspin, che in seguito lo adottò. 

Fonte : Hot Dog Magazine: “Still Crazy After All These Years” by Pavel Barter

Fantastic Films #30, “Mad Max 2: The Road Warrior” by Blake Mitchell and Jim Ferguson

Gli Incidenti:

Il secondo film ha avuto la sua quota di stunt pazzi e incidenti spettacolari. Uno di questi incidenti è effettivamente nel film - una scena che includeva motociclista che si schiantava in una macchina, essere sbalzato dalla sua motocicletta, sbattere la gamba nella macchina e poi sfrecciare davanti alla telecamera Lo stuntman—Guy Norris— non era previsto che sbattesse la sua gamba sulla macchina. Sfortunatamente, all'impatto, la macchina si alzò nell'aria e impattò in pieno la gamba di Norris. Il poveretto aveva appena recuperato da una precedente ferita alla gamba e questo particolare incidente piegò la placca d'acciaio nella sua gamba di 20 gradi nella direzione sbagliata.  Una riproduzione a rallentatore della scena in effetti mostra la sua gamba a un angolo innaturale. 

Il giorno seguente, lo stuntman "Mad" Max Aspin girò una scena in cui speronò un veicolo a 80 Kmh attraverso un muro di macchine allo scasso e fece testa coda fino a un fosso. Eseguì lo stunt senza un graffio la prima volta ma, insoddisfatto del risultato, provò di nuovo. Questa volta, si ruppe una vertebra e un tallone quando la macchina si capovolse. 


Incidenti capitarono anche fuori dal set. La Stuntwoman Dale Aspin (la moglie di Max) si prese qualche giorno per lavorare su di un altra produzione. Cadde da un filo sospeso tra due edifici e fini per rompersi la stessa vertebra di suo marito.

L'incidente più insolito, comunque, non fu nemmeno correlato alle riprese. Lo Stuntman Kim Noyce era annoiato nel suo giorno libero e decise di andare in motocicletta fino al set per vedere cosa stava succedendo. Max Aspin ricorda, “Fuori nella pianura...sorpassò una carovana di cammelli...rallentò per salutare il carovaniere e dimenticò che i cammelli potessero non gradire il rumoroso motore su di giri della motocicletta  Uno di loro scalciò con entrambe le gambe e lo sbalzò in aria, rompendogli una caviglia. Il tipo era così imbarazzato che disse alle persone che si era schiantato con un auto a 140 kmh.” 

Fortunatamente, lo stunt più pericoloso dell'intero film - il ribaltamento della cisterna nella scena clou- andò liscio senza incidenti. Dennis Williams, il guidatore del camion, non gli fu consentito di mangiare per 12 ore prima che la scena fosse girata, una precauzione pensata per ridurre potenziali complicazioni se avesse dovuto essere portato di urgenza nella chirurgia d'emergenza. Un elicottere e un ambulanza era in allerta e molti membri della produzione rifiutarono di guardare. Era qualcosa che Williams non aveva mai fatto e doveva essere fatto in un solo ciak. Fortunatamente per tutti quelli coinvolti, ce la fece. 

Fonte: Starburst Magazine, Vol 4, No. 9, “Mad Max 2” by John Baxter

Truckin’ Life Magazine, “Lights, Camera, Action...Roll ‘Em” by Mark Gibson


L'auto:

La stessa 1973 Ford Falcon nera che era stata usata nel prima film fu riportata nel secondo.  Kennedy e Miller riacquistarono l'auto per la nuova produzione e la fecero modificare ulteriormente, aggiungendo un grande serbatoio di gas nel retro mentre gli davano un look malconcio in genere. Grazie al più ampio budget per Il Guerriero della Strada, la produzione si poteva permettere un duplicato dell'auto. Fu usato per molte delle sequenze di guida mentre quella originale in molti degli interi e piani ravvicinati. Fu il duplicato che venne distrutto quando la sceneggiatura richiese la demolizione della macchina di Max. L'originale rimase intatta e passò di mano parecchie volte lungo gli anni. Ha passato un po' di tempo nel Cars of the Stars Motor Museum e, secondo madmaxmovies.com, è adesso parte della Dezer Collection in Florida. I fan da allora hanno costruito centinaia di repliche.

Fonte: Mad Max Movies

Fonti aggiuntive:

The Mad Max Movies by Adrian Martin

TRADUZIONE a CURA di:DAVIDE SCHIANO DI COSCIA
ARTICOLO ORIGINALE:io9.gizmodo.com